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Carcere o libertà per terroristi? La soluzione del Garante

20 Giugno 2022 | Autore:
Carcere o libertà per terroristi? La soluzione del Garante

Il Garante si domanda se sia giusto imporre il carcere ai brigatisti a distanza di decenni dalla commissione dei reati per i quali sono stati condannati.

A distanza di 30 anni (e più) dalla commissione degli atroci delitti di cui sono accusati, è giusto che i brigatisti latitanti finiscano in carcere dopo così tanto tempo? È a questa domanda che il garante per i diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, intervenendo alla presentazione della Relazione al Parlamento, che si è appena conclusa al Senato, cerca di dare una risposta. E la risposta, per lui, è no. No, perché il carcere non è sempre la soluzione. E il problema non sorge solo in merito al fatto che attualmente l’Italia abbia un serio e quasi irreversibile problema di sovraffollamento carcerario, ma no anche in virtù della funzione di rieducazione che la detenzione carceraria dovrebbe ricoprire (e che, nella maggior parte dei casi, ad oggi non ricopre).

Si chiede Palma, come può il carcere rieducare un terrorista che, nell’arco di questi decenni di libertà, ha già stravolto la sua vita?

Rispetto ai protagonisti della lotta armata degli anni ’70 e ’80 «l’obiettivo deve essere un percorso di tipo riconciliatorio che, partendo dall’affermazione della responsabilità, restituisca a chi ne è stato vittima il valore del riconoscere la sofferenza subita e, al contempo, sappia guardare positivamente al presente diverso e a un impegno in positivo di chi, in un tempo e un contesto lontani, ne è stato causa. Oggi la risposta sembra invece restringersi al solo carcere». Sottolinea il Garante «Almeno una decina delle persone allora condannate si trova in Francia in attesa degli esiti della procedura di estradizione avviata dinanzi all’Autorità giudiziaria francese, proprio nel corso dell’anno trascorso, sulla base di una richiesta formulata dal Governo italiano – ricorda – sono colpevoli di reati commessi tra i 30 e i 40 anni fa e da tempo hanno formalmente ripudiato la lotta armata, nulla risulta a loro carico nel periodo francese».

Il problema, secondo Palma, non sta nel riconoscimento dei reati commessi e nella relativa pena che ne deriva in seguito alla condanna, ma negli strumenti che ad oggi possono essere utilizzati per scontarla. «Pare doveroso e giusto porsi il problema di come gli strumenti messi a disposizione dall’Ordinamento penitenziario debbano essere declinati rispetto alle persone responsabili di reati commessi in quel particolare periodo storico e anche nel più generale quadro di reati commessi decine di anni fa da persone che poi hanno cambiato vita».



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2 Commenti

  1. E perhè non proporre un risarcimento per il fatidio che si dà loro ledendone la prvacy? Oppure proponiamoli per un’onorificenza per un ravvedimeto (neanche tanto operoso)

    1. Infattiiiiii… Nessuna resipiscenza… Gli assassini di Carlo Casalegno, Vittorio Occorsio, Emilio Alessandrini (a distanza di oltre 42 anni ho ancora “in testa” il ricordo delle sirene che accorrevano in v.le Umbria a Milano), gli stragisti d’ogni ordine e grado e di OGNI ESTRAZIONE POLITICA devono marcire in galera… anche se, per quel che ne penso da sempre, vanno messi a lavorare palla al piede… Altro che tv e cell in galera!!!

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