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Benzina: consumi reali diversi dai dichiarati. Chiedi il rimborso

19 Ottobre 2014
Benzina: consumi reali diversi dai dichiarati. Chiedi il rimborso

Le case automobilistiche, nei libretti informativi, dichiarano consumi molto più bassi di quelli effettivi; i consumatori che, così, hanno speso di più, possono ottenere il rimborso.

Quante volte, insieme al prezzo di una nuova auto, abbiamo chiesto “quanto fa a litro” e la risposta fornitaci dal concessionario è risultata poi completamente differente da quella poi verificata all’atto pratico su strada! Questo perché le case automobilistiche “falsano” i test attraverso degli artifici, in modo da far apparire l’acquisto molto più conveniente, sotto il profilo dei consumi,di quanto, invece, non sia in realtà.

Così, a causa dei consumi falsi dichiarati, gli automobilisti hanno speso centinaia di euro in più. Ecco perché, in questo articolo, vi spiegheremo come chiedere il rimborso della benzina spesa in più.

La pubblicità la fa facile: sembrano tutte rose e fiori, comprese le emissioni di anidride carbonica ridotte al lumicino. E invece il divario tra dichiarato ed effettivo è enorme. Una differenza che agli acquirenti di automobili può costare qualche centinaio di euro l’anno in più di carburante, non importa se benzina o diesel.

Il tutto avviene apparentemente nella legalità, perché le case automobilistiche altro non fanno che seguire le indicazioni del ciclo Nedc (New European Driving Cycle), quello di più di 30 anni fa appunto, che per ironia della sorte continua a essere chiamato “new”.

Come aggirare la legge

Un anno fa lo studio dell’associazione indipendente europea Transport & Environment aveva rivelato i trucchi usati per addomesticare i risultati dei test, che rientrano nelle larghe regole previste dalla legge.

Le case automobilistiche agiscono apparentemente secondo legalità, ma all’atto pratico si prendono libertà inaccettabili.

Ecco alcuni degli escamotages utilizzati:

– pneumatici gonfiati all’inverosimile per ridurne la resistenza;

– sporgenze della carrozzeria ricoperte di nastro adesivo per migliorare l’aerodinamica del veicolo;

– riduzione del peso del vicolo con esclusione della quasi totalità degli optional;

– lubrificanti speciali, di solito non usati, che permettono a motore e ingranaggi di essere più efficienti e quindi di garantire consumi ridotti;

– alternatore scollegato: in pratica si impedisce il caricamento della batteria, in modo da ridurre al minimo i consumi energetici del veicolo;

– interventi sui freni, regolandoli in modo da ridurre l’attrito tra disco e pastiglia: in pratica, ogni attrito non necessario viene annullato;

– interventi sulla temperatura; le auto possono essere testate in due condizioni di temperatura: nel primo scenario tra 20-25 gradi, nel secondo tra 25-30 gradi. Tra le due diverse condizioni si può ottenere una riduzione dei consumi del 2,3%;

– risultati arrotondabili: anche sulle tolleranze d’errore le case automobilistiche ci possono marciare, approfittando del fatto che per legge i risultati del testo possono essere abbassati del 4%.

La normativa Nedc non fissa in modo rigido i parametri e le modalità per effettuare i test di omologazione, ma prevede invece un ampio margine di tolleranza tra i valori massimi e minimi misurabili. In pratica, i costruttori, per ottenere risultati di consumo inferiori a quelli reali, hanno potuto forzare i parametri e individuare così le condizioni più vantaggiose, ottenendo valori teorici, ben lontani dalle normali condizioni di utilizzo del veicolo.

La tolleranza della normativa, in passato giustificata da difficoltà tecniche nella riproduzione dei parametri, oggi viene sistematicamente piegata per interesse. Gli accorgimenti utilizzati in fase di test, seppur non espressamente vietati, non fanno altro che sovrastimare le prestazioni del veicolo.

In definitiva, seppur in un’apparenza di legalità, le case automobilistiche traggono in inganno i clienti, proprio su uno degli aspetti che più condiziona l’acquisto di un’auto: il consumo di carburante.

Dal 2015, secondo quanto stabilito dalla normativa europea, entreranno in vigore limiti più bassi per le emissioni dei veicoli, ma finché non si rimette mano all’intero ciclo di omologazione la sostanza non cambia. Solo nel 2017 dovrebbe arrivare un nuovo test, conosciuto con l’acronimo di WLTP (che sta per Worldwide Harmonized Ligt Vehicles Test Procedure), con prove più aderenti alla realtà.

Non sarà facile farlo passare in Europa, dove le pressioni dell’industria automobilistica, con in testa la Germania, sono molto forti.

 

Ma ci sono anche le bugie

Ai produttori, però, non bastano le larghe maglie della legge per prendere in giro gli acquirenti. E ciò perché, se tutte le case fanno nello stesso modo, la differenza tra i prodotti in vendita si annulla. Così, a quanto si legge dalle indagini dell’associazione di tutela dei consumatori Altroconsumo (che sta appunto preparando una class action al fine di ottenere i rimborsi per i consumatori), i costruttori di auto dichiarano falsamente dei risultati ancora più bassi di quelli ottenuti nei test di laboratorio già falsati.

Una causa per chiedere il risarcimento

Hai comprato la macchina nuova, probabilmente attratto anche dai bassi consumi, ma poi guidando ti sei accorto che beve molto di più di quanto aveva promesso la pubblicità? Hai due strade per chiedere il risarcimento del danno attraverso il rimborso dei litri di benzina in più che hai dovuto acquistare.

Puoi intraprendere una causa, assistito dal tuo legale, incaricando un perito di parte, esperto del settore, che possa accertare e documentare quanto scritto fin qui.

Oppure puoi aderire alla class action che sta preparando Altroconsumo, una delle più serie e affidabili associazioni di tutela dei consumatori.


note

Autore immagine: 123rf com


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