Cronaca | News

La guerra delle fake news: anche così si fa propaganda

17 Giugno 2022 | Autore:
La guerra delle fake news: anche così si fa propaganda

Lo scontro Russia-Ucraina si combatte anche a suon di disinformazione e notizie false: purtroppo sui social si vede di tutto e si crede a qualsiasi cosa. 

Che sia un momento complicato  per l’informazione non è certo un segreto: il cittadino medio volente o nolente è bombardato di nozioni, link, post, opinioni, commenti. In televisione, chiunque si attribuisce il diritto di parlare senza ragione di tutto, sui social conoscenti, influencer e canali di informazione dicono la loro. Non esistono più luoghi e tempi per informarsi: è sempre qui, ora, tutto e (purtroppo) mediamente male e parziale. Ormai, più il tempo passa e più sembra difficile capire cosa sia vero e cosa sia solo mera disinformazione condivisa, se non si hanno i giusti strumenti o le adeguate competenze per farlo.

Un fenomeno in crescita che, dopo il Covid (quel virus che secondo alcuni in realtà non esiste ed è tutta un’invenzione per poterci iniettare acqua e zucchero spacciate dalle lobby del farmaco come vaccino guaritore) ha visto una nuova acutizzazione con lo scoppio della guerra in Ucraina. Dalla fine di febbraio, con l’inizio dello scontro armato, infatti, le notizie false stanno continuando a diffondersi creando allarmismo e una disinformazione tale per cui, in alcuni casi, si è giunti quasi a un punto di non ritorno. Soprattutto quando a creare queste fake news sono gli stessi Paesi che ne sono protagonisti.

«Le opinioni sono rispettate sempre, cosa diversa sono le fake news e la loro orchestrazione che, qualora accertata, potrebbe essere oggetto di un’attività di altro tipo. L’unico antidoto alla propaganda è la libera informazione, la libertà di espressione, un bene prezioso da salvaguardare sempre. Tutto ciò che è un diverso pensiero è una ricchezza»: ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Franco Gabrielli.

I campi di gioco di questa partita a colpi di notizie false sono Telegram, dove proliferano gruppi e canali con profili di contiguità con i movimenti antisistema no-vax/no-greenpass, ma anche la piattaforma Facebook e il social media Twitter, che si conferma cassa di risonanza per fake news e propaganda. È qui che viaggia la disinformazione filo-russa, stando a quanto riportato dal bollettino sulla minaccia ibrida desecretato giorni fa dal Copasir, su richiesta di Gabrielli dopo la fuga di notizie dei giorni scorsi.

Ripercorrendo gli ultimi mesi, le fake news sulla guerra sono quasi innumerevoli. Si potrebbe già definire tale l’intento russo di definire l’invasione un’ «operazione militare speciale» negando si trattasse di ciò che fin da subito è stata: una sanguinosa guerra che sta provocando migliaia di morti.

A ruota c’è, naturalmente, la tesi secondo la quale l’esercito russo non starebbe attaccando o uccidendo civili (ma starebbe invece semplicemente tentando di difendersi dalla furia della piccola Ucraina). Una tesi ripetutamente sostenuta da Mosca che è evidentemente falsa, e a testimoniarlo, purtroppo, ci sono gli stessi corpi di cittadini ucraini martoriati e abbandonati per le strade.

Grande dibattito c’è stato dopo l’attentato all’ospedale di maternità di Mariupol: per difendersi dopo l’accusa dell’attacco il Cremlino aveva raccontato che la struttura era piena di «neonazisti del Battaglione Azov». Non trovando alcun riscontro questa tesi, i russi avevano poi cercato di screditare una delle sopravvissute, negando la morte delle madri ricoverante in base all’apparizione sui social di una di queste, fortunatamente riuscita a scampare a una tragica fine (la quale, però, aveva poi confermato l’atrocità avvenuta a Mariupol).

L’insidia delle fake news si è poi diffusa anche in merito al massacro di Bucha: nonostante le immagini satellitari mostrassero cadaveri abbandonati a terra dopo il passaggio russo, nonostante le registrazioni geolocalizzate dei soldati del Cremlino che parlavano delle morti perpetrate, la Russia ha sempre smentito. Per Mosca le centinaia di cadaveri di Bucha altro non erano che manichini messi ad hoc per poter accusare la Russia dell’orrore compiuto, che «non c’erano» quando sono passati di lì i battaglioni russi.

Tra le ultime notizie annebbiate dalla disinformazione c’è quella dell’attacco alla stazione di Kramatorsk, quando due missili hanno colpito gli sfollati in attesa del treno. Poco prima su un canale Telegram era stato annunciato l’attacco missilistico filorusso nel Donbass, post cancellato subito dopo l’avvenimento del fatto. Nonostante l’evidenza la Russia ha sempre sostenuto di non essere responsabile, nonostante i missili fossero proprio quelli utilizzati dalle forze filorusse del Donbass. La tesi ufficiale, come sempre, era comunque quella di un’estraneità completa ai fatti.

La guerra delle fake news affonda i suoi colpi anche da parte ucraina: basti pensare che già a distanza di pochi giorni dall’inizio della guerra i canali ufficiali di Kiev annunciavano migliaia e migliaia di civili uccisi dai russi, quando secondo i dati dell’Onu erano solo poche centinaia.

Un altro eclatante caso è stato quello dei doganieri eroi. In sostanza, su un’isola del Mar Nero tredici doganieri ucraini avevano «mandato a farsi fottere» una nave da guerra russa. Da quel momento, le informazioni erano diventate frammentate e manipolate: il numero di presenze sull’isola era misteriosamente cresciuto e Zelensky quella stessa sera aveva annunciato che i russi avevano sterminato tutte le 87 persone che si trovavano sull’isola. Questi erano diventati eroi per l’Ucraina, patrioti che hanno difeso fino all’ultimo Kiev, erano state stampate spille e adesivi in loro memoria. I russi nel frattempo avevano sempre sostenuto che non fossero stati uccisi ma che si fossero solo arresi. Nessuno ci aveva creduto finché, qualche settimana dopo, i 13 (e non 87) prigionieri erano ricomparsi, utilizzati come moneta di scambio. Erano già stati santificati nonostante fossero ancora in vita.



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