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Riforma Cartabia: cosa cambia ora che è legge

16 Giugno 2022 | Autore:
Riforma Cartabia: cosa cambia ora che è legge

La riforma sulla giustizia diventata legge questa mattina porta con sé numerosi cambiamenti relativi al Csm, ma non solo.

A discapito degli emendamenti e delle critiche, alla fine la Riforma Cartabia ce l’ha fatta. Con 173 sì, 37 no e 16 astenuti il Senato ha approvato la riforma della giustizia sul Csm e l’ordinamento giudiziario, confermando il testo della Camera, che ora è ufficialmente legge. Dopo mesi di discussioni, affondi, difese e promozioni, le novità proposte dalla ministra Cartabia sono finalmente state approvate. Ma cosa cambia ora?

In breve, i punti rilevanti relativi alla riforma sono, tra le altre cose, un sistema misto per l’elezione dei togati al Consiglio superiore della magistratura e nuove regole sulle nomine ai vertici degli uffici giudiziari. È stato ufficialmente messo un freno alle porte girevoli tra politica e magistratura, con il divieto di esercitare in contemporanea funzioni giurisdizionali e ricoprire incarichi elettivi e governativi, prevedendo un solo passaggio di funzioni tra pm-giudice e viceversa e sono stati introdotti un tetto agli incarichi fuori ruolo e il «fascicolo personale» dei magistrati.

Ma andiamo per ordine e vediamo insieme cosa comporta questa riforma.

Riforma Cartabia: cosa cambia per il Csm

Il Consiglio superiore della magistratura torna a 30 membri: 20 togati (2 di legittimità, 5 pm e 13 giudici), 10 laici, più i 3 componenti di diritto: il presidente della Repubblica; il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione. Il sistema elettorale è misto e lascia la possibilità alle singole candidature individuali di emergere senza necessità di collegarsi a liste. Si basa infatti su candidature individuali: ciascun candidato presenta liberamente la sua candidatura senza necessità di presentatori. Devono esserci un minimo di 6 candidati in ogni collegio binominale, di cui almeno la metà del genere meno rappresentato e se non arrivano candidature spontanee o non si garantisce la parità di genere si integra con sorteggio per arrivare al minimo dei candidati previsti (sorteggio previsto anche per riequilibrare le candidature del genere meno rappresentato). Questo sistema introduce elementi di imprevedibilità, e si rende più difficile fare calcoli e prevedere spartizioni, soprattutto per i posti proporzionali.

Riforma Cartabia: modifiche alle nomine degli uffici giudiziari

Per gli incarichi ai vertici degli uffici giudiziari, direttivi e semidirettivi, l’assegnazione si decide in base all’ordine cronologico delle scoperture, per evitare le cosiddette nomine a pacchetto. Si valorizza molto la formazione, si rendono trasparenti le procedure di selezione. Si prevede l’obbligo di audizione di non meno di 3 candidati per quel posto.

Riforma Cartabia sulla separazione delle carriere

La riforma introduce il divieto di esercitare in contemporanea funzioni giurisdizionali e ricoprire incarichi elettivi e governativi, come invece possibile oggi. Il divieto vale sia per cariche elettive nazionali e locali sia per gli incarichi di governo nazionali, regionali e locali. È previsto l’obbligo di collocarsi in aspettativa, senza assegni in caso di incarichi locali, per l’assunzione dell’incarico (oggi, almeno in alcuni casi, c’è cumulo di indennità con lo stipendio del magistrato).

I magistrati che hanno ricoperto cariche elettive di qualunque tipo al termine del mandato non possono più tornare a svolgere funzioni giurisdizionali: quelli ordinari vengono collocati fuori ruolo presso il ministero di appartenenza e altre amministrazioni ministeriali, oltre che presso l’Avvocatura dello Stato. Resta la possibilità di assumere funzioni non giurisdizionali presso le sezioni consultive del Consiglio di Stato, le sezioni di controllo della Corte dei Conti e l’Ufficio del Massimario della Cassazione. Per i magistrati amministrativi e contabili è prevista la collocazione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

I magistrati che si sono candidati in competizioni elettorali e non sono stati eletti per tre anni non possono tornare a lavorare nella Regione che ricomprende la circoscrizione elettorale in cui si sono candidati né in quella in cui si trova il distretto dove lavoravano, non posso assumere incarichi direttivi e svolgere le funzioni penali più delicate. Se provenivano da uffici con competenza nazionale (ad esempio la Cassazione), non possono svolgere funzioni direttamente giurisdizionali per tre anni. I magistrati con incarichi apicali dopo un mandato di almeno un anno, restano per ancora un anno fuori ruolo, ma non in posizioni apicali, e poi rientrano, ma per tre anni non possono ricoprire incarichi direttivi.

È poi previsto un solo passaggio tra funzioni requirenti e giudicanti nel penale, entro i 10 anni dall’assegnazione della prima sede (escluso quindi il periodo del tirocinio). Limite che non vale per il passaggio al settore civile o dal settore civile alle funzioni requirenti nonché per il passaggio alla Procura generale della Cassazione.

Riforma Cartabia sui magistrati fuori ruolo

Stretta sul numero dei magistrati fuori ruolo, oggi sono 200. Questo punto è un principio di delega e il nuovo numero si stabilirà con i decreti attuativi. Il fuori ruolo non è possibile prima di 10 anni di effettivo esercizio delle funzioni giurisdizionali, e neanche se c’è scopertura nell’ufficio di appartenenza. Inoltre deve intercorrere un periodo di tempo tra un incarico di fuori ruolo e l’altro. Il limite massimo è ridotto a 7 anni (con eccezione a 10 anni per organi costituzionali, di rilievo costituzionale, per organi di governo).

Riforma Cartabia sul fascicolo personale dei magistrati

Attualmente, ad ogni valutazione di professionalità (ogni 4 anni fino alla settimana valutazione) il magistrato deve produrre al Consiglio giudiziario, e poi al Csm, provvedimenti a campione sull’attività svolta e statistiche relative alle attività proprie e comparate a quelle dell’ufficio di appartenenza. Già è prevista l’esistenza di segnalazioni in caso di «significative anomalie». La riforma prevede l’implementazione annuale (non più ogni 4 anni) del fascicolo personale del magistrato già esistente, con la storia complessiva delle attività svolte. Il fascicolo contiene dati, non valutazioni di merito. Si propone di aggiornare il fascicolo in modo costante, seguendo anche l’iter dei vari provvedimenti. Si tratterà, dunque, di «una fotografia complessiva del lavoro svolto, non un giudizio sui singoli provvedimenti».



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1 Commento

  1. Per tutto quello che l’avv. Greco pubblica sulla rivista, dove si spazia in ogni settore della vita sociale oltre che nel campo giuridico e non, con spiegazioni semplici, chiare e concise tali da essere comprese da chiunque, sento di dover spontaneamente esternare quanto sia da me apprezzato il lavoro dell’Avvocato. Grazie.
    Riconosco all’avv. Greco, con suo gratuito impegno una funzione pubblica di interesse collettivo..

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