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Quando vanno in prescrizione i debiti con l’Agenzia delle Entrate?

26 Giugno 2022
Quando vanno in prescrizione i debiti con l’Agenzia delle Entrate?

Imposte e tasse: tutti i termini di prescrizione. Come far dichiarare la prescrizione e come annullare la cartella esattoriale. 

Tutti i debiti hanno una data di scadenza. Anche quelli con il fisco. La scadenza – che, in gergo tecnico si chiama «prescrizione» – non è uguale per tutte le tasse e le imposte ma varia in base ad esse. Peraltro, come avremo modo di vedere qui di seguito, le regole sulla prescrizione dei tributi valgono anche per le relative cartelle esattoriali emesse in caso di omesso pagamento. Con questa premessa, possiamo quindi verificare quando vanno in prescrizione i debiti con l’Agenzia delle Entrate, l’ente cioè deputato all’accertamento e al recupero delle somme che tutti i contribuenti devono all’Erario, ossia allo Stato. Non vi rientrano quindi i debiti dovuti agli enti locali (Province, Comuni, Regioni) come l’Imu e la Tari per i quali la prescrizione è sempre di 5 anni. Ma procediamo con ordine.

Quali sono i debiti con l’Agenzia delle Entrate?

I debiti con l’Agenzia delle Entrate si riferiscono unicamente a tasse e imposte dovute allo Stato centrale. Eccezionalmente, l’Agenzia delle Entrate si occupa della riscossione del bollo auto (ciò succede solo per la Sardegna e il Friuli Venezia Giulia) benché si tratti di un’imposta regionale. 

La differenza tra tasse e imposte, per quanto si tratti di due termini usati indistintamente nel gergo quotidiano, è abbastanza netta:

  • le tasse sono gli importi dovuti a fronte dell’erogazione di uno specifico servizio e che servono a finanziare il servizio stesso. A pagare le tasse sono solo coloro che usufruiscono del servizio a cui esse si riferiscono. È una tassa, ad esempio, quella per la raccolta di rifiuti, la cosiddetta Tari, la Tassa sull’occupazione di suolo pubblico, la Tassa di registro sul contratto di locazione;
  • le imposte invece non sono collegate a una specifica prestazione e, con esse, l’Erario provvede a finanziare in generale la spesa pubblica in favore della totalità dei cittadini. A pagare le imposte sono invece tutti i contribuenti, in proporzione alla rispettiva capacità contributiva. Tipici esempi di imposte sono quelle sui redditi (l’Irpef per le persone fisiche e l’Ires per le persone giuridiche). Anche se a molti sembrerà strano, anche il famoso Canone Rai è un’imposta perché non direttamente rivolto a finanziare la televisione di Stato, essendo piuttosto un prelievo collegato alla semplice detenzione di un apparecchio capace di captare le onde radiotelevisive. 

Quando vanno in prescrizione i debiti con l’Agenzia delle Entrate?

In linea generale, tutte le imposte e le tasse riscosse dall’Agenzia delle Entrate, e quindi dovute allo Stato, si prescrivono in 10 anni. Ma, come vedremo a breve, si è sviluppata una recente giurisprudenza che, in relazione a determinate imposte, ritiene che la prescrizione possa essere più breve.

Vediamo singolarmente ciascuna di queste ipotesi.

Quando va in prescrizione l’Irpef?

L’Irpef è l’imposta sui redditi che versano annualmente le persone fisiche, ossia i privati cittadini, e le società di persone (Sas, Snc e società semplici).

Secondo la tesi tradizionale, l’Irpef va in prescrizione dopo 10 anni a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui tale imposta è dovuta. Per esempio, l’Irpef del 2022 cade in prescrizione il 31 dicembre 2032, dieci anni esatti dopo il 1° gennaio 2023.

In 10 anni si prescrivono anche le cartelle esattoriali emesse a seguito dell’omesso versamento di tale imposta. Senonché, in tal caso, il termine inizia a decorrere dal giorno successivo alla notifica della cartella stessa.

Secondo tuttavia una diversa tesi, l’Irpef si prescriverebbe in 5 anni. Tale interpretazione si basa sulla regola contenuta all’articolo 2948 del Codice civile secondo cui si prescrivono in cinque anni i debiti da pagare almeno una volta all’anno (o entro frazioni più brevi). Ebbene, come noto, l’Irpef si deve pagare tutti gli anni e, pertanto, subirebbe la prescrizione quinquennale. Senonché – si è obiettato – il presupposto impositivo potrebbe variare di volta in volta, a seconda del reddito dichiarato, o addirittura mancare del tutto (si pensi a una persona che non abbia lavorato): sicché, non sarebbe vero che l’Irpef sia un’imposta fissa annuale come invece l’Imu, la Tari, il canone Rai, il bollo auto, ecc.

Cosa diversa dalla prescrizione dell’imposta è il termine entro cui l’Agenzia delle Entrate deve accertare l’inadempimento del contribuente e contestargli l’irregolarità. In particolare, la notifica degli avvisi di accertamento deve avvenire, a pena di decadenza, entro i seguenti termini:

  • in caso di redditi non dichiarati, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione relativa all’annualità d’imposta oggetto di accertamento;
  • se invece la dichiarazione non è stata affatto presentata, entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

Quando va in prescrizione l’Ires?

L’Ires è l’imposta che grava sulle società di capitali (Spa, Srl, Sapa). Anch’essa è un’imposta erariale da versare ogni anno. Vale quindi quanto detto per l’Irpef: l’Ires va in prescrizione dopo 10 anni che decorrono dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui l’imposta è dovuta. Lo stesso dicasi per la cartella esattoriale relativa all’omesso versamento Ires.

Quando va in prescrizione l’Iva?

L’Iva è un’imposta erariale di derivazione comunitaria. Anch’essa segue la regola generale della prescrizione in 10 anni decorrenti dall’anno successivo a quello d’imposta. Stesso discorso vale per la cartella esattoriale.

Anche in questo caso si è formata però una giurisprudenza minoritaria che ritiene che la cartella esattoriale relativa all’Iva si prescriva in 5 anni.

Quando vanno in prescrizione l’imposta di registro, di bollo e ipotecaria

Le imposte di registro, di bollo e ipotecaria sono di norma collegate ai passaggi di proprietà degli immobili e degli altri diritti reali (usufrutto, servitù, ecc.). 

L’imposta di registro ha una portata più ampia, dovendo essere versata per la registrazione degli atti come, ad esempio, la locazione.

Come tutte le imposte dovute allo Stato, anche l’imposta di registro, di bollo e ipotecaria si prescrivono in 10 anni.

Quando va in prescrizione il Canone Rai?

Comunemente chiamato «Canone Rai», l’imposta sulla detenzione di apparecchi radiotelevisivi è dovuta allo Stato e quindi cade in prescrizione dopo 10 anni.

Quando va in prescrizione il bollo auto?

Come anticipato, il bollo auto è un’imposta regionale, di norma quindi riscossa dalle singole Regioni. Alcune Regioni però hanno delegato tale compito all’Agenzia delle Entrate, ma ciò non ha trasformato la natura dell’imposta in questione. Dunque, vale la regola applicabile a tutti i tributi dovuti agli enti locali per i quali si applica la prescrizione breve. Risultato: il bollo auto si prescrive in tre anni, decorrenti dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui l’imposta è dovuta.

Quando vanno in prescrizione le altre tasse e imposte?

Giusto per completezza, ricordiamo che le imposte dovute a Comuni, Regioni e Province vanno in prescrizione dopo 5 anni e ciò vale anche per le relative cartelle esattoriali. Questa è dunque la regola per Imu, Tari, Tosap, ecc.

Come funziona la prescrizione?

La prescrizione è un fenomeno automatico, che si verifica al semplice decorso del tempo. Non richiede quindi un accertamento da parte di un giudice. In buona sostanza, decorsi i termini che abbiamo indicato sopra, il contribuente è già libero da ogni obbligo di pagamento.

Tuttavia, se un debito è prescritto e ciò nonostante il fisco – nel nostro caso, l’Agenzia delle Entrate – dovesse notificare al contribuente una richiesta di pagamento successivamente all’intervenuta prescrizione, tale atto andrebbe impugnato dinanzi al giudice affinché lo annulli. Diversamente, esso diventerebbe definitivo e dunque non più contestabile. Con la conseguenza che il destinatario dovrebbe ottemperare al pagamento se non vuol vedersi pignorare i beni.

Viceversa, se la richiesta di pagamento dovesse intervenire prima che il debito sia caduto in prescrizione, essa varrebbe come “atto interruttivo della prescrizione”: in pratica, il decorso della prescrizione si interromperebbe e inizierebbe a decorrere nuovamente da capo a partire dal giorno successivo. Questo implica che la prescrizione potrebbe non verificarsi mai se, prima dello spirare del termine, il creditore notifica un’intimazione di pagamento.

Come fare se ci si accorge di un debito prescritto?

Il contribuente che, tramite un estratto di ruolo, si accorge dell’esistenza di una cartella esattoriale prescritta, non ha la possibilità di impugnare l’estratto stesso, ma dovrà attendere il successivo ed eventuale atto dell’Agenzia delle Entrate Riscossione per poi contestare quest’ultimo in quanto emesso a fronte di un debito non più dovuto. 



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