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Come riprendersi la casa donata a una persona ingrata

3 Giugno 2022
Come riprendersi la casa donata a una persona ingrata

Revoca della donazione per ingratitudine: come riprendersi l’immobile regalato a un familiare o al coniuge. 

Una volta fatta una donazione non la si può più revocare, a meno che il beneficiario si macchi di gravi colpe nei confronti del donante. Ed è chiaro che chi riceve una donazione opporrà qualsiasi tipo di difesa pur di tenersi ciò che gli è stato regalato, contestando qualsiasi accusa gli venga mossa. La battaglia si fa ancor più aspra in presenza di beni di particolare valore come gli immobili. Ed è qui che sorge un dubbio frequente: come riprendersi la casa donata ad una persona ingrata?

La legge stabilisce che l’ingratitudine a fronte della quale è possibile riprendersi una casa donata deve essere particolarmente grave: non può trattarsi cioè di una semplice divergenza di idee, dell’indifferenza del donatario, dei normali litigi che avvengono nelle famiglie. 

Ha fatto storia una sentenza della Cassazione che ha escluso la revoca della donazione, fatta dal suocero alla nuora, benché questa gli avesse nascosto di essere già in crisi col marito e in procinto di separarsi. 

Vediamo allora quali sono le ipotesi contemplate dalla legge per revocare la donazione. Di tanto avevamo già parlato in un precedente articolo dal titolo Cosa si intende per ingratitudine. Qui ripeteremo il discorso con specifico riferimento alla possibilità di riprenderei la casa donata a una persona ingrata.

Quando una persona è ingrata?

Il concetto di ingratitudine sposato dalla legge sulle donazioni è molto più ristretto rispetto a quello del vocabolario italiano. L’ingratitudine si manifesta in quattro ipotesi. 

L’indegnità a succedere

La prima delle ipotesi di ingratitudine si verifica quando donatario commette, ai danni del donante o dei suoi parenti più stretti, dei gravi reati, gli stessi che comportano l’indegnità a succedere. Si tratta, ad esempio, del caso di omicidio e tentato omicidio ai danni del donante, del suo coniuge, dei suoi figli o genitori. O della calunnia per un reato punibile con non meno di tre anni di carcere. O del caso di chi abbia modificato, occultato, falsificato o distrutto il testamento o costretto il donante a fare o disfare un testamento. O, infine, del caso del genitore decaduto dalla potestà genitoriale.

L’ingiuria grave

La seconda ipotesi di ingratitudine che consente di riprendersi la casa donata è quella dell’ingiuria grave. L’ingiuria, come noto, era un tempo un reato, oggi depenalizzato e degradato a semplice illecito civile. Tuttavia, il concetto di ingiuria necessaria per la revoca della donazione è molto più ampio rispetto a quella che un tempo costituiva illecito penale. Si deve trattare di un sentimento di avversione, manifestato in pubblico, tanto grave da essere socialmente deprecabile. Essa deve ledere l’immagine e la morale del donante. Ed ancora può trattarsi di un durevole sentimento di disistima delle qualità morali e di mancanza di rispetto nei confronti della dignità del donante. Non costituisce un comportamento qualificabile come ingiuria grave l’esercizio del normale diritto di critica nei confronti dell’operato del donante.

Il fatto che un coniuge tradisca l’altro non è sufficiente a configurare l’ingiuria grave, ma lo diventa quando l’infedeltà venga consumato con modalità tali da ledere la reputazione della vittima (si pensi a un adulterio con un parente o consumato alla luce del sole dinanzi alla collettività). 

La semplice separazione o il divorzio, anche se per comportamenti che violano i doveri del matrimonio (come le offese reciproche) non è causa di revoca della donazione per ingratitudine. 

Il danno grave al patrimonio del donante

Un altro caso in cui è possibile riprendersi la casa donata è quando il donatario compia un atto che possa comportare un grave pregiudizio al patrimonio del donante, ossia un atto tale da danneggiarlo economicamente. Si deve trattare di un «malvagio proponimento di danneggiare»: per cui non è di per sé idoneo a tal fine l’avere indebitamente sottratto al padre (donante) alcuni oggetti preziosi.

Il rifiuto degli alimenti

Chi riceve in donazione un bene da un’altra persona deve versare a quest’ultima gli alimenti nel caso in cui venga a trovarsi in uno stato di grave bisogno economico derivante da un’incapacità di lavorare.

Come riprendersi la casa donata per ingratitudine 

Per riprendersi la casa regalata a una persona ingrata è necessario citare quest’ultima in un normale giudizio civile nel corso del quale il donante deve fornire la prova dell’altrui ingratitudine. 

L’azione deve essere chiaramente patrocinata da un avvocato e si prescrive nel termine di un anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che consente la revocazione. Se l’ingratitudine è determinata da una pluralità di atti ingiuriosi rivolti verso il donante e tra loro strettamente connessi, il termine di decadenza per la proposizione della domanda decorre dal momento in cui l’offesa raggiunge un livello tale da non poter essere più ragionevolmente tollerata, secondo una valutazione di normalità.

La domanda di revocazione per causa d’ingratitudine deve essere proposta dal donante o dai suoi eredi, contro il donatario o i suoi eredi.

Chi dona non può mai rinunciare preventivamente alla revocazione.

Quando il donante è ancora in vita la scelta di agire in giudizio nei confronti del donatario o dei suoi eredi e la valutazione dei presupposti che consentono di agire spettano unicamente allo stesso. L’azione in questo caso non può essere intrapresa sulla base di una procura generale o essere intentata dai creditori o dagli eredi in via surrogatoria.

Se il donante è morto gli eredi possono esercitare l’azione solamente se la persona che ha effettuato la donazione ha conosciuto la causa di revocazione.



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