Diritto e Fisco | Articoli

Pipì in autostrada: quali conseguenze?

21 Giugno 2022 | Autore:
Pipì in autostrada: quali conseguenze?

Bisogno fisiologico impellente: ci si può fermare nella corsia d’emergenza? È valido il verbale della polizia che sanziona chi urina sul guard-rail?

Non sempre è possibile raggiungere l’autogrill più vicino se si è in autostrada e bisogna soddisfare un bisogno fisiologico impellente. Si pensi, ad esempio, a un incidente che ha causato un incolonnamento che non consente alle auto di muoversi, oppure al motore in panne che costringe il veicolo a fermarsi in una piazzola di sosta. In casi del genere, come comportarsi se bisogna urinare con urgenza? Quali conseguenze per chi fa pipì in autostrada?

La risposta a questa domanda dipende dalle concrete circostanze in cui si trova l’automobilista. Ad esempio, secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione [1], va multato l’automobilista che urina sul guard-rail dell’autostrada senza fare nulla per nascondere la propria condotta agli occhi degli altri conducenti. E ciò a prescindere che qualcuno abbia visto o meno l’espletamento del bisogno fisiologico. Questa conclusione, però, non è sempre valida. Quali sono le conseguenze per chi fa pipì in autostrada? Scopriamolo insieme.

Corsia di emergenza: quando si può usare?

Quando è consentito fermarsi sulla corsia d’emergenza? È una domanda fondamentale a cui rispondere per comprendere se ci si può fermare anche per urinare.

Secondo il Codice della strada [2], sulle carreggiate, sulle rampe e sugli svincoli è vietato sostare o solo fermarsi, fuorché in situazioni d’emergenza dovute a malessere degli occupanti del veicolo o ad inefficienza del veicolo medesimo.

In tali casi, il veicolo deve essere portato nel più breve tempo possibile sulla corsia per la sosta di emergenza o, mancando questa, sulla prima piazzola nel senso di marcia, evitando comunque qualsiasi ingombro delle corsie di scorrimento.

Da questa disposizione, seppur indirettamente, può ricavarsi la funzione della corsia d’emergenza: essa è diretta a ospitare solamente veicoli guasti (in avaria) ovvero veicoli che trasportano persone (anche diverse dai conducenti) colte da improvviso malessere.

Dunque, è severamente vietato ogni altro utilizzo della corsia, in quanto il veicolo fermo su di essa potrebbe creare problemi al traffico, bloccare il soccorso ad altre persone e perfino causare un incidente.

La sosta d’emergenza non deve mai eccedere il tempo strettamente necessario per superare l’emergenza stessa.

Piazzola di sosta: quando si può utilizzare?

Le piazzole di sosta sono porzioni della sede stradale deputate alla sosta di ogni veicoli ammesso alla circolazione sulle tratte autostradali e sulle arterie extraurbane.

Le piazzole rappresentano una sorta di estensione delle corsie d’emergenza e si differenziano da queste ultime per essere adibite specificamente alla sosta dei veicoli.

Il motivo della sosta può essere sia un guasto al veicolo sia un malessere del conducente o di un passeggero, sebbene la legge non menzioni esplicitamente una “emergenza” quale unico motivo valido per effettuare una sosta (un colpo di sonno da parte del conducente, ad esempio, è una motivazione valida per sostare in una piazzola).

In linea di principio, quindi, le piazzole rappresentano uno spazio di sosta più sicuro delle corsie di emergenza, in quanto non deputate alla circolazione dei mezzi, pur essendo parte della sede stradale.

Quindi, mentre le corsia d’emergenza dev’essere usata per brevissimo tempo e, di norma, il conducente non potrebbe abbandonare il veicolo, nella piazzola di sosta è consentito lasciare l’abitacolo, ad esempio per prendere un po’ d’aria, per sgranchirsi le gambe oppure, come vedremo, per urinare.

È legale fare pipì in autostrada?

È legale urinare in autostrada? Quali sono le conseguenze? Secondo la sentenza della Cassazione citata in apertura, va multato l’automobilista che fa pipì sul guard-rail della corsia d’emergenza in autostrada, quando il fatto è avvenuto senza una reale impellenza di espletare il bisogno fisiologico e senza nemmeno tentare di coprirsi alla vista degli altri automobilisti.

Nel caso di specie, la polizia stradale aveva sorpreso un uomo mentre urinava in piedi sul guard-rail della corsia emergenziale.

Secondo i giudici, non vi era prova che l’automobilista non potesse soddisfare altrove il proprio bisogno fisiologico, né che egli avesse usato tutte le cautele possibili per evitare di essere visto e di offendere la pubblica decenza. La conseguenza, quindi, è una multa a titolo di sanzione amministrativa.

Le cose cambiano, invece, nell’ipotesi in cui il bisogno fisiologico sia realmente impellente: in questo caso, per la giurisprudenza [3], si può usare la corsia d’emergenza in quanto il disagio proveniente da tale situazione rientra nella nozione di “malessere” prevista dalla legge come condizione per potersi fermare.

Più in generale, secondo la Suprema Corte, per “malessere” non si può intendere solo una grave condizione d’infermità che incide sulla capacità di intendere e volere del soggetto (ad esempio, un infarto o un forte capogiro); tale nozione deve comprendere ogni forma di disagio e necessità fisica, anche transitoria, che non consente di proseguire la guida con il dovuto livello di attenzione.

Dunque, nella nozione generica di malessere vanno comprese perfino le esigenze fisiologiche impellenti, che non possono essere trattenute, purché espletate cercando di mettersi al riparo dalla vista degli altri conducenti.


note

[1] Cass., ord. n. 19573 del 17 giugno 2022.

[2] Art. 176 cod. str.

[3] Cass., sent. n. 13124/2019.

Autore immagine: depositphotos.com

Cass. civ., sez. VI – 2, ord., 17 giugno 2022, n. 19573

Presidente Bertuzzi – Relatore Dongiacomo

Fatti di causa

1.1. Il tribunale, con la sentenza in epigrafe, in accoglimento dell’appello proposto dalla Prefettura di Pistoia, ha rigettato l’opposizione di M.M.L. avverso l’ordinanza ingiunzione emessa a seguito del verbale con il quale la polizia stradale, in data 4/7/2017, gli aveva contestato la violazione dell’art. 726 c.p..

1.2. Il tribunale, in particolare, ha ritenuto che fosse documentalmente provato che l’opponente era stato sorpreso ad urinare in piedi sul guardrail posto a delimitazione della corsia di emergenza di un tratto dell’autostrada A11 e che tale atto, essendo contrario alla “pubblica decenza”, integrava il fatto tipico previsto dalla norma sanzionatoria di cui all’art. 726 c.p., rimanendo, per contro, irrilevante che tale atto non era stato percepito da alcuno e che lo stesso non era risultato concretamente offensivo.

1.3. Nè, ha aggiunto il tribunale, sussiste l’esimente soggettiva, dedotta dal ricorrente in prime cure, della mancanza di colpa, essendo rimasto indimostrato il fatto che lo stesso non potesse soddisfare aliunde il proprio impellente bisogno e di aver usato tutte le cautele possibili per evitare di essere visto e/o di offendere la pubblica decenza “posto che per la presenza dei lavori in corso (secondo la stessa prospettazione dell’appellante) questi ha occupato la corsia preferenziale ed è comunque risultato ben visibile dalla pattuglia della Polizia che ha provveduto ad effettuare il verbale di contestazione”.

1.4. M.M.L. , con ricorso notificato il 14/9/2021, ha chiesto, per due motivi, la cassazione della sentenza.

1.5. Il Ministero dell’interno-Prefettura di Pistoia ha depositato “atto di costituzione”.

1.6. Il ricorrente ha depositato memoria.

Ragioni della decisione

2.1. Con il primo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione e la falsa applicazione dell’art. 726 c.p. e l’omesso esame della mancanza di offensività in concreto della condotta, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui il tribunale ha ritenuto che l’opponente fosse responsabile dell’illecito previsto dall’art. 726 c.p. sul rilievo che lo stesso era stato sorpreso ad urinare in piedi sul guardrail posto a delimitazione della corsia di emergenza di un tratto autostradale e che tale atto, essendo contrario alla “pubblica decenza”, integrava il fatto tipico previsto dalla norma sanzionatoria di cui all’art. 726 c.p., rimanendo, per contro, irrilevante che tale atto non era stato percepito da alcuno e che lo stesso non era risultato concretamente offensivo, senza, tuttavia, considerare che, al contrario, la norma predetta, configurando un reato, poi depenalizzato, a pericolo concreto e non a pericolo astratto o presunto, impone al giudice di verificare, in concreto, se la condotta tenuta dall’opponente abbia, in relazione alle circostanze di tempo e di luogo in cui è stato posto in essere l’atto, effettivamente arrecato una reale lesione al bene giuridico protetto, accertando, in particolare, se l’autore dell’atto aveva o meno adottato, in relazione al contesto di tempo e di luogo, le cautele necessarie per non essere percepito da terzi.

2.2. Il motivo è infondato. Il ricorrente, invero, non si confronta realmente con la sentenza che ha impugnato: la quale, in effetti, lungi dall’aver rigettato l’opposizione proposta sul mero rilievo che l’istante era stato sorpreso ad urinare in piedi sul guardrail posto a delimitazione della corsia di emergenza di un tratto dell’autostrada Alt, ha, in sostanza, ritenuto che non era stato dimostrato in giudizio il fatto che lo stesso avesse usato tutte le cautele possibili per evitare di essere visto da terzi, essendo, per contro, emerso che, “per la presenza dei lavori in corso (secondo la stessa prospettazione dell’appellante)”, questi aveva “occupato la corsia preferenziale” ed era comunque “risultato ben visibile dalla pattuglia della Polizia che ha provveduto ad effettuare il verbale di contestazione”.

2.3. Con il secondo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione e la falsa applicazione dell’art. 726 c.p. e dell’art. 156C.d.S., comma 1, lett. d), in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui il tribunale ha ritenuto che l’opponente fosse responsabile dell’illecito previsto dall’art. 726 c.p. senza, tuttavia, considerare la sussistenza della scriminante costituita dallo stato di necessità, il quale consente la sosta nella corsia d’emergenza in caso di malessere del guidatore o del passeggero, come la necessità impellente della minzione.

2.4. Il motivo è inammissibile. Secondo il costante insegnamento di questa Corte (cfr. Cass. n. 20694 del 2018; Cass. n. 15430 del 2018), infatti, qualora una determinata questione giuridica che, come quella prospettata nel mezzo in esame, implichi un accertamento di fatto, non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata, il ricorrente che proponga la suddetta questione in sede di legittimità, al fine di evitare una statuizione d’inammissibilità per novità della censura, ha l’onere (rimasto, nella specie, del tutto inadempiuto) non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione dinanzi al giudice di merito ma anche, per il principio di specificità del motivo, di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, riproducendo in ricorso (e non certo nella memoria successivamente depositata che, di per sé, non è idonea a sanare il conseguente difetto di specificità del motivo: cfr. Cass. n. 21379 del 2005; Cass. n. 7260 del 2005; Cass. n. 13483 del 2000) il relativo testo nella misura a tal fine necessaria, onde dar modo alla Corte di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la questione stessa.

  1. Il ricorso (escluso ogni rilievo, in difetto di censure sulla misura della sanzione inflitta, alla sentenza n. 95 del 2022, con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 726 c.p. limitatamente alla misura edittale della sanzione amministrativa ivi prevista, e cioè nella parte in cui prevede la sanzione amministrativa pecuniaria “da Euro 5.000 a Euro 10.000” anziché “da Euro 51 a Euro 309”) dev’essere, quindi, rigettato.
  2. Nulla per le spese di lite in difetto di una reale attività difensiva della parte resistente.
  3. La Corte dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

P.Q.M.

La Corte così provvede: rigetta il ricorso; dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube