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Quanto guadagnano i detenuti che lavorano in carcere?

31 Ottobre 2022 | Autore:
Quanto guadagnano i detenuti che lavorano in carcere?

Cos’è e come funziona il lavoro in prigione? Si può svolgere attività all’esterno? Com’è pagato il lavoro alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria?

Anche le persone condannate al carcere possono lavorare. Il lavoro all’interno del penitenziario consente ai detenuti di svolgere attività che, in futuro, consentiranno di reinserirsi nella società, magari acquisendo professionalità prima non possedute. Si pensi, ad esempio, al detenuto che, durante la sua permanenza in prigione, impari a cucire oppure a lavorare il legno. Quanto guadagnano i detenuti che lavorano in carcere?

Come meglio diremo nel prosieguo, chi lavora in carcere ha diritto a essere retribuito; tuttavia, la busta paga di un detenuto è di solito inferiore a quella di chi svolge la stessa mansione ma all’esterno, cioè da persona libera. A ciò si aggiungono le trattenute dello Stato, al fine di pagare una serie di spese come il mantenimento nel penitenziario, le spese processuali e l’eventuale risarcimento alla vittima. Quanto guadagnano i detenuti che lavorano in carcere? Scopriamolo insieme.

Detenuto: è obbligato a lavorare?

Ogni detenuto può prestare un’attività lavorativa durante il proprio periodo di reclusione. Non si tratta di un obbligo, ma di una possibilità che viene concessa a chi sta espiando la propria condanna in carcere.

Il lavoro ha una funzione risocializzante e deve favorire l’acquisizione di una formazione professionale adeguata al mercato.

La legge stabilisce che, ai fini del trattamento rieducativo, al condannato è assicurato il lavoro, salvo casi di impossibilità [1]. È il caso, ad esempio, del penitenziario privo di laboratori funzionanti perché danneggiati da una calamità naturale.

Lavoro in carcere: in cosa consiste?

Il lavoro dei detenuti può essere di tre tipi:

  • alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria;
  • alle dipendenze di soggetti esterni;
  • di pubblica utilità.

Analizziamo ciascuna tipologia.

Il lavoro alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria 

Il lavoro alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria può essere di tipo domestico, industriale e agricolo:

  • il lavoro domestico comprende i servizi relativi alla gestione quotidiana dell’istituto: pulizie, facchinaggio, preparazione e distribuzione dei pasti, piccoli interventi di manutenzione del fabbricato, attività di magazzino e alcune mansioni esclusive dell’ambiente penitenziario, come ad esempio lo scrivano addetto alla compilazione di istanze;
  • le lavorazioni industriali producono in gran parte forniture di vestiario e corredo, di arredi e quant’altro destinato al fabbisogno di tutti gli istituti del territorio nazionale. Si avvalgono principalmente di sarti, calzolai, tipografi, falegnami e fabbri e si svolgono in laboratori e officine presenti all’interno delle carceri;
  • le attività agricole occupano detenuti con varie specializzazioni, come apicoltori, avicoltori, mungitori, ortolani che lavorano nelle colonie agricole e nei tenimenti agricoli presenti negli istituti penitenziari.

Il lavoro alle dipendenze di soggetti esterni

La legge [2] prevede la possibilità, per imprese e cooperative sociali, di avvalersi di manodopera detenuta e di organizzare e gestire le officine e i laboratori all’interno degli istituti.

Per promuovere l’ingresso di attività esterne nelle carceri sono stati previsti degli incentivi per gli imprenditori, come la concessione in comodato gratuito dei locali e delle attrezzature già presenti nel penitenziario.

La legge offre benefici fiscali ai datori di lavoro che assumono detenuti pari a 520 euro sotto forma di credito d’imposta per ogni detenuto assunto, uno sconto del 95% sui contributi che il datore di lavoro versa allo stato per la pensione e l’assistenza sanitaria, benefici che si estendono ad un periodo di 18 o 24 mesi successivi alla scarcerazione.

Ai detenuti e agli internati ammessi al lavoro presso imprese esterne sono riconosciuti gli stessi diritti spettanti ai lavoratori liberi, con i limiti derivanti dagli obblighi relativi alla misura privativa di libertà.

Va infine specificato che il lavoro presso soggetti, pubblici o privati, diversi dall’amministrazione penitenziaria, può svolgersi anche all’esterno, cioè uscendo dal penitenziario e rientrando al termine dell’orario di lavoro.

Al lavoro all’esterno possono essere ammessi tutti i detenuti; gli ergastolani, però, devono prima aver scontato almeno 10 anni di pena.

Il lavoro di pubblica utilità

Il detenuto può infine accedere al lavoro di pubblica utilità, praticabile a titolo volontario e gratuito (salva la possibilità di prevedere un minimo di rimborso spese erogato dalla Cassa delle Ammende o dagli Enti presso cui viene svolto), a favore di istituzioni pubbliche o soggetti privati.

Le modalità con cui deve svolgersi il lavoro di pubblica utilità non devono comunque pregiudicare esigenze di lavoro, studio, famiglia e salute dei condannati e degli internati.

Qual è lo stipendio di un detenuto che lavora in carcere?

Secondo la legge [3], la remunerazione per i detenuti che lavorano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria è stabilita, in relazione alla quantità e qualità del lavoro prestato, in misura pari ai due terzi del trattamento economico previsto dai contratti collettivi.

Al contrario, le retribuzioni dei lavoratori alle dipendenze di soggetti esterni sono uguali a quelle dei lavoratori liberi.

Si registra, pertanto, una disparità di trattamento tra i lavoratori avviati presso aziende esterne (pubbliche o private) e quelli che lavorano nello stabilimento carcerario alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria.

Il datore di lavoro privato non può, però, retribuire direttamente il detenuto alle sue dipendenze: la paga deve in ogni caso essere versata alla direzione dell’istituto, al netto delle ritenute di legge e l’importo di eventuali assegni familiari.

Il lavoro di pubblica utilità è svolto, invece, in maniera gratuita.

In ogni caso, la retribuzione del detenuto è soggetta a un complesso di trattenute e prelievi: spese di mantenimento, risarcimento del danno alle vittime del reato, rimborso delle spese del procedimento ed eventuale risarcimento per danno arrecato alle cose mobili dell’amministrazione.

Alla fine, quindi, anche quando è ammesso al lavoro alle dipendenze di soggetti esterni, il detenuto percepirà sempre meno del lavoratore libero.


note

[1] Art. 15, l. n. 354/75.

[2] D.p.R. n. 230/2000.

[3] Art. 22, l. n. 354/75.

Autore immagine: depositphotos.com


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