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Cos’è il cuneo fiscale?

3 Luglio 2022
Cos’è il cuneo fiscale?

Quanto costa un dipendente a un’azienda? Il peso di contributi e imposte per ogni lavoratore dipendente. 

Leggendo un manuale di diritto tributario capirete ben poco di cos’è il cuneo fiscale, a meno che non siate fiscalisti. Se però vi accontentate di arrivare al sodo della questione, scavalcando tutte le questioni di carattere tecniche; se volete comprendere cosa intendono i giornali e soprattutto i politici quando discutono del cuneo fiscale, della necessità di ridurlo per incentivare le assunzioni e, nello stesso tempo, garantire ai dipendenti un salario maggiore, non dovete far altro che leggere questo brevissimo e pratico articolo. 

Vi spiegheremo infatti cos’è il cuneo fiscale e perché viene considerato un acerrimo nemico del mercato

del lavoro italiano. Ma con una premessa: il problema del cuneo non è solo italiano ma riguarda, più in generale, tutti gli Stati. Alcuni di questi però, caratterizzati da una pressione fiscale inferiore rispetto a quella del nostro Paese, avvertono con minor urgenza la necessità di una riforma. Ma procediamo con ordine.

Cos’è il cuneo fiscale?

Detto con parole semplici, il cuneo fiscale è quanto costa a un’azienda (e, più in generale, a qualsiasi datore di lavoro) un dipendente. Il cuneo fiscale è quella componente della retribuzione che non finisce nelle tasche del lavoratore ma che va a finire allo Stato ed è costituita da imposte e contributi previdenziali. 

Questo perché, per i lavoratori dipendenti, non vale quando avviene per gli autonomi che, in sede di dichiarazione dei redditi, autocertificano quanto hanno guadagnato e, di conseguenza, provvedono poi agli adempimenti fiscali e previdenziali in via autonoma. Per i dipendenti, invece, è il datore di lavoro a effettuare tale attività prima ancora di erogare la busta paga. Ecco perché il datore viene anche chiamato sostituto d’imposta: egli si sostituisce al contribuente percettore del reddito, trattiene dalla retribuzione le somme da versare all’Erario e all’Inps. Queste somme si chiamano quindi cuneo fiscale.

Perché il cuneo fiscale non piace a nessuno?

Il cuneo fiscale inghiotte una buona parte dei soldi che servono a un’azienda per pagare un lavoratore. Ecco perché è odiato sia dal datore di lavoro (che, per avvalersi di un dipendente, non solo deve pagare a questi la retribuzione ma anche un’altrettanto allo Stato) che dal dipendente, il quale vedrà accreditarsi, nelle proprie tasche, poco più della metà di quanto invece deve versare il datore di lavoro. La parte che il dipendente riceve è infatti “il netto” dello stipendio. 

Possiamo quindi dire che il datore di lavoro sopporta un peso enorme per ogni lavoratore che assume, costituito dal lordo della retribuzione. Il lordo è a sua volta composto: 

  • dal cuneo fiscale che, come abbiamo visto, finisce allo Stato ed è costituito da imposte e contributi;
  • e dal netto della retribuzione, che invece finisce al dipendente. 

Quando costa un dipendente al datore di lavoro?

Sapere a quanto ammonta il cuneo fiscale equivale a sapere quanto costa un lavoratore a un’azienda. 

Ebbene, il cuneo italiano è altissimo. È il quinto più grande dei 38 paesi dell’Ocse.

Il cuneo fiscale però non è uguale per tutti i datori di lavoro. Varia in base ad alcuni parametri (ad esempio se i lavoratori hanno una famiglia). Volendo però fare una stima media, possiamo dire che, per un dipendente single con retribuzione media, il cuneo fiscale è del 46,5%. Ciò vuol dire che se l’azienda paga 100 € lordi, il lavoratore prende 53,5 euro mentre la restante parte “se la mangia” il cuneo, ossia lo Stato.

Come visto, quindi, un dipendente costa al suo datore di lavoro quasi il doppio di quanto questi prende come stipendio. Se un dipendente prende una busta paga di 1.500 euro, il datore dovrà considerare una spesa di quasi il doppio!

Perché bisogna abbassare il cuneo fiscale?

Un cuneo fiscale troppo alto non piace a nessuno. Innanzitutto perché le aziende devono spendere di più e quindi non possono assumere altri dipendenti, dovendo così ridurre la produzione. Il che comprime gli investimenti e riduce il Pil nazionale. Dall’altro lato un cuneo troppo alto impedisce l’aumento dei salari. I lavoratori vedono peraltro scomparire una grossa parte del loro stipendio, e quando l’inflazione cresce diventano di fatto più poveri.

Anche i politici e le parti sociali pensano che il cuneo fiscale sia troppo alto.

Si afferma spesso, a livello politico e sindacale, che se il cuneo venisse tagliato, il lavoro costerebbe meno e le famiglie avrebbero più potere d’acquisto. Insomma la riduzione del cuneo fiscale piace ai lavoratori, ai sindacati, ai datori di lavoro e, ovviamente, anche a Confindustria. Ma la politica non è mai riuscita a trovare soluzioni per compensare la conseguente riduzione delle entrate. 

Uno dei problemi deriva anche dall’invecchiamento e dall’impoverimento della popolazione: in assenza di contribuenti in grado di sostenere la spesa pubblica, l’Inps trova sempre più difficile pagare le pensioni a chi smette di lavorare. E questi soldi derivano in buona parte proprio dal cuneo fiscale.

Non è chiaro in che modo il governo intenda abbassare il cuneo fiscale, perché tagliarlo ha un costo.

Tra l’altro il cuneo, alzando il costo del lavoro, è tra i motivi che rendono problematica l’introduzione del salario minimo in Italia che è tra i pochi paesi dell’Ue senza una legge a riguardo e l’unico dell’Ocse in cui gli stipendi sono diminuiti rispetto a trent’anni fa.

Insomma, tutti sembrano d’accordo sul fatto che il lavoro dovrebbe costare meno, così da far lavorare

più persone, pagarle meglio e far crescere aziende e liberi professionisti.

Invece sul salario minimo politici e parti sociali litigano, ed è anche colpa del cuneo fiscale.


Il cuneo fiscale è quella parte dello stipendio che paga l’azienda ma che non finisce nelle tasche del dipendente ma dello Stato a titolo di tasse e contributi. Perché, nel caso del dipendente, è l’azienda che paga l’Irpef e la previdenza ai propri lavoratori, svolgendo così il ruolo di sostituto d’imposta.


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