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Quanti giorni di malattia per dipendenti pubblici?

1 Novembre 2022 | Autore:
Quanti giorni di malattia per dipendenti pubblici?

Qual è il periodo di comporto per i lavoratori statali e come deve essere calcolato? Che succede se la soglia viene superata?

Nel settore privato, la legge e la contrattazione collettiva dei diversi settori produttivi stabiliscono il periodo di comporto dei lavoratori, cioè il numero delle assenze per malattia che possono fare durante l’anno. Superata quella soglia, rischiano il licenziamento per giusta causa. Invece, quanti giorni di malattia per i dipendenti pubblici? Qual è per loro il limite del comporto?

Anche nel loro caso, è il contratto collettivo per il pubblico impiego a fissare il periodo massimo di malattia, solo che viene calcolato con un particolare metodo. In linea generale, comunque, si può anticipare che un impiegato statale assente per motivi di salute:

  • non può essere licenziato se non supera il comporto e ha diritto, pertanto, alla conservazione del posto di lavoro;
  • deve essere retribuito e il periodo di assenza deve essere calcolato nell’anzianità di servizio.

Ecco, allora, quanti giorni di malattia sono previsti per i dipendenti pubblici.

Giorni di malattia: cosa deve fare il dipendente pubblico?

Il dipendente statale che si ammala, cioè il cui stato di salute gli impedisce di svolgere la sua normale attività, deve, innanzitutto, comunicare alla struttura presso la quale presta servizio:

  • l’assenza per malattia: occorre farlo il giorno stesso in cui si presenta l’impedimento di andare al lavoro, entro le 8.30 o, comunque, prima dell’inizio del suo turno, in modo che si possa provvedere alla sua sostituzione o alla riorganizzazione del lavoro;
  • l’indirizzo, se diverso da quello di domicilio o residenza, presso il quale trascorrerà il periodo di malattia, in modo da dare un riferimento per un’eventuale visita fiscale.

Inoltre, il dipendente sarà tenuto a:

  • farsi visitare dal proprio medico di famiglia, il quale redigerà il certificato di malattia e lo trasmetterà per via telematica all’Inps che, a sua volta, lo invierà alla struttura presso la quale il lavoratore presta servizio;
  • rispondere alle richieste di informazioni sul suo stato di salute eventualmente rivolte dall’amministrazione, sempre che – ovviamente – la patologia di cui soffre glielo consenta;
  • essere a disposizione presso l’indirizzo segnalato per le visite fiscali, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 tutti i giorni, compresi il sabato e la domenica.

Giorni di malattia: cosa non deve fare il dipendente pubblico?

Il dipendente pubblico assente per malattia non deve:

  • fare delle uscite che potrebbero peggiorare il suo stato di salute o, comunque, rallentare la guarigione (ad esempio, uscire fuori dagli orari delle visite fiscali);
  • svolgere un’attività lavorativa quando, pur essendo assente per malattia, si sente meglio e decide di fare qualcosa per arrotondare lo stipendio. Oltretutto, indipendentemente dalla malattia, nel settore pubblico è vietato il doppio lavoro, quindi ci sarebbero non uno ma ben due motivi per giustificare il licenziamento.

Giorni di malattia: come viene pagato il dipendente pubblico?

La retribuzione del dipendente pubblico assente per malattia viene corrisposta in questo modo:

  • primi nove mesi di assenza: 100% della retribuzione (esclusi i compensi accessori e le indennità di qualunque genere per i primi dieci giorni);
  • tre mesi successivi di assenza: 90% della retribuzione;
  • sei mesi ulteriori di assenza: 50% della retribuzione;
  • eventuali diciotto mesi successivi: 0% della retribuzione.

Non ci sarà alcuna riduzione retributiva nel caso in cui:

  • il dipendente sia stato ricoverato in ospedale per almeno 24 ore;
  • in sostituzione del ricovero ospedaliero, il dipendente è stato ricoverato presso il suo domicilio o in una struttura sanitaria, come dovrà risultare dall’apposito certificato rilasciato dall’Asl;
  • le assenze sono state causate da un infortunio sul lavoro, riconosciuto come tale dall’Inail;
  • le assenze dipendono da una causa di servizio, riconosciuta come tale dal Comitato di verifica per le cause di servizio;
  • le assenze sono dovute a patologie particolarmente gravi che necessitano di terapie cosiddette salvavita, ossia: chemioterapia, trattamento dell’infezione da Hiv / Aids (Virus dell’immunodeficienza umana / Sindrome da immunodeficienza acquisita), emodialisi;
  • le assenze dipendono dagli effetti collaterali delle terapie salvavita;
  • le assenze sono dovute alle visite specialistiche per le malattie che richiedono il trattamento salvavita.

Dipendenti pubblici: quanti giorni di malattia?

Secondo il contratto collettivo del settore, i giorni di malattia dei dipendenti pubblici non possono superare i 18 mesi.

Successivamente, se il lavoratore non è ancora in grado di tornare al lavoro ed in presenza di determinati presupposti, il comporto può essere prorogato di altri 18 mesi di aspettativa non retribuita. L’assenza totale, quindi, tra malattia retribuita e aspettativa non retribuita, può arrivare a 36 mesi.

Se viene superato questo limite, il lavoratore può essere;

  • licenziato;
  • oppure adibito a mansioni inferiori compatibili con il suo stato di salute.

Nel computo dei giorni di assenza per malattia vengono considerati, oltre a quelli lavorativi, anche quelli non lavorativi (sabato e domenica o festivi). Devono, invece, essere esclusi i giorni:

  • antecedenti a quello in cui il medico curante ha certificato la malattia;
  • di malattia causata dallo stato di gravidanza;
  • del ricovero ospedaliero e i day-hospital;
  • di assenza per effettuare le terapie salvavita;
  • di assenza per gli effetti collaterali delle terapie salvavita;
  • di assenza per eseguire le visite specialistiche per gravi patologie;
  • di assenza per infortunio sul lavoro, riconosciuto come tale dall’Inail.


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