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Come certificare l’incapacità di intendere e di volere

9 Gennaio 2023 | Autore:
Come certificare l’incapacità di intendere e di volere

Come certificare che un soggetto è privo della capacità di compiere le sue azioni con piena consapevolezza.

Tuo padre è affetto da demenza senile e, da qualche tempo, non è più consapevole di quello che fa. Di recente, ha voluto fare dei lavori in giardino e, anziché potare degli alberi ricadenti nella vostra proprietà, ha danneggiato la siepe del vicino. Ha anche sottoscritto telefonicamente dei contratti relativi a servizi di cui non aveva necessità. Temi che, andando avanti così, dal suo comportamento possano derivare danni per gli altri e problemi per lui e per voi familiari. Vorresti quindi metterlo al riparo dalle conseguenze legali delle sue azioni e ti chiedi come fare. In questo articolo troverai la risposta: ti spiegheremo chi dichiara una persona incapace di intendere e di volere. Vedremo inoltre quali sono gli effetti di questa dichiarazione e cosa bisogna fare per escludere o limitare le conseguenze degli atti compiuti dalla persona incapace.

Cosa sono la capacità giuridica e quella di agire?

Prima di parlare dell’incapacità di intendere e di volere occorre avere ben chiare le nozioni di capacità giuridica e capacità di agire.

La capacità giuridica [1] è l’idoneità di un soggetto a essere titolare di diritti. Essa si acquista con la nascita, appartiene a ogni essere umano e non può essere mai esclusa o limitata.

La capacità di agire [2], invece, è l’idoneità di una persona a compiere validamente atti giuridici. Questi ultimi, anche se non ci si fa caso, fanno parte della vita quotidiana di ognuno: fare la spesa, ad esempio, altro non è che un contratto di compravendita stipulato con il commerciante e, pertanto, un atto giuridico.

La capacità di agire si acquista al compimento dei 18 anni. Tuttavia, il minore che ha compiuto 16 anni di età e, in casi eccezionali, viene autorizzato dal Tribunale a sposarsi è detto emancipato. Egli può compiere gli atti di ordinaria amministrazione (ad esempio le spese quotidiane) da solo, quelli di straordinaria amministrazione (come la vendita di un immobile) con l’assistenza di un curatore nominato dal giudice.

In alcuni casi la capacità di agire, come vedremo più avanti, può essere limitata o esclusa con un provvedimento del tribunale. Ciò avviene quando una persona è, in tutto o in parte, incapace di intendere e di volere.

Cosa significa incapacità di intendere e di volere?

L’incapacità di intendere è l’inidoneità a rendersi conto del significato delle proprie azioni e delle conseguenze delle stesse sul piano giuridico, sociale e morale.

L’incapacità di volere è l’inidoneità a controllare il processo di formazione della propria volontà, con la conseguenza che il soggetto pone in essere azioni che non vuole, oppure che vuole sulla base di un convincimento viziato. Ciò può avvenire, ad esempio, quando una persona soffre di allucinazioni che le fanno vedere la realtà in modo distorto e che la inducono ad agire sulla base di tale errata percezione.

Sono cause d’incapacità d’intendere o di volere:

  • la vecchiaia;
  • la malattia mentale;
  • l’ubriachezza o l’intossicazione da sostanze stupefacenti;
  • uno stato ipnotico;
  • altre situazioni da valutare caso per caso come un’insolazione, una patologia fisica che produce anche effetti a livello psichico, uno stato passionale intenso ed eccezionale.

La capacità d’intendere e di volere possono essere entrambe mancanti o ridotte, oppure il soggetto può essere privo di una soltanto di esse.

Cosa sono l’interdizione e l’inabilitazione?

Quando una persona è, in tutto o in parte, incapace di intendere e di volere, può rendersi necessario chiedere al tribunale di emettere un provvedimento che escluda o limiti la sua capacità di agire. In tal caso, si parla di interdizione o di inabilitazione.

L’interdizione [3] è la misura più estrema, alla quale si ricorre quando una persona è affetta da un’abituale infermità di mente che non le consente di provvedere ai propri interessi. In tale ipotesi, il giudice nomina un tutore che la sostituisca nel compimento di tutti gli atti della vita.

L’inabilitazione [4] è, invece, un istituto pensato per le persone che non sono in grado di curare pienamente i propri interessi a causa delle loro condizioni. Per quanto riguarda la sfera psichica, si ha riguardo ai casi in cui la capacità d’intendere e di volere del soggetto non è esclusa, ma limitata. In tale ipotesi, viene nominato un curatore che assiste l’inabilitato nel compimento degli atti di straordinaria amministrazione (ad esempio, la vendita di un immobile).

L’interdizione o l’inabilitazione si chiedono presentando un ricorso al giudice tutelare. L’iniziativa può provenire dai congiunti dell’interessato, oppure da altri soggetti come il pubblico ministero, i servizi sociali o l’Azienda sanitaria locale.

Quando lo stato di incapacità è riconosciuto in un provvedimento di interdizione o di inabilitazione si parla di incapacità legale. Se, invece, tale condizione sussiste ma non è dichiarata giudizialmente si parla di incapacità naturale. Quest’ultima situazione si verifica anche quando una persona si trova in condizioni di confusione mentale transitoria, dovute ad esempio a un virus, all’ipnosi, all’assunzione di alcool o stupefacenti.

Incapacità di intendere e di volere: quali conseguenze?

Lo stato di incapacità della persona comporta alcune conseguenze:

  • dal punto di vista civilistico, se l’incapace cagiona un danno ad altri non ne risponde [5]. Il risarcimento è, però, a carico di colui che è tenuto alla sua sorveglianza, a meno che non dimostri di non aver potuto impedire il fatto;
  • dal punto di vista penale, se l’incapace commette un fatto previsto dalla legge come reato non è punibile [6]. Se al momento in cui egli ha commesso il fatto si trovava in stato di incapacità parziale la pena è ridotta;
  • gli atti giuridici compiuti dall’incapace sono, in linea di principio, annullabili entro 5 anni dalla data in cui sono stati posti in essere [7]. Gli atti unilaterali (ad esempio, una procura rilasciata per un affare) possono essere annullati se ne risulta un grave pregiudizio per l’incapace; per i contratti (come, ad esempio, la vendita) è richiesto anche che vi sia stata la malafede dell’altro contraente.

Come si dichiara una persona incapace di intendere e di volere?

A questo punto, risulterà chiaro che la dichiarazione di una persona incapace di intendere e di volere è fatta sempre da un giudice, a seguito di una procedura diversa secondo le circostanze.

Se il soggetto incapace è stato sottoposto a un procedimento di interdizione o di inabilitazione, la sua condizione verrà  resa ufficiale dal provvedimento del giudice tutelare che nomina il tutore o il curatore.

Diverso è il caso in cui la persona incapace, anche se non interdetta né inabilitata, è sottoposta a un giudizio perché ha commesso un reato o ha cagionato un danno. In tale ipotesi, il tribunale dovrà accertare se, al momento in cui il fatto si è verificato, il soggetto fosse o meno capace d’intendere e di volere e lo dichiarerà nella sua sentenza.

La stessa cosa avviene qualora venga chiesto l’annullamento di un atto compiuto da persona incapace: sarà il giudice a dichiarare lo stato di quest’ultima, con riferimento al momento in cui l’atto è stato posto in essere.

In ogni caso, perché il magistrato formi il suo convincimento occorrono delle prove. A tal fine, rilevano soprattutto le certificazioni mediche, in particolare quelle rilasciate da specialisti in psichiatria e da psicologi. Se queste mancano o comunque se lo ritiene necessario il giudice può anche nominare un Consulente tecnico d’ufficio (Ctu): si tratta di uno specialista, scelto tra quelli iscritti in un apposito elenco, che esprime il suo parere in un’apposita relazione.


note

[1] Art. 1 cod. civ.

[2] Art. 2 cod. civ.

[3] Art. 414 cod. civ.

[4] Art. 415 cod. civ.

[5] Art. 2047 cod. civ.

[6] Art. 85 cod. pen.

[7] Art. 428 cod. civ.


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