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Cosa si rischia per indebita compensazione di imposte?

20 Giugno 2022
Cosa si rischia per indebita compensazione di imposte?

Compensazione tra crediti e debiti con il fisco non spettante: cosa rischia il contribuente? È reato?

È sempre più diffusa la contestazione, da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza, del reato di compensazione indebita tra crediti e debiti con il Fisco e le truffe per finanziamenti pubblici. I procedimenti avviati negli ultimi due anni nelle principali Procure d’Italia segnano, infatti, aumenti percentuali a quattro cifre rispetto al 2015. E si tratta di fattispecie da “bollino rosso” anche per il futuro, vista la massa di aiuti e di fondi messa in campo per uscire dalla crisi post pandemia. Ma cosa si rischia per indebita compensazione di imposte? Quali sono le conseguenze penali e quali le sanzioni che vengono contestate al contribuente? Cerchiamo di comprendere gli effetti di tale comportamento.

Il boom delle indebite compensazioni tra crediti e debiti col fisco 

Il reato di indebita compensazione di imposte ha registrato, di recente, un vero e proprio record. Detto in parole povere – e salvo quanto a breve spiegheremo in modo più preciso – si tratta della pratica di cancellare i debiti con il Fisco utilizzando dei crediti fasulli creati con false fatture. 

Si tratta, come definita da alcuni magistrati, della «nuova frontiera dell’evasione fiscale», tanto che sembra aver preso il posto di canali di evasione più gettonati in passato, come quello delle frodi carosello per non versare l’Iva. 

Alla Procura di Roma si è passati dai 15 procedimenti per compensazioni indebite iscritti nel 2015 ai 374 del 2021 (+2.237%), a Napoli da 39 a 153 (+292%), a Torino da 31 a 103 (+232%). E «spesso si tratta di procedimenti mastodontici, con molti indagati – osserva Marco Gianoglio, che alla Procura di Torino coordina il gruppo specializzato in diritto penale dell’economia – perché, oltre a chi fornisce i crediti falsi, mandiamo a processo anche tutti coloro che li utilizzano. E anche le somme evase sono molto elevate».

Ormai sempre più spesso, inoltre, le Procure si imbattono in società attive solo sulla carta, le cosiddette “scatole vuote”. Così è accaduto nelle indagini dei pm di Roma sui bonus edilizi: imprese di nuova costituzione che attraverso un giro di fatture false costituivano crediti d’imposta fittizi che poi tentavano di monetizzare o di mandare in compensazione.

Per questo negli ultimi tempi la stessa autorità requirente sta cercando di distinguere tra imprese nate “sane”, ma finite in sistemi illeciti perché travolte dalla crisi e quelle che invece sono costituite al solo scopo di compiere frodi.

Indebita compensazione di imposte: è reato?

Il delitto di indebita compensazione è stato introdotto con il decreto legge n. 223/2006, successivamente modificato dal DLgs. 158/2015. La norma punisce, con la reclusione da sei mesi a due anni, chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione crediti non spettanti, per un importo annuo superiore a 50.000 euro.

Viene, invece, punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione crediti inesistenti per un importo annuo superiore ai 50.000 euro.

L’intento del legislatore è quello di sanzionare la condotta omissiva supportata dalla redazione di un documento ideologicamente falso, idoneo a prospettare una compensazione che non avrebbe potuto avere luogo, per l’inesistenza o per la non spettanza del credito.

In cosa consiste l’indebita compensazione di imposte?

Il reato scatta con l’indicazione nel modello F24 di crediti insussistenti o non spettanti che vengono portati in compensazione con i debiti indicati nello stesso.

È necessaria la coscienza e volontà dell’omissione del versamento delle somme dovute all’Erario, utilizzando in compensazione crediti che si sa non essere spettanti o esistenti, rappresentandosi altresì il superamento della soglia di punibilità di 50.000 euro annui.

Alla redazione del modello F24 deve comunque seguire il suo invio o la sua presentazione. 

Da quando scatta il reato di indebita compensazione di imposte?

È prevista una soglia di punibilità di 50.000 euro che si riferisce alla somma non versata, a seguito dell’indebita compensazione, per ciascun periodo di imposta.

Cosa si rischia per indebita compensazione di imposte?

Come visto, la soglia del reato scatta solo a partire da 50.000 euro evase allo Stato. Al di sotto di tale importo siamo comunque nell’ambito dell’illecito tributario a fronte del quale scattano sanzioni di tipo amministrativo pecuniario.

Da 50.000 euro in poi viene contestato l’illecito penale. 

La pena appare oggi diversificata a seconda che l’indebita compensazione riguardi:

  • crediti non spettanti: la sanzione va da sei mesi a due anni di reclusione;
  • crediti inesistenti: la sanzione è la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni.

Cosa si intende per crediti inesistenti? Si intende inesistente il credito in relazione al quale manca, in tutto o in parte, il presupposto costitutivo e la cui inesistenza non sia riscontrabile mediante controlli fiscali. Sarebbero, quindi, fuori da tale contesto quelle ipotesi in cui l’inesistenza del credito emerga direttamente da detti controlli, nonché quelle ipotesi di utilizzazione di crediti in violazione di regole di carattere procedurale non prescritte a titolo costitutivo del credito stesso.

La Relazione III/05/2015 dell’ufficio del Massimario della Corte di Cassazione reputa “inesistenti”:

  • i crediti che sono tali sin dall’origine, perché il credito utilizzato non esiste materialmente;
  • i crediti che, seppure in origine esistenti, sono già stati utilizzati;
  • i crediti inesistenti dal punto di vista soggettivo, vale a dire i crediti dei quali è riconosciuta la spettanza ad un soggetto diverso da quello che li utilizza in compensazione;
  • i crediti sottoposti a condizione sospensiva.

Sarebbero, invece, crediti “non spettanti”:

  • i crediti utilizzati oltre il limite normativo;
  • i crediti utilizzati in violazione del divieto di compensazione per ruoli non pagati.

La finanza può ricorrere alle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione per contrastare tale tipo di reato. 

È inoltre applicabile la misura della custodia cautelare in carcere.

Causa di non punibilità

Per il reato di indebita compensazione delle imposte non è possibile ottenere la esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis cod. pen.

La condotta di indebita compensazione potrà tuttavia essere oggetto della causa di non punibilità introdotta dal nuovo art. 13 del DLgs. 74/2000 solo in caso di crediti non spettanti. Tale norma, infatti, prevede che «i reati di cui agli articoli 10-bis, 10-ter e 10-quater co. 1, non sono punibili se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie, nonché del ravvedimento operoso».



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