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Si può subire un processo penale dopo aver pagato la multa?

17 Giugno 2022
Si può subire un processo penale dopo aver pagato la multa?

Dichiarata incostituzionale la norma che non prevede l’assoluzione per chi ha già subito una sanzione amministrativa e, ciò nonostante, viene incriminato subendo una seconda sanzione penale.

Non capita di rado che, per la medesima violazione, la legge preveda sia una sanzione amministrativa di tipo pecuniario, sia una sanzione di carattere penale. Ci si è spesso chiesto però se tale previsione sia legittima o se non finisca, al contrario, per divenire eccessivamente repressiva e incostituzionale: può il trasgressore essere prima multato e poi processato per un reato, nonostante la condotta illecita sia la stessa? Si può subire un processo penale dopo aver pagato la multa?

La questione è finita sotto l’attenzione della Corte Costituzionale. La questione decisa dai giudici è inerente al diritto d’autore ma la stessa potrebbe essere applicata in altri ambiti come, ad esempio, la materia tributaria o quella societaria dove spesso si sovrappongono sanzioni penali e amministrative.

Il punto di partenza è il principio, di carattere costituzionale, secondo cui una persona non può essere processata – e quindi anche sanzionata – due o più volte per lo stesso fatto. Tale principio va sotto il nome di «ne bis in idem». Cosa significa ne bis in idem? Che un giudice non può pronunciarsi due volte sullo stesso fatto una volta che questo sia stato definitivamente risolto e deciso. Insomma, una volta che una sentenza diventa definitiva (perché non più appellabile o ricorribile per Cassazione) non può essere messa nuovamente in discussione. 

Detto ciò, è bene chiedersi se questo principio possa anche applicarsi all’aspetto meramente sanzionatorio.

Ebbene, secondo la pronuncia della Corte Costituzionale [1] qui in commento, la persona sanzionata in via amministrativa non può subire un processo penale per la stessa infrazione. È quindi illegittimo, perché contrario alla nostra Costituzione, il cosiddetto “doppio binario sanzionatorio”.

La pronuncia è importante in quanto non esiste alcuna norma che, in modo esplicito, prescriva tale regola e imponga al giudice penale di emettere un verdetto di proscioglimento o di non luogo a procedere nei confronti di chi abbia già pagato la “multa” amministrativa (seppur il termine “multa”, nel gergo tecnico, si riferisce solo alle sanzioni penali). Esiste solo l’articolo 649 del Codice di procedura penale che prescrive il divieto di sottoporre a un secondo procedimento penale una persona prosciolta o condannata per il medesimo fatto con una sentenza divenuta irrevocabile. Il tenore di tale norma fa quindi riferimento solo a due procedimenti penali, senza però riferirsi al caso di chi sia già stato sanzionato in via amministrativa e subisca dopo un processo penale (o viceversa). Di qui la pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato parzialmente illegittimo il citato articolo 649 nella parte in cui non prevede l’esclusione del giudizio penale quando la medesima persona è stata già sottoposta a un procedimento amministrativo, concluso definitivamente, per il medesimo fatto.

No quindi al processo penale per chi ha già subito una sanzione amministrativa (o viceversa), come del resto già sancito dal Protocollo n. 7 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Non si può iniziare o proseguire un processo penale a carico di una persona che è già stata sanzionata in via amministrativa per la stessa violazione. 

Viene però prevista un’eccezione quando, tra i due procedimenti, esiste una «connessione sostanziale e temporale sufficientemente stretta», tanto da rappresentare una risposta coerente e sostanzialmente unitaria al medesimo illecito. Si pensi al caso dell’abuso edilizio che è colpito tanto dalla sanzione penale conseguente al relativo reato, tanto da quella amministrativa costituita dall’ordine di demolizione. Si tratta, a ben vedere, di due sanzioni di natura diversa che mirano a eliminare ogni effetto del comportamento illecito.

Per la Corte la garanzia data dalla Convenzione ha come obiettivo quello di tutelare l’imputato non solo contro la prospettiva di una seconda pena, ma ancora prima contro la prospettiva di subire un secondo processo per il medesimo fatto: «e ciò a prescindere dall’esito del primo processo, che potrebbe anche essersi concluso con un’assoluzione. Lo scopo di tale garanzia è dunque «evitare l’ulteriore sofferenza, e i costi economici, determinati da un nuovo processo in relazione a fatti per i quali quella persona sia già stata giudicata».

Sul punto, però – precisa la Corte Costituzionale – sarà necessario un intervento del legislatore che ponga maggiori chiarimenti su tutti gli aspetti connessi.



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