Diritto e Fisco | Articoli

Si può lavorare durante l’aspettativa per motivi familiari?

20 Giugno 2022 | Autore:
Si può lavorare durante l’aspettativa per motivi familiari?

Durante il periodo di congedo, il dipendente non può svolgere un’altra attività lavorativa e se lo fa rischia il licenziamento. 

Hai un genitore gravemente malato e devi assisterlo con continuità. Per fronteggiare i numerosi impegni non ti bastano certo i pochi giorni di permesso consentiti ai sensi della legge 104, quindi hai bisogno di chiedere un periodo di aspettativa per gravi motivi familiari. Il tuo datore di lavoro ti concede senza problemi questo speciale congedo. Durante il corso del tempo, però, ti accorgi che ogni giorno hai sempre qualche ora libera; vorresti utilizzare questi spazi quotidiani per guadagnare qualcosa, dato che non stai percependo la retribuzione per la tua attività lavorativa principale, e ne avresti l’opportunità. Così ti serve sapere se si può lavorare durante l’aspettativa per motivi familiari.

Aspettativa per gravi motivi familiari: quando può essere concessa?

In aggiunta ai normali permessi lavorativi ed ai congedi retribuiti, la legge [1] ha previsto una specifica ipotesi di concessione di congedi ai lavoratori dipendenti: è l’aspettativa per «gravi motivi familiari».

La legge non dice in cosa debbano consistere questi gravi motivi familiari che legittimano la concessione del periodo di aspettativa, limitandosi ad affermare che devono essere «documentati» e possono comprendere le patologie invalidanti che comportano la «grave infermità» di un familiare.

L’elenco dettagliato di tali patologie è riportato in un apposito decreto ministeriale [2] ma, al di là di esse, questo regolamento contiene anche l’indicazione dei casi di gravi motivi familiari, che possono ravvisarsi anche a prescindere dalla sussistenza di una infermità specifica. Le ipotesi che consentono di chiedere un periodo di aspettativa per gravi motivi familiari sono, precisamente, le seguenti tre:

  • necessità derivanti dal decesso di un familiare: deve trattarsi di un componente della propria famiglia anagrafica, o di uno dei soggetti di cui all’art. 433 del Codice civile (sono le persone obbligate a prestare gli alimenti) e dei portatori di handicap che sono parenti o affini entro il 3° grado, anche se non conviventi;
  • situazioni che comportano «un impegno particolare del dipendente o della propria famiglia nella cura o assistenza» di uno dei soggetti indicati nel punto precedente;
  • situazioni di «grave disagio personale» – ad esclusione della malattia – in cui incorre il dipendente medesimo.

Aspettativa per gravi motivi familiari: come funziona e quanto dura?

L’aspettativa per gravi motivi familiari non è retribuita e può durare per un periodo – continuativo o frazionato – massimo di 2 anni. Durante l’aspettativa, il dipendente ha pieno diritto alla conservazione del posto di lavoro. Inoltre, questo periodo di congedo non viene computato nell’anzianità di servizio e ai fini previdenziali, ma il lavoratore può procedere al riscatto o al versamento volontario dei contributi.

L’aspettativa per gravi motivi familiari deve essere richiesta al datore di lavoro per iscritto, indicando e documentando i motivi della domanda (nonché il legame di parentela con il familiare da assistere, o il suo certificato di morte), per consentire di verificare che rientrino in uno dei casi contemplati per la concessione. Al termine dell’aspettativa fruita, il lavoratore potrebbe essere chiamato a partecipare ad eventuali corsi di formazione e aggiornamento professionale, secondo le modalità stabilite dai contratti collettivi.

Cosa succede se si lavora durante l’aspettativa per gravi motivi familiari?

La legge [1] dispone espressamente che, durante il periodo di aspettativa per gravi motivi familiari, «il dipendente non può svolgere alcun tipo di attività lavorativa». La giurisprudenza interpreta questa disposizione perentoria con il dovuto rigore. L’ultima ordinanza della Corte di Cassazione [3] che si è pronunciata sul tema ha stabilito che è legittimo il licenziamento per giustificato motivo soggettivo – ossia per un rilevante inadempimento degli obblighi contrattuali derivanti dal rapporto di lavoro – di un dipendente che, durante l’aspettativa per gravi motivi familiari, aveva lavorato per un’impresa di cui era titolare la moglie.

Il lavoratore aveva impugnato il provvedimento di licenziamento, sostenendo che il suo comportamento non aveva comportato costi o conseguenze negative per il suo datore di lavoro, visto che non percepiva la retribuzione e non c’era stata la necessità di sostituirlo; ma gli Ermellini hanno respinto il ricorso, rilevando la grave violazione del divieto, imposto dalla legge, di svolgere qualsiasi attività lavorativa durante il periodo di aspettativa concessa per motivi familiari.

Approfondimenti

Per conoscere le possibilità di svolgere un’ attività lavorativa durante i periodi di congedo concessi per motivi diversi da quelli familiari, come lo studio, leggi l’articolo: “Si può lavorare in aspettativa?“.


note

[1] Art. 4 L. n. 53/2000.

[2] D. M. n. 278/2000.

[3] Cass. ord. n. 19321 del 15.06.2022.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube