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Editoriali Pirateria e diritto d’autore: la contraffazione aggrava la crisi economica?

Editoriali Pubblicato il 13 gennaio 2010

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> Editoriali Pubblicato il 13 gennaio 2010

Copyright: alcuni studi sostengono che la pirateria informatica e il filesharing provocherebbero la perdita di migliaia di posti di lavoro; si tratta però di indagini finanziate dall’industria dei contenuti, a tutela dei propri diritti d’autore.

MPAA, la celebre associazione degli Studios di Hollywood, dopo aver ammesso, un anno fa, la manipolazione di cifre e statistiche sugli effetti della pirateria sul mercato (tanto al fine di propagandare la lotta alla condivisione illegale nei campus universitari), è tornata sul delicato tema del copyright, per chiedere alla nuova amministrazione Obama un inasprimento delle sanzioni.

Dan Glickman, rappresentante dell’organizzazione, ha lanciato un monito sugli effetti che la pirateria potrebbe provocare sull’economia mondiale, soprattutto in un periodo di recessione come quello odierno.

Ma i dati sembrano dimostrare il contrario. “The Dark Knight”, per esempio, pur essendo stato, nel 2008, il film più scaricato da BitTorrent, è diventato contemporaneamente un blockbuster tanto al cinema quanto sul supporto ottico. Anche in Italia, i cali delle vendite sono più sulla carta che non nella sostanza ed il pubblico continua a dimostrare un acceso amore per le sale cinematografiche.

Ciononostante, il tema della pirateria resta sempre tra i più delicati argomenti da quando esiste il fenomeno internet. In Italia, i numerosi interventi legislativi (1) che hanno modificato la legge sul diritto d’autore (2) non sono riusciti a placare il focolaio di polemiche sorte a tutela degli interessi forti.

Per gli atti di pirateria (3), la legge italiana prevede una sanzione più o meno grave a seconda che vi sia o meno l’intento speculativo. Più precisamente, è punito con una semplice multa chiunque, in qualsiasi forma, metta a disposizione del pubblico un’opera dell’ingegno protetta, attraverso un sistema di reti telematiche.

Se invece l’opera dell’ingegno viene duplicata, riprodotta in pubblico o posta in commercio non per uso personale, ma per fini di lucro, il soggetto è punito con la reclusione e con una multa più onerosa.

Ha assunto risvolti interessanti una recente sentenza della Cassazione (4) che ha precisato che, per “fine di lucro”, deve intendersi un guadagno economicamente apprezzabile, all’interno di un’attività economica, che non può identificarsi con il risparmio di spesa derivante dall’uso di copie non autorizzate. La legge, dunque, non attribuisce rilevanza penale alla duplicazione, riproduzione, acquisto o noleggio di supporti che, seppur non conformi alle prescrizioni della medesima legge, sono effettuati per fini meramente personali.

Come sempre, tuttavia, non è tanto la legge a garantire la tutela dei diritti, quanto la sua applicazione o, nel caso che ci interessa, la sua concreta possibilità di attuazione. In altre parole, sebbene un illecito resti tale nonostante la sua ripetuta e generale esecuzione (5), il fenomeno della pirateria spicciola è così diffuso che, se si dovesse fare giustizia, i Tribunali dovrebbero smettere di lavorare al solo fine di incriminare l’enorme mole di internauti. Allo stesso tempo, le carceri dovrebbero liberare gli assassini per lasciare il posto ai nuovi pirati (sempre ammesso che ci sia abbastanza posto per tutti!).

Come dire: se non puoi sconfiggere un nemico portalo almeno dalla tua parte.

note

(1) Legge 18 agosto 2000, n. 248; D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68; legge 31 gennaio 2005, n. 7.

(2) Legge n. 633 del 1941.

(3) Qualificati dall’art. 144 L.d.A. come le contraffazioni e le usurpazioni di altrui diritti di proprietà industriale realizzate in modo sistematico e su larga scala.

(4) Cass. 9 gennaio 2007, n. 149.

(5) La costante e diffusa disapplicazione di una norma non ne comporta infatti l’abrogazione.


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