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Editoriali Nuovi minimi per partite IVA: pro e contro. Conviene davvero?

Editoriali Pubblicato il 20 ottobre 2014

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> Editoriali Pubblicato il 20 ottobre 2014

Soglie di ricavi, coefficienti, contributi e data di avvio gli elementi da valutare.

Il disegno della legge di stabilità non è neppure arrivato al Parlamento, e già piovono le richieste di correggere il nuovo regime forfettario per le partite Iva. Quello, per intenderci, destinato a sostituire dal 2015 il regime dei minimi per autonomi e mini-imprese, triplicando l’aliquota dal 5 al 15 per cento.

Si lamentano i professionisti, in particolare, per i quali il livello dei ricavi che consente di avere la tassazione agevolata si abbasserà l’anno prossimo da 30mila a 15mila euro. Una soglia che anche il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, ha definito nei giorni scorsi troppo bassa.

Nel frattempo, gli oltre 700mila contribuenti che oggi stanno beneficiando dei minimi si chiedono se e quanto le nuove regole saranno convenienti. E in ballo ci sono anche i giovani, gli ex dipendenti che hanno perso il lavoro e i pensionati che apriranno una partita Iva nei prossimi mesi per mettersi in proprio. Il tutto per una platea di 900mila potenziali interessati, secondo le previsioni del premier, Matteo Renzi.

Ma non è solo una questione di aliquota o di livelli di reddito. Anzi, l’impatto del regime forfettario dovrà essere valutato tenendo conto di almeno quattro fattori diversi, che potranno essere modificati più o meno profondamente da deputati e senatori, rispetto al testo del Ddl licenziato mercoledì scorso dal Consiglio dei ministri.

Oltre al limite dei ricavi, va considerato il coefficiente che deve essere applicato per calcolare il reddito.

Chi aderisce al nuovo regime, infatti, non può dedurre i costi sostenuti voce per voce. Al contrario, il Ddl di stabilità prevede dei forfait da applicare ai ricavi, che variano per i diversi tipi di attività. Ad esempio, per i professionisti il coefficiente di redditività è fissato al 78%: in pratica, un giovane avvocato che incassa 10mila euro, calcolerà l’imposta del 15% su un imponibile forfettario di 7.800 euro, da cui potrà sottrarre solo i contributi previdenziali. Alcune categorie hanno già chiesto di modificare i coefficienti, ma c’è anche un altro aspetto da valutare: chi calcola il reddito a forfait, difficilmente potrà azzerare l’imponibile, anche considerando l’abbattimaento di 1/3 per i primi tre anni. Mentre oggi un contribuente minimo che abbia molte spese – magari perché in fase di start up – può finire a zero.

C’è poi il nodo della previdenza. La bozza messa a punto dal Governo elimina i minimi contributivi per artigiani e commercianti, che quindi potranno parametrare i versamenti previdenziali sulla base del reddito reale.

Non è semplice, quindi, valutare nel caso concreto i pro e i contro. E questo al netto delle modifiche (tutt’altro che improbabili) rispetto al regime delineato dalle bozze del Ddl stabilità circolate nei giorni scorsi.

Di fatto, il nuovo regime forfettario – dato che non ha una scadenza – si propone come un’alternativa stabile al regime ordinario di tassazione per chi ha redditi bassi. Tant’è vero che chi ha i requisiti cade automaticamente nel forfait e, se lo desidera, può optare per seguire le regole “normali”. Un’opzione che oggi – a dir la verità – pare molto difficile da immaginare, se non altro perché chi calcola le tasse a forfait evita anche Iva, studi di settore e Irap.

Con ogni probabilità, il vero competitor del forfait sarà l’attuale regime dei minimi al 5 per cento. Il Ddl di stabilità lo cancella dal 2015, ma chi vi si trova oggi potrà decidere di restarci fino alla scadenza “naturale”: vale a dire il termine di cinque anni o il compimento dei 35 anni di età. In base alle prime simulazioni, l’asticella della convenienza sembra pendere verso l’attuale regime dei minimi, se non altro per l’aumento dell’aliquota.

Al di là di chi è già nei minimi, non è neppure da escludere una corsa ad aprire la nuova partita Iva entro il 31 dicembre di quest’anno, così da garantirsi la possibilità di scegliere tra i due modelli fiscali secondo la propria convenienza.

Quattro aspetti chiave da considerare per “pesare” la convenienza del regime forfettario

1 | LE SOGLIE DI RICAVI

Livelli differenziati

L’attuale regime dei minimi con tassazione al 5% fissa il limite massimo di ricavi annui a 30mila euro. Il regime forfettario ipotizzato dal Ddl della stabilità per il 2015, invece, differenzia le soglie di ricavi e compensi in base al tipo di attività svolta.

Ad esempio, la bozza di allegato circolata la scorsa settimana abbassa l’asticella a 15mila euro per le attività professionali, tecniche e sanitarie, alzandola invece a 40mila euro per le attività di commercio all’ingrosso e al dettaglio.

Il rischio di «uscita»

Dato che il nuovo regime non avrà scadenza, il superamento dei ricavi potrebbe essere una delle principali situazioni in cui il contribuente è costretto ad abbandonarlo passando alla tassazione ordinaria.

2 | I COEFFICIENTI DI REDDITIVITÀ

Il forfait

Nell’attuale regime dei minimi, il reddito su cui calcolare l’aliquota del 5% viene determinato sottraendo i costi ai ricavi. Invece, nel nuovo regime agevolato il reddito da tassare al 15% si calcolerà in modo forfettario, applicando ai ricavi un «coefficiente di redditività», che varia in base al tipo di attività. In base all’allegato al Ddl stabilità, il coefficiente è, ad esempio, del 40% per il commercio all’ingrosso e al dettaglio e arriva al 78% per le attività professionali.

Addio al reddito zero

Oggi i minimi – soprattutto nei primi anni di attività – possono azzerare il reddito deducendo le spese e i contributi. Con il nuovo meccanismo questa chance sembra preclusa o, quanto meno, riservata solo a chi ha pochissimi ricavi.

3 | LA VARIABILE DEI CONTRIBUTI

La deducibilità

I nuovi minimi, secondo le bozze del Ddl stabilità circolate nei giorni scorsi, potranno continuare a dedurre i contributi previdenziali, come accade già con le regole attuali. In pratica, per determinare il reddito, dopo avere applicato ai ricavi il coefficiente di redditività, si deducono i contributi previdenziali: che rimangono, peraltro, l’unico costo deducibile.

 

Artigiani e commercianti

Nel nuovo regime non si applicherà il livello minimo imponibile per i contributi previdenziali previsto per chi è iscritto alle gestioni previdenziali degli artigiani e dei commercianti. Si tratta di una semplificazione che permette di ridurre i costi e può dare appeal al nuovo regime per queste categorie.

4 | LA DATA D’INIZIO ATTIVITÀ

Agevolazione stabile

Il nuovo regime forfettario sarà a regime. Si tratta di una novità rilevante rispetto al regime attuale, nel quale si può restare per cinque anni o comunque fino al compimento dei 35 anni.

A differenza di quello attuale, quindi, il nuovo regime non è solo aperto a chi avvia un’attività, ma anche a chi la esercita da anni, purché non sfori le soglie di ricavi o compensi.

Per l’avvio

Il nuovo regime prevede un’agevolazione ulteriore per chi inizia un’attività. Per tre anni dall’avvio, infatti, si può ridurre il reddito di un terzo e, su questo importo, applicare l’aliquota del 15 per cento. In questo modo, il nuovo regime punta a tenere conto delle maggiori spese che vengono sostenute nella fase di start up.

La platea

Se le anticipazioni saranno confermate, il nuovo regime forfettario sarà operativo dal 1° gennaio 2015. Si applicherà alle persone fisiche, quindi ditte individuali, anche imprese familiari, o professionisti con partita Iva autonoma. Potranno utilizzarlo tutti coloro che hanno i requisiti previsti dal Ddl stabilità, indipendentemente dalla loro età anagrafica e dall’anzianità della loro partita Iva.

Rispetto al precedente regime cambiano decisamente i parametri per l’accesso. Innanzitutto, per rientrare tra i minimi occorre rispettare i limiti dei ricavi o dei compensi, differenziati a seconda del tipo di attività. In base alla tabella allegata al Ddl stabilità, si va, ad esempio, dai 15mila euro delle attività professionali e degli intermediari del commercio, fino ai 40mila euro per i commercianti all’ingrosso. Inoltre, è necessario che i costi per il personale non superino i 5mila euro e che quelli per i beni strumentali non sforino i 20mila euro.

 

I calcoli

Nell’attuale regime dei minimi, il reddito viene determinato su base analitica (ricavi/compensi meno costi). Il nuovo regime, invece, prevede un calcolo su scala forfettaria. In pratica, occorre applicare all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti un particolare coefficiente di redditività, che varia a seconda del tipo attività svolta.

Sul reddito così determinato si applica l’imposta sostituiva pari al 15%. Si tratta dunque di un deciso cambio di passo rispetto al passato, in quanto il nuovo regime si caratterizza per una diversa modalità di determinazione del reddito che prescinde, nei fatti, dai costi effettivi.

Rimangono comunque detraibili i contributi previdenziali pagati.

Inoltre, per chi avvia una nuova attività, per il periodo d’imposta in cui questa è iniziata e nei successivi due, il reddito forfettizzato è ulteriormente ridotto di un terzo.

Al reddito così determinato occorre applicare l’aliquota del 15%: triplicata rispetto all’aliquota del regime attuale, al 5 per cento.

 

I benefici

Il nuovo regime introduce il beneficio in modo stabile: è possibile utilizzarlo fino a che si posseggono i requisiti.

Chi decide di entrare nei nuovi minimi, come accade per il regime attuale, resta fuori dal perimetro di Iva, Irap e studi di settore.

Il nuovo regime introduce un’agevolazione per i contributi previdenziali di artigiani e commercianti: che li pagheranno sul reddito effettivo, perché non si applicherà nel nuovo regime il livello minimo imponibile previsto ai fini del versamento dei contributi previdenziali.

Infine, il reddito calcolato secondo le regole del nuovo regime non si cumula nel calcolo dell’Irpef dovuta sugli altri eventuali redditi, ma deve essere considerato unicamente per applicare le detrazioni per i carichi di famiglia.


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1 Commento

  1. sto per intraprendere una nuova attivita’ commerciale. precisamente una tabaccheria. oltre al mio commercialista,alla scia comunale da richiedere,vorrei saperne qualcosa in piu’ in merito ai costi della p.iva,cosa presentare per avviare il tutto. nozioni in merito.
    grazie

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