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Cartella esattoriale pagata a rate: si può contestare?

17 Giugno 2022
Cartella esattoriale pagata a rate: si può contestare?

Chi chiede la dilazione di pagamento può poi contestare un difetto di notifica della cartella o la prescrizione e presentare ricorso al giudice?

Si può contestare una cartella che si sta pagando a rate? Chi chiede la rateazione di una cartella esattoriale è perché teme che, in caso di omesso pagamento, il fisco possa pignorargli i beni. Ecco perché, il più delle volte, la domanda di dilazione viene presentata nei primi sessanta giorni dalla notifica della cartella: non perché dopo non sia più possibile farlo ma perché si teme che, spirato tale termine, divenendo la cartella definitiva e non più impugnabile, il Fisco potrebbe passare alla riscossione delle somme, ossia al pignoramento dei beni del contribuente (in realtà, ci mette molto più di sessanta giorni per avviare le azioni esecutive).

Ma che succede se, dopo l’accoglimento dell’istanza di dilazione, e magari il pagamento delle prime rate, il contribuente si accorge di qualche vizio che avrebbe potuto annullare la cartella? Si può contestare una cartella pagata a rate? Tutto dipende da che tipo di contestazione si deve elevare.

Nell’ambito dei normali rapporti privatistici, il pagamento di un debito o solo di una parte di esso costituisce tacita ammissione del debito stesso. Sicché, in un momento successivo, non è possibile sollevare contestazioni. Ad esempio, una persona che deve una somma a un’altra e la versa in anticipo non potrebbe, in un momento successivo, dire che il debito non era dovuto.

Con il Fisco però funziona diversamente: secondo la giurisprudenza, infatti, l’anticipato pagamento di una cartella esattoriale non pregiudica la possibilità di fare successivamente ricorso contro la cartella stessa. E ciò perché il contribuente potrebbe essere portato a pagare subito solo per evitare le peggiori conseguenze derivanti dal pignoramento dei propri beni. Conseguenze che il Fisco mette in atto – almeno a parole – decorsi sessanta giorni dalla notifica.

Ma quando è possibile fare ricorso contro una cartella già notificata e pagata a rate?

Innanzitutto, non devono essere decorsi i sessanta giorni dalla notifica. Infatti, se il termine è scaduto, qualsiasi tipo di opposizione è ormai tardiva. Al contrario, nei primi sessanta giorni si possono ancora sollevare vizi inerenti alla cartella come, ad esempio: l’omessa indicazione dei criteri di calcolo degli interessi, la prescrizione intervenuta prima della notifica della cartella, l’assenza dell’indicazione del responsabile del procedimento, ecc.

Non è invece possibile far valere un vizio di notifica, ossia sostenere che la cartella non è stata correttamente notificata al contribuente (magari è arrivata a un indirizzo sbagliato o vecchio). Difatti, sul punto, la Cassazione [1] ha detto che la richiesta di dilazione del pagamento costituisce una tacita ammissione di ricevimento della cartella: chi mai chiederebbe una rateazione su un debito di cui non conosce l’esistenza? Ragion per cui la richiesta di rateizzazione della cartella di pagamento è prova dell’avvenuta notifica.

La sezione tributaria ha precisato che, il contribuente che richiede la rateizzazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo, non può non avere avuto piena conoscenza di tale atto e, quindi, anche della cartella di pagamento con la quale lo stesso gli è notificato. È evidente che detta piena conoscenza costituisce l’imprescindibile presupposto logico-giuridico della richiesta di rateizzazione. Dunque, nel caso in cui il contribuente abbia richiesto la rateizzazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo, la contestazione in ordine all’annullamento della pretesa tributaria è, sì, possibile, ma non per vizi di notifica delle cartelle e sempre che «non siano scaduti i termini di impugnazione» delle cartelle di pagamento.

Infine, c’è chi vorrebbe sollevare la prescrizione del debito intervenuta nelle more dei pagamenti. Ma anche qui la contestazione non potrebbe essere accolta. E ciò per una semplice ragione: le dilazioni possono durare anche oltre 72 rate. Questo significherebbe che l’accoglimento della rateizzazione finirebbe per ritorcersi contro il Fisco, finendo per far prescrivere, nel frattempo, tutti i debiti.

Peraltro, ha anche detto la Cassazione, la richiesta di pagare a rate interrompe la prescrizione e la sospende per tutto il periodo in cui il pagamento avviene regolarmente. Solo appena si verifica l’interruzione dei pagamenti torna a decorrere da capo la prescrizione.

Ricordiamo che la prescrizione delle cartelle esattoriali è di:

  • 10 anni per i tributi erariali (Iperf, Iva, canone Rai, imposta di registro, Ires);
  • 5 anni per i tributi dovuti agli enti locali (Imu, Tari);
  • 5 anni per multe stradali, sanzioni amministrative, contributi Inps e Inail e, in generale, quelli dovuti alle Casse di previdenza;
  • 3 anni per il bollo auto;
  • 10 anni per le condanne al pagamento di tributi derivanti da sentenze.

note

[1] Cass. sent. n. 19401/22.


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