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Macron non sa con chi governare: cosa succederà in Francia

20 Giugno 2022 | Autore:
Macron non sa con chi governare: cosa succederà in Francia

Dopo le elezioni di ieri il presidente francese Macron è alla ricerca di alleati con cui governare, essendo ben lontano dall’avere una maggioranza assoluta. 

Il Governo francese è in stallo: al secondo turno delle elezioni legislative Emmanuel Macron ha dovuto toccare con mano una bruciante sconfitta, vedendo Marine Le Pen scalare le vette dei seggi in una modo che non registra alcun precedente simile (ma comunque preceduta da Jean-Luc Mélenchon).

Si tratta di una vera e propria svolta storica, quella avvenuta in Francia con l’exploit del Rassemblement national di Marine Le Pen, che grazie alle ultime votazioni ha ottenuto 89 seggi. Nelle scorse elezioni del 2017 il partito, che allora si chiamava Fronte Nazionale, ottenne 8 seggi e si dovette accontentare di sedere tra i non iscritti all’Assemblea Nazionale non riuscendo a raggiungere la soglia necessaria per formare un gruppo.

Cinque anni dopo, la situazione è cambiata: il partito di Le Pen ha ottenuto una svolta storica al termine del secondo turno delle elezioni legislative: 89 eletti del Rassemblement national entrano nel Palais-Bourbon, un risultato inaudito per l’estrema destra francese.

Mentre per il Presidente in carica Macron, si tratta di un crollo oltre ogni più nera previsione. Una situazione che, in assenza di una maggioranza d’azione solida, rappresenta un rischio per la Francia, viste le numerose sfide che proprio in questi mesi si trova ad affrontare sia sul piano nazionale che internazionale. L’obiettivo ora può essere solo quello di riuscire a trovare dei compromessi per tenere unito il Governo.

I seggi di Macron, infatti, sono assolutamente insufficienti per governare in autonomia, essendo ben lontano dalla maggioranza assoluta (289 seggi). Subito dopo «Ensemble!» del Presidente si posiziona «Nupes» di Jean-Luc Mélenchon, con 170-190 seggi, seguita da Marine Le Pen, che con il «Rassemblement National» sale a 80-95 seggi, rispetto agli 8 attuali.

Secondo le prime ipotesi dei macronisti, per uscire dallo scenario di crisi che si apre in Francia con il risultato delle elezioni legislative che vedono il partito del Presidente fermo a una maggioranza relativa, potrebbero essere possibili intese con singoli deputati di les Républicains e dei Socialisti «in seno alla Nupes e al di fuori», ha ipotizzato il nuovo ministro dell’Agricoltura Marc Fesneau (in carica dallo scorso 20 maggio) rieletto ieri nella Loir-et-Cher.

Per Macron la matassa ora sarà davvero complessa da sbrogliare: la forza più papabile alla cui porta poter bussare sarà la destra dei Républicans, che dovrebbero ottenere tra i 60 e i 75 seggi (per la prima volta meno di quelli conquistati da Le Pen).

«Paghiamo il prezzo di un sistema democratico arrivato all’ultimo respiro, con molti francesi arrabbiati, con molte astensioni. Ieri sera, escluso il Rn, ci sono state solo persone che hanno perso. Nessuno ha potuto rallegrarsi del risultato. Siamo in una situazione improbabile e inedita. Il peggio per un Paese è che non si riesca a far approvare nulla all’Assemblea nazionale, che ci si trovi in un processo di paralisi» ha aggiunto Fesneau.

Anche in Francia, come accade in Italia, un ruolo fondamentale in questa partita politica è stato giocato dall’astensionismo. Secondo il politologo francese Jean Yves Camus, che ha commentato l’alto tasso di astensione alle elezioni legislative, che ha raggiunto il 53,7%, la maggior parte dei francesi è totalmente disinteressato al voto e non crede nell’attuale politica.

«Esiste effettivamente in una parte del paese, presso i giovani, nei ceti popolari e nelle città dove la popolazione proviene dall’immigrazione, una indifferenza totale al voto, qualsiasi sia lo scrutinio. La nozione del voto come un atto civico, come un dovere che è la contropartita dei diritti di cui gode il cittadino nella nostra democrazia, esiste ormai solo fra le persone politicizzate e chi ha più di 60 anni. È una conseguenza, che era prevedibile, dell’evoluzione sociale degli ultimi decenni, durante i quali, la sinistra in particolare, ha moltiplicato le richieste di nuovi diritti, specie per le minoranze, senza vedere che la nozione di dovere stava scomparendo”, nota Camus, direttore dell”Observatoire des radicalités politiques’ della Fondazione Jean Jaures.



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