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Web, diritti e doveri: ecco dove andare a leggerli

19 ottobre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 ottobre 2014



Al via la consultazione pubblica sulla prima Dichiarazione dei diritti di Internet.

Cosa si può fare su internet? Cosa è vietato? È davvero un porto franco dove le leggi non hanno accesso e tutte le regole della realtà materiale non valgono più? È vero che posso condividere qualsiasi cosa pubblicata da altri? Se posto qualcosa su Facebook ne perdo la proprietà? Se qualcuno mi diffama non posso farci nulla?

A queste e a molte altre domande risponde la nuova “costituzione” del web, di prossima approvazione. Per chi, infatti, ancora non lo sapesse, dal 13 ottobre scorso chiunque può consultare la prima carta dei diritti e doveri di chi naviga su Internet.

Ma dove si può leggere?

Ovviamente su Internet stesso (non diteci che avevate pensato a qualche gazzetta ufficiale di carta…). Il sito è quello della Camera dei Deputati (www.camera.it/leg17/1179) che, qualche tempo fa, aveva istituito una commissione apposita per creare questa magna carta (la Commissione per i diritti e i doveri relativi a Internet).

E se non vi piace?

Fate sentire la vostra voce! Se volete apportare correzioni, modifiche, integrazioni, potete farlo a partire dal prossimo 27 ottobre: la dichiarazione, infatti, è ancora un work in progress e, tra sette giorni, sarà aperta a quella che si definisce “consultazione pubblica”.

Chi l’ha scritta?

La Presidente della Camera, Boldrini, che ha istituito la Commissione, ha chiamato alla redazione della Carta, esperti della rete diversi per sensibilità e per estrazione, dai tecnici ai giuristi, dai professori ai politici rappresentanti dei gruppi presenti a Montecitorio. Questa mescolanza di professionalità ha consentito di rendere la carta un coacervo di contributi.

Prevarranno gli interessi economici o le libertà fondamentali?

Su internet, da sempre, è scontro tra i diritti fondamentali del cittadino (tutela della personalità, della libertà di espressione, della riservatezza, ecc.) e quelli economici dei grossi provider e pubblicitari. Nella dichiarazione è prevalsa la prima filosofia, che promuove la rete da occasione per consolidare le posizioni dei soggetti già forti o dominanti a opportunità di inclusione politico-sociale (preambolo e articolo 14) per la “persona” diversamente fortunata.

Ma varrà solo in Italia?

La dichiarazione è consapevole di come Internet sia un fenomeno mondiale. E pertanto, se le stesse norme non saranno approvate e condivise dagli altri Stati, sarà facile eluderle. Così la nuova costituzione chiarisce quale dovrà essere il corretto rapporto tra le norme imperative, preferibilmente internazionali, chiamate a fornire una cornice più o meno stringente, e le norme provenienti dal basso.

In pratica, la carta fa sempre riferimento alle leggi di carattere internazionale, invocando sempre una cornice transnazionale.

L’articolo 1 è sempre il più importante. Cosa dice?

Sono garantiti in Internet i diritti fondamentali di ogni persona riconosciuti dai documenti internazionali, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dalle costituzioni e dalle leggi.

Tali diritti devono essere interpretati in modo da assicurarne l’effettività nella dimensione della Rete.

Il riconoscimento dei diritti in Internet deve essere fondato sul pieno rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza e della diversità di ogni persona, che costituiscono i principi in base ai quali si effettua il bilanciamento con altri diritti.

Il famoso diritto all’oblio troverà, alla fine, una sua regolamentazione?

Si! Finalmente, dopo anni restato solo sulle sentenze dei giudici, oggi il diritto all’oblio verrà finalmente codificato. Ecco cosa prevede la dichiarazione.

Ogni persona ha diritto di ottenere la cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei dati che, per il loro contenuto o per il tempo trascorso dal momento della loro raccolta, non abbiano più rilevanza.

Il diritto all’oblio non può limitare la libertà di ricerca e il diritto dell’opinione pubblica a essere informata, che costituiscono condizioni necessarie per il funzionamento di una società democratica. Tale diritto può essere esercitato dalle persone note o alle quali sono affidate funzioni pubbliche solo se i dati che le riguardano non hanno alcun rilievo in relazione all’attività svolta o alle funzioni pubbliche esercitate.

Se la richiesta di cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei dati è stata accolta, chiunque ha diritto di conoscere tali casi e di impugnare la decisione davanti all’autorità giudiziaria per garantire l’interesse pubblico all’informazione.

note

Autore immagine: 123rf com


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