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Medico ospedaliero fa visite private: quali obblighi ha?

21 Giugno 2022 | Autore:
Medico ospedaliero fa visite private: quali obblighi ha?

Come funziona il regime di intramoenia: quali autorizzazioni servono, chi e a quali condizioni può eseguire le prestazioni e quanto deve pagare il paziente. 

Da alcuni anni, il confine tra la sanità pubblica e quella privata si è assottigliato: molti medici vengono autorizzati dall’Azienda sanitaria di appartenenza a svolgere la libera professione, sia nel loro studio sia, in alcuni casi, anche nella struttura in cui lavorano. In questo caso, i medici sono autorizzati ad utilizzare i vari servizi e apparecchiature diagnostiche presenti nell’ambulatorio, ma ovviamente questo non può avvenire indiscriminatamente e nemmeno gratis.

Serve sempre un’autorizzazione preventiva dell’Amministrazione e un rendiconto periodico delle attività svolte in regime di intramoenia, anche perché è previsto il pagamento di una tariffa che il medico deve versare all’Asl di appartenenza. Vediamo, quindi, quali obblighi ha un medico ospedaliero che fa visite private.

Intramoenia: cos’è e come funziona?

Anche un dipendente pubblico, in determinati casi, può lavorare privatamente, come avviene quando un medico ospedaliero viene autorizzato dall’Azienda sanitaria da cui dipende a svolgere la libera professione in un particolare regime, detto di “intramoenia”, cioè intramuraria, in quanto avviene all’interno dell’ospedale (anche se esiste un particolare tipo di intramoenia allargata che consente lo svolgimento dell’attività nello studio privato).

L’attività medica intramoenia è disciplinata dalla legge [1] e viene comunemente definita dagli operatori del settore con l’acronimo «Alpi» (Attività di libera professione intramuraria): grazie ad essa il medico di un ospedale che ha stipulato un’apposita convenzione con la sua Azienda sanitaria (di solito, la durata è annuale con rinnovo) può erogare, da quel momento in poi, le prestazioni ai propri pazienti come se fosse un medico privato, purché ciò avvenga al di fuori dell’orario di lavoro presso la struttura pubblica.

Quindi, il medico autorizzato ad operare in regime di intramoenia può visitare i pazienti anche nelle stanze dell’ospedale e sottoporli ad accertamenti, esami e trattamenti utilizzando le attrezzature della struttura pubblica. Ovviamente, le prestazioni cliniche devono essere le medesime che il medico eroga in base al suo contratto di lavoro con il Servizio sanitario nazionale (ad esempio, un ortopedico non potrà svolgere visite ginecologiche).

Medico in intramoenia: quanto paga il paziente?

Il paziente di un medico in intramoenia è assimilato ad un cliente che viene assistito, visitato e curato privatamente, pertanto è tenuto al pagamento della parcella in base alla tariffa professionale e secondo l’importo concordato con il medico stesso.

Il medico, in quanto professionista, è tenuto a rilasciare al cliente la fattura per i compensi ricevuti. L’emissione del documento fiscale garantisce l’imponibilità delle somme ricevute dal percettore e la sua consegna consente al paziente la possibilità di detrarre fiscalmente le spese sanitarie sostenute.

Le Aziende sanitarie provinciali e locali, in base alle direttive emanate dalle Regioni di appartenenza, monitorano costantemente le attività svolte dai medici in intramoenia e rendicontano anche i loro incassi: in molte zone d’Italia, è prevista una piattaforma telematica per gestire le prenotazioni e le visite effettuate, anche in raccordo con il Fascicolo sanitario elettronico, ed è ammessa la possibilità per i pazienti di pagare, con mezzi tracciabili come le carte di credito o di debito, il corrispettivo dovuto al medico direttamente alla struttura sanitaria di appartenenza.

Medico in intramoenia: quando commette reato?

Talvolta, accade che un medico regolarmente autorizzato ad operare in regime di intramoenia incassi e trattenga indebitamente somme che avrebbe dovuto riversare all’Azienda sanitaria di appartenenza, secondo quanto previsto nella convenzione Alpi stipulata. Ad esempio, una recente sentenza della Corte di Cassazione [2] ha affermato che sussiste il reato di peculato [3] nel caso in cui il medico ometta dolosamente di versare all’Asl la quota dovuta sui corrispettivi incassati dai pazienti.

In quella vicenda, il medico condannato era stato autorizzato a compiere attività in regime di «intramoenia allargata» [4], cioè presso il suo studio professionale privato ed esterno all’ospedale, ma a seguito di un accertamento era risultato che aveva emesso un numero di fatture inferiore rispetto alle visite effettivamente svolte. Di conseguenza, l’Ente pubblico aveva subito un danno patrimoniale e prima ancora di ciò il medico, in quanto pubblico dipendente, si era indebitamente appropriato di somme di pertinenza dell’Azienda sanitaria (in quel caso, pari al 25% dell’importo pagato dai pazienti). La Suprema Corte sottolinea che in tali occasioni il medico in intramoenia diventa «agente contabile», dunque ha l’obbligo di rendiconto dei valori che maneggiano ed appartengono, seppur in parte, alla Pubblica Amministrazione.


note

[1] L. n. 189 del 08.11.2012 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 13 settembre 2012, n. 158, recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute“.

[2] Cass. sent. n. 23792 del 20.06.2022.

[3] Art. 314 Cod. pen.

[4] Art. 72, co. 7, L. n. 448/1998.


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