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Danni alla persona: l’errore che fa perdere il risarcimento

20 Giugno 2022 | Autore:
Danni alla persona: l’errore che fa perdere il risarcimento

Divieto di abusivo frazionamento del credito: numerose sentenze dicono che chi lo viola non incassa la cifra alla quale avrebbe avuto diritto.

Quando avviene un incidente stradale con danni alle persone, oltre che ai veicoli coinvolti, le lesioni e le invalidità – temporanee o permanenti – subite dai passeggeri o dagli investiti devono sicuramente essere risarcite dal responsabile e dalla sua compagnia di assicurazione. Tuttavia, quando il sinistro comporta danni alle sole cose, la quantificazione è abbastanza semplice, perché basta tener conto dei costi di riparazione e dell’eventuale fermo macchina; invece quando c’è un danno biologico da calcolare e liquidare, e talvolta anche un danno parentale e morale, il percorso per ottenere il riconoscimento del dovuto è più difficile.

Ma prima di arrivare a queste fasi finali, bisogna sapere che c’è un comune errore che fa perdere il risarcimento dei danni alla persona rimasta ferita o vittima di un incidente stradale. L’iter giudiziario per ottenere il risarcimento dei danni a seguito di un incidente stradale (o di altri fatti illeciti, come gli infortuni sul lavoro e la malasanità) assomiglia ad una corsa ad ostacoli: basta sbagliarne uno, o comunque saltare un passaggio obbligato, per cadere a terra e perdere la gara.

Divieto di frazionamento del credito: cos’è e cosa comporta?

La giurisprudenza è molto severa su questi aspetti e boccia irrimediabilmente tutte le domande risarcitorie che eludono il divieto di frazionamento del credito. Per evitare la proliferazione di cause, i giudici vogliono che a fronte di ogni fatto lesivo – nel nostro caso, l’incidente stradale – corrisponda, salvo casi particolari, una singola richiesta di risarcimento, unica ed omnicomprensiva, che deve comprendere sia i danni riportati dalle persone sia i danni occorsi alle cose (veicoli, bagagli ed eventuali merci trasportate a bordo). Il fatto generatore del credito e della conseguente pretesa risarcitoria è unico (l’incidente stradale che ha provocato danni a persone e cose) e, pertanto, anche la tutela giudiziaria deve possibilmente avvenire in un’unica sede, anziché in giudizi autonomi e distinti.

I danni alla persona vanno chiesti, possibilmente, insieme ai danni alle cose, altrimenti c’è il rischio di non essere pagati

Quindi, se si propongono azioni giudiziarie separate e successive per il risarcimento dei danni alle persone e alle cose derivanti dal medesimo sinistro stradale, c’è il serio rischio che quella relativa ai danni personali venga respinta. D’altronde, l’accertamento dei danni alla persona è inevitabilmente più lento e complesso, perché occorre tenere conto dei postumi di invalidità permanente che si considerano stabilizzati oltre un determinato periodo di tempo dal momento in cui è accaduto il fatto lesivo: quindi, molte domande risarcitorie vengono proposte parecchio tempo dopo l’incidente.

Quando si possono proporre domande separate per risarcimento danni alla persona e alle cose?

Quando c’è una valida spiegazione per il fatto di non aver proposto un’unica e globale domanda di risarcimento, non sorgono problemi; altrimenti, se la parte convenuta solleva l’eccezione (quindi se l’impresa di assicurazioni solleva il problema), la parte istante è costretta a motivare al giudice perché abbia instaurato le due azioni risarcitorie distinte anziché introdurre la causa in un giudizio unico. È evidente che due azioni costano più di una, a livello di spese legali, quindi la parte resistente – di solito, la compagnia assicuratrice – può opporsi a questo sistema, per evitare di pagare costi ulteriori e sostanzialmente ingiustificati: ad esempio, due parcelle per gli onorari dell’avvocato di controparte, con duplicazioni di voci e di attività che avrebbero potuto ben essere svolte in un unico processo.

Un unico credito non può essere suddiviso artificiosamente, perché così si moltiplicano in modo ingiusto i costi per il debitore.

Gli avvocati esperti di infortunistica stradale conoscono bene questa trappola e sono sempre meno i legali che ricorrono all’artificioso espediente di proporre domande plurime per i vari aspetti derivanti dalla medesima vicenda: sanno bene che attualmente i giudici bloccano questo meccanismo. Il divieto di frazionamento del credito non è sancito direttamente dalla legge, ma è un principio di elaborazione giurisprudenziale.

Nel 2017, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite [1] ha stabilito che la domanda risarcitoria successiva ad una già proposta per un fatto illecito e dannoso è sanzionata con l’improcedibilità (significa che il giudice non può deciderla nel merito, e deve fermare subito il processo), a meno che chi l’ha proposta non giustifichi «un interesse oggettivamente valutabile all’esercizio separato delle azioni con tutela processuale frazionata»: cioè, deve spiegare il motivo per il quale non ha instaurato un’unica azione per il recupero del suo credito.

Cosa deve fare il danneggiato per farsi risarcire senza eludere il divieto di frazionamento

Nel 2020, la Cassazione [2] ha precisato cosa deve fare il danneggiato per ottenere la tutela risarcitoria piena: bisogna provare, caso per caso, che non è stato possibile proporre una domanda giudiziaria unica e che pertanto è stato necessario instaurare due processi separati, cioè uno per il risarcimento dei danni alla persona e uno per quelli alle cose (o, talvolta, più processi per il risarcimento dei danni personali: ad esempio, uno per quello biologico dell’infortunato, uno per i danni morali e altri per il danno parentale dei familiari della vittima).

La Suprema Corte ha affermato che «il danneggiato che non dimostri di avere un interesse oggettivamente valutabile non può, in presenza di un un unitario fatto illecito lesivo di cose e persone, frazionare la tutela giudiziaria, agendo separatamente per il risarcimento dei danni patrimoniali e di quelli non patrimoniali».

I giudici respingono le domande separate e dichiarano le successive improcedibili: così il danneggiato non ottiene il risarcimento dei danni alla persona

Il motivo di questa severa posizione è facile da intuire e il Collegio lo spiega così: «tale condotta aggrava la posizione del danneggiante-debitore e causa ingiustificato aggravio del sistema giudiziario». In altre parole, la proliferazione di due o più domande risarcitorie a fronte di un unico incidente costa di più alle assicurazioni private e comporta anche un onere per la collettività, perché rallenta il funzionamento della macchina giudiziaria, costretta a decidere più volte sui vari aspetti che in realtà sono basati sulla medesima vicenda.

Domanda di risarcimento danni alla persona improcedibile: conseguenze

Una recente sentenza della Corte di Cassazione [3] ha applicato questi principi, dichiarando improcedibile la domanda di risarcimento dei danni alla persona che era stata proposta separatamente e dopo quella relativa ai danni alle cose. Il danneggiato non era riuscito a provare l’effettiva necessità di instaurare separate azioni giudiziarie: la sentenza sottolinea che l’incidente era avvenuto nel 2013 e i postumi invalidanti si erano stabilizzati «in epoca anteriore alla proposizione della domanda concernente i danni materiali».

I giudici di piazza Cavour rilevano, quindi, che «non sussistevano ragioni oggettive che potessero fondare un interesse del creditore per il risarcimento dei danni alla persona». In presenza di tali situazioni – evidenziano gli Ermellini – è inevitabile l’improcedibilità della domanda successiva (nel caso deciso, quella dei danni alla persona) per soddisfare l’esigenza di «scoraggiare abusi del diritto del creditore in danno del debitore» ed, inoltre, di «evitare le ricadute in termini di aggravio di operatività del sistema giudiziario».


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 4090/2017, che ha affermato il seguente principio di diritto: «le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, benché relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi, ma, ove le suddette pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo rapporto tra le stesse parti, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o, comunque, fondate sullo stesso fatto costitutivo, – sì da non poter essere accertate separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza dell’identica vicenda sostanziale – le relative domande possono essere formulate in autonomi giudizi solo se risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata».

[2] Cass. sent. n. 8530/2020.

[3] Cass. ord. n. 19608 del 17.06.2022.


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