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Libertà di riunione: limiti

3 Luglio 2022
Libertà di riunione: limiti

Come funziona l’articolo 17 della Costituzione: la richiesta di autorizzazione e la comunicazione preventiva al Questore. 

L’articolo 17 della Costituzione riconosce a tutti i cittadini italiani il diritto di riunirsi liberamente, senza dover prima chiedere l’autorizzazione a un’autorità. L’unico vincolo è quello di darne prevenga comunicazione al Questore tre giorni prima. Questa regola si applica a qualsiasi tipo di riunione in luogo pubblico, sia che avvenga di giorno che di notte. Si pensi ai famosi flash mob o anche alle contestazioni in luoghi pubblici. Ma procediamo con ordine e vediamo, più nel dettagli, quali possono essere i limiti alla libertà di riunione. 

In cosa consiste la libertà di riunione?

La libertà di riunione è strumentale alla libertà di espressione, rivolta a garantire la «socialità della persona» e il diritto dei singoli di scambiarsi conoscenze ed opinioni. Del resto Aristotele diceva che l’uomo è un animale sociale, ossia cresce solo attraverso il confronto con i propri simili.

Tale libertà, in particolare, consiste nella consapevole facoltà di darsi convegno (cosiddetta compresenza), temporaneamente e volontariamente, in un luogo determinato ed in seguito a preventivo accordo o su invito dei promotori, al fine di soddisfare uno specifico interesse comune che può essere di varia natura: politico, culturale, religioso, sportivo ecc., ma mai illecito.

Cosa sono le riunioni?

Le riunioni, che sono convegni volontari di più persone nello stesso luogo, possono assumere anche forme e modalità diverse, come ad esempio: 

  • assembramenti: riunioni occasionali causate da una circostanza improvvisa ed imprevista;
  • dimostrazioni: riunioni che danno luogo a manifestazioni per scopi civili o politici;
  • cortei: sono considerate «riunioni in movimento» (o itineranti) dove l’identità del luogo è puramente relativa a soggetti riuniti e compresenti nello stesso spazio, sia che rimangano fermi, sia che si muovano.

Le riunioni, a seconda del luogo in cui si svolgono, si distinguono in:

  • private: che si svolgono in luoghi privati;
  • aperte al pubblico: che si svolgono in luoghi privati, ma nei quali l’accesso può essere consentito in conformità a particolari prescrizioni (es, l’acquisto del biglietto per l’ingresso in un cinema);
  • pubbliche: attuabili in luoghi pubblici ai quali chiunque può in qualsiasi momento liberamente accedere.

Limiti alla libertà di riunione

Il diritto di riunione è sottoposto a determinati limiti:

tutte le riunioni devono svolgersi: 

  • in forma pacifica e senza armi;
  • a viso scoperto.

Questa disciplina è dettata dalla necessità di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica.

Pertanto, la polizia è tenuta ad allontanare le persone armate eventualmente presenti e procedere al loro arresto, se ne ricorrono gli estremi. Non è, però, tenuta a sciogliere la riunione solo per questo motivo, a meno che la stessa non si svolga in modo violento contro persone o cose oppure si presuma un grave pericolo di degenerazione.

Riunioni in luogo pubblico: ci vuole l’autorizzazione?

Per esercitare il proprio diritto a riunirsi pacificamente non è necessario chiedere alcuna autorizzazione preventiva. È solo necessario che i promotori diano una comunicazione al Questore con un preavviso di 3 giorni. Non devo attendere un successivo nulla osta. Ciò serve affinché l’autorità di pubblica sicurezza possa valutare se intervenire a scopo preventivo e di vigilanza (al fine di adottare le precauzioni opportune per la tutela e sicurezza o vietarne lo svolgimento per soli «comprovati motivi di sicurezza ed incolumità pubblica».

Il diritto di «riunione» come tale non presuppone un atto d’assenso dell’autorità di pubblica sicurezza, e il preavviso rappresenta unicamente una mera comunicazione il cui obbligo ricade sui promotori delle sole riunioni pubbliche.

Tale comunicazione con preavviso è prevista dagli artt. 18, 19 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS); non rappresenta un’autorizzazione, ma permette all’autorità competente (il questore territorialmente competente) di verificare se la riunione preavvisata presenti aspetti tali da determinare pericolo per l’incolumità pubblica. 

Nel preavviso bisogna indicare il giorno, l’ora, l’oggetto della riunione. 

L’omissione del preavviso costituisce reato. Tuttavia non per tale omissione il Questore potrà vietare la riunione; potrà farlo solo in caso di comprovati motivi di sicurezza e incolumità pubblica che facciano ragionevolmente dedurre la pericolosità derivante dall’omesso avviso.



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