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Taiwan: cosa può accadere tra Cina e Stati Uniti

20 Giugno 2022 | Autore:
Taiwan: cosa può accadere tra Cina e Stati Uniti

Il futuro di Taiwan dipende anche dalla guerra Russia-Ucraina e dalle decisioni che le altre potenze mondiali stanno assumendo in merito.

Per Taiwan e Cina quelli da febbraio ad oggi sono mesi di tensione, attesa e attento studio della guerra in corso. Da un lato, gli sguardi sono puntati sull’Ucraina e sulle sue inaspettate tattiche difensive, dall’altro puntano alla Russia e all’emarginazione nei suoi confronti posta in essere al fine di cessare lo scontro. Sia per Taiwan che per Cina, in ogni caso, è di fondamentale importanza osservare come effettivamente e a lungo termine Stati Uniti e Occidente si comportino contro il regime autoritario di Putin dopo l’invasione.

Il rischio è che Taiwan faccia la stessa fine di Kiev se da questa parte viene aperto anche un solo spiraglio di impunità, o di sanzioni non tanto gravi da mettere in ginocchio la Russia. Le decisioni che oggi l’Occidente prende nei confronti di Putin hanno rilevanza anche per scongiurare un eventuale attacco cinese domani.

Che la Cina punti a riprendersi Taiwan è un’evidenza che, specialmente negli ultimi mesi, sta destando non poca preoccupazione. A riprova di ciò, c’è il fatto che tra gennaio e maggio i voli militari sopra la Taipei Cinese sono raddoppiati: ne sono stati contati 465 tra caccia da combattimento, bombardieri aerei e da ricognizione.

Pechino da sempre ha come obiettivo quello di riportare sotto al suo controllo l’isola che, dal canto suo, punta all’indipendenza. Una mossa che, se venisse azzardata in questo momento, porterebbe ad un’ennesima guerra in modo quasi automatico.

Taiwan ha storicamente dalla sua parte Washington che, seppur la sostiene economicamente e rifornisce di armi, non ha mai avvallato la sua indipendenza dalla Cina proprio per non pestare i piedi sbagliati. Recentemente, però, Biden si è ampiamente sbilanciato sostenendo che, in caso di invasione cinese, gli Stati Uniti sarebbero pronti a difendere l’isola. Un’isola che, con i suoi 24 milioni di abitanti produce circa il 60% dei microchip di tutto il mondo, ormai diventati indispensabili, nuovo oro del XXI secolo. Ma soprattutto, parliamo di un’isola capace di fare gola a Usa e Cina principalmente per la sua posizione geografica strategica e accattivante.

Quello che principalmente è in ballo è l’egemonia sull’area di navigazione dell’Oceano Pacifico, contesa da tempo dalle due potenze rivali. Una posta in gioco talmente alta da garantire uno scontro armato tra le due, nel caso in cui Taiwan (difesa dagli Stati Uniti) o Cina decidessero di fare un passo in avanti per raggiungere ciascuna i propri obiettivi. Scontro che potrebbe portare anche, come succede ora in Ucraina, ad un blocco di porti e aeroporti, con un consequenziale stop di forniture di semiconduttori capace di mandare in crisi l’economia globale.

Ed è esattamente per questo che sono mesi di attesa sospesa, perché le sorti della nostra economia potrebbero nascondersi tra una bomba russa, un’esplosione ucraina o una sanzione Occidentale.



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