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Che differenza c’è tra familiare e parente?

20 Giugno 2022
Che differenza c’è tra familiare e parente?

Cosa si intende con famiglia, nucleo familiare e parentela. La differenza tra parenti e familiari, e tra parenti e affini. 

Spesso, ci si chiede Che differenza c’è tra familiare e parente. Nel gergo di tutti i giorni, si usano le parole “familiare” e “parente” in modo indistinto, ma per il diritto ci sono numerose differenze. Qualcuno erroneamente ritiene che, nel concetto di familiari, rientrino i genitori, i figli, i fratelli e le sorelle, ossia i parenti più stretti (quelli che, nella vita quotidiana, chiamiamo “parenti diretti”) mentre nel concetto di parenti siano comprese persone di grado più “lontano” come, ad esempio, i cugini, gli zii o i familiari del coniuge (cognato/a, suocero/a, nuora e genero). Questa distinzione però non trova alcun appiglio né nel vocabolario italiano, né nella legge. 

A ben vedere, non è corretto ritenere che uno dei due termini sia più ampio dell’altro abbracciando un numero di soggetti maggiore. Si parla piuttosto di due cerchi che si intersecano tra loro e che per una sola parte coincidono, mentre per le residue sezioni abbracciano concetti differenti. 

Vediamo allora, più nel dettaglio, che differenza c’è tra familiare e parente.

Cosa si intende per familiare?

I familiari sono quei soggetti che compongono una famiglia. E la famiglia è caratterizzata dal fatto di appartenere al medesimo nucleo familiare. Ragion per cui i familiari sono, per loro stessa natura, conviventi. In questo, come giustamente osservato dalla giurisprudenza [1], la nozione di “familiare” è più ampia rispetto a quella di “parente” perché comprende persone semplicemente conviventi che potrebbero non essere legate da alcun vincolo di sangue. Il riferimento è innanzitutto al partner della coppia di fatto: questi è sicuramente un “familiare”, in quanto compone con il convivente una famiglia e un unico nucleo familiare ma non è un parente, almeno non per la legge italiana. 

Ci sono poi persone che possono essere familiari o parenti a seconda di dove vivano. Si pensi, ad esempio, a una nonna anziana: se questa convive con il nipote è sua familiare; diversamente, se vive in un’altra abitazione, resta una semplice parente. 

Non basta però essere conviventi per parlare di familiare, altrimenti dovremmo ritenere che sono familiari anche gli studenti universitari che hanno preso in affitto più camere dello stesso appartamento. Ci deve essere anche l’intenzione di creare una famiglia e di prendersi l’uno cura dell’altro, secondo regole di solidarietà e assistenza reciproca.

Cos’è il nucleo familiare?

Il nucleo base della famiglia è formato da due soggetti che possono essere:

  • coniugi, cioè due persone di sesso diverso unite nel vincolo del matrimonio: i loro rapporti personali e patrimoniali sono regolati dal Codice civile e da altre norme;
  • parti dell’unione civile, ossia due persone dello stesso sesso che sono unite nel vincolo dell’unione civile; si tratta di un legame formalizzato secondo le regole della legge sulle Unioni civili che ne disciplina anche i diritti personali e patrimoniali;
  • conviventi di fatto, cioè due persone di sesso diverso o dello stesso sesso che possono o meno formalizzare la loro stabile convivenza secondo i criteri indicati dalla Legge sulle Unioni civili, instaurando un legame giuridicamente riconosciuto anche per l’ordinamento.

Come si vede, quindi, sotto questo aspetto, il concetto di familiare è più ampio di quello di parente. 

Cosa si intende per parenti?

Il concetto di parenti riguarda anche soggetti che tra loro non convivono ma che hanno (così come volgarmente si dice) un “vincolo di sangue” tra loro. 

Secondo il diritto, la parentela è il vincolo che unisce coloro che discendono da uno stesso soggetto, che hanno cioè in comune uno stesso ascendente (giuridicamente definito come “stipite“). Ciò si verifica sia quando la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia quando è avvenuta al di fuori di esso, sia quando il figlio è adottivo. La legge tuttavia precisa che non c’è vincolo di parentela nei casi di adozione di persone maggiori di età.

Ad esempio, sono parenti due fratelli, perché hanno in comune lo stesso genitore; un padre e un figlio, perché hanno in comune uno stesso ascendente (il rispettivo padre e nonno); due cugini perché hanno in comune uno stesso ascendente (ad esempio, il nonno).

Non sono parenti tra loro marito e moglie perché non hanno in comune alcun ascendente: tra di loro si stabilisce unicamente un rapporto di coniugio e, di certo, possono dirsi tra loro “familiari” almeno finché convivono e non si separano.

Si possono verificare situazioni particolari in cui, nello stesso ambiente, vi sono sia parenti che familiari. Si pensi a due conviventi che, come detto, non sono parenti ma semplici familiari, i quali abbiano un figlio. Il figlio è sia familiare, che parente dei genitori: sotto il primo versante, infatti, è familiare perché è convivente con i genitori e forma un unico nucleo familiare; sotto il secondo versante, invece, è parente perché è legato da un rapporto di discendenza dal padre e dalla madre. 

Un figlio non cessa mai di essere parente dei genitori, ma può uscire fuori dal loro nucleo familiare nel momento in cui va a vivere da solo.

In caso di separazione, divorzio, annullamento o invalidità del matrimonio, non si modificano le relazioni di parentela.

Differenze tra familiari e parenti

Sintetizzando quanto abbiamo detto sinora, possiamo definire così le differenze tra parenti e familiari.

I familiari sono soggetti non necessariamente legati da un vincolo di sangue ma che convivono sotto lo stesso tetto e formano un unico nucleo familiare.

I parenti invece sono soggetti che discendono da un unico capostipite (ossia sono legati da vincolo di sangue) ma non sono necessariamente conviventi.

Ecco perché i coniugi, i conviventi e le parti di un’unione civile sono tra loro familiari ma non parenti.

Invece zii, nonni, nipoti, cugini sono parenti ma non sono familiari se non vivono insieme.

Eccezionalmente, ci sono parenti che non sono necessariamente legati da vincoli di sangue come gli affini (ossia i parenti del coniuge, di cui parleremo qui di seguito) e gli adottivi (il legame tra figlio e genitore adottivo è un legame di parentela, nonostante non vi sia alcuna filiazione naturale).

Nel linguaggio comune, la famiglia si riferisce tipicamente ai genitori e ai figli che vivono insieme mentre i parenti si riferiscono ai membri della famiglia allargata inclusi nonni, zie, zii e cugini.

Linee di parentela

 La legge distingue due linee di parentela:

  • quella che unisce le persone di cui l’una discende dall’altra (ad esempio nonno, genitore, figlio): in questo caso, si parla di parenti in linea retta;
  • quella che unisce le persone che non discendono l’una dall’altra, ma hanno pur sempre un ascendente comune (ad esempio: i fratelli tra loro, il nipote e lo zio, i cugini tra loro): in questo caso, si parla di parenti in linea collaterale (o anche di parenti indiretti).

Il rapporto di parentela può essere considerato inoltre rispetto alla linea materna o paterna, a seconda che si considerino i parenti dell’uno o dell’altro genitore.

Come si calcolano i gradi di parentela?

Il grado di parentela è la distanza in termini di discendenza tra gli appartenenti alla stessa famiglia.

Il rapporto e il grado di parentela si desumono dai certificati anagrafici che fanno fede fino a querela di falso. In mancanza, si ammette ogni mezzo di prova.

Per calcolare i gradi di parentela si procede in questo modo:

  • si individua la propria posizione all’interno dell’albero genealogico;
  • in caso di parentela in linea retta, si deve risalire al soggetto da cui discende la persona di cui si vuole determinare il grado di parentela; in caso di parentela in linea collaterale si deve risalire a un soggetto comune da cui discendono le due persone di cui si vuole determinare il grado di parentela;
  • si deve determinare il cammino più breve che unisce le persone di cui si vuole determinare la parentela;
  • si contano le linee di questo cammino minimo.

Ad esempio:

  • figlio e genitori sono parenti di 1° grado in quanto tra loro vi è un solo passaggio: “figlio –> genitore”;
  • fratelli o fratelli e sorelle sono parenti in 2° grado in quanto tra loro vi sono due passaggi “io –> genitore; genitore –> altro figlio, ossia il fratello”; 
  • nonni e nipoti sono parenti in 2° grado in quanto ci sono solo due passaggi da contare: “io –> genitore; genitore –> nonno”;
  • zii (fratelli dei genitori) e nipoti sono parenti collaterali di terzo grado. I passaggi da contare sono infatti tre: “io –> genitore; genitore –> nonno; nonno –> secondo figlio (ossia lo zio)”;
  • tra cugini c’è una parentela in linea collaterale del quarto grado. I passaggi da contare sono infatti quattro: “io –> genitore; genitore –> nonno; nonno –> secondo figlio (ossia lo zio); zio –> figlio dello zio (ossia cugino)”.

Differenze tra parenti e affini

In analogia a quanto indicato per la parentela c’è l’affinità, ossia i parenti del coniuge. Gli affini si distinguono:

  • in linea retta, se si fa riferimento alle persone che di un coniuge sono parenti in linea retta (ad esempio: padre, madre): essi sono affini in linea retta dell’altro coniuge (suocero, suocera);
  • in linea collaterale, se si fa riferimento alle persone che di un coniuge sono parenti in linea collaterale (ad esempio: fratello, sorella): essi sono affini in via collaterale dell’altro coniuge (cognato, cognata).

note

[1] Trib. Minorenni Bolzano, decreto, 6 aprile 2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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