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Rivoluzione contro l’evasione con la legge stabilità: spesometro e IVA al centro

20 Ottobre 2014
Rivoluzione contro l’evasione con la legge stabilità: spesometro e IVA al centro

Il nuovo piano contro il nero: incrociare i dati su acquisti e cessioni e far emergere quelle differenze per così dire patologiche dietro cui si nasconde un’evasione fiscale.

La nuova legge di stabilità ridisegna la strategia di contrasto contro l’evasione fiscale. Si annuncia una vera e propria rivoluzione sia per quanto riguarda gli strumenti utilizzati dal fisco per stanare il nero, sia per quanto attiene alle successive mosse per costringere il contribuente a pagare.

1 | L’accertamento

La prima fase è quella dell’accertamento. Il fulcro dei controlli si sposterà su spesometro e IVA. In pratica, l’amministrazione fiscale si è accorta che l’imbuto di tutto è sempre l’azienda. È da qui che si può rilevare sia l’evasione dell’imprenditore che del privato cittadino. Con riferimento a quest’ultimo, chi effettua acquisti superiori alle proprie possibilità, fa scattare lo spesometro, lo strumento in grado di confrontare il reddito dichiarato dai contribuenti con le spese sostenute, per verificare se esse superiori al primo e, quindi, vi sono dei redditi non dichiarati.

Dunque, è proprio nelle pieghe dei registri Iva delle aziende, e in particolare dal confronto dell’IVA degli acquisti e quella delle vendite, che, secondo gli esperti, si nasconde la maggiore evasione. Ed è proprio da là e dall’utilizzo dello spesometro che partiranno i nuovi controlli fiscali.

Il rapporto del Nens (l’associazione Nuova economia e nuova società fondata da Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani) del giugno scorso faceva notare proprio questa circostanza: è nella dispersione della “filiera” tra acquisti e cessioni finali che si annida il nero da stanare e da recuperare.

È stata così stilata una prima analisi dei soggetti più a rischio evasione ottenuta proprio selezionando quelle situazioni in cui è evidente lo scostamento tra acquisti intermedi e basso volume delle cessioni dichiarate.

2 | L’invito a pagare

Il passaggio successivo sarà una sorta di invito al contribuente a rimediare spontaneamente sfruttando i termini più lunghi per le autocorrezioni.

In pratica, anche su questo tassello si annuncia una vera rivoluzione. Poiché lo scopo è sempre quello di ottenere il pagamento, si daranno maggiori possibilità al contribuente di ravvedersi da solo, evitando il rischio di maggiori sanzioni.

In particolare verrà riscritto lo strumento del ravvedimento operoso (ossia della possibilità di autocorreggersi): saranno allungati i tempi entro cui i contribuenti potranno ricorrere all’istituto e verranno ridotte le sanzioni (a scalare).

I contribuenti dovranno essere “avvisati” in anticipo sull’incongruenza della propria dichiarazione e saranno invitati a mettersi in regola prima ancora che scatti l’accertamento vero e proprio.

In pratica, se le nuove previsioni saranno confermate, il contribuente potrà integrare i redditi dichiarati anche oltre il termine della dichiarazione dell’anno successivo. Tuttavia, dal nuovo invio decorreranno i termini sia per la decadenza del potere di accertamento e sia per la notifica delle cartelle di pagamento. Di conseguenza, se il contribuente da un lato potrà sanare in un arco temporale più ampio irregolarità commesse, dall’altro l’amministrazione finanziaria avrà più tempo per notificargli dei provvedimenti.

Inoltre, il nuovo ravvedimento è precluso solo se è già stato notificato un avviso di accertamento o liquidazione oppure un avviso bonario.

In termini pratici, dunque, il contribuente al quale è stato notificato un verbale potrà autonomamente sanare le violazioni contestategli presentando una dichiarazione integrativa e liquidando le nuove imposte, sulle quali verserà le sanzioni ridotte previste per il ravvedimento.

Si tratta, certamente, di una misura favorevole per il contribuente, anche se sotto certi aspetti potrebbe non essere di facile applicazione.

Insomma, poiché contro la crisi e la mancanza di denaro neanche il Fisco può niente, allora l’amministrazione finanziaria ha deciso di scegliere la strada del dialogo col cittadino, dopo anni di ostilità.

Il buon esito delle nuove strategie, ovviamente, dipenderà unicamente dai funzionari di zona, dalla loro capacità di scremare le posizioni sostanzialmente “sane” da quelle con più evidenze criminali, dal rispetto dell’informazione preventiva al contribuente.

Del resto costruire l’immagine di un “fisco amico” sarà un’impresa ancor più ardua, per il nostro Stato, rispetto a quella di combattere l’evasione fiscale…


note

Autore immagine: 123rf com


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