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Chi deve essere presente alla donazione?

22 Giugno 2022
Chi deve essere presente alla donazione?

Come si fa una donazione: elementi, parti, consenso. La presenza dei testimoni, del coniuge, del donante e del donatario. Il caso degli eredi.

Un nostro lettore sta per donare una casa al figlio. Ha contattato un notaio ma, per la fretta, ha dimenticato di chiedergli chi deve essere presente alla donazione. Cercheremo di guidarlo noi in questo semplice percorso necessario a intestare la casa a un’altra persona.

Come funziona la donazione?

Chiariamo innanzitutto che la donazione è un contratto in quanto, come tutti i contratti, richiede il consenso di entrambe le parti. Il donatario, infatti, per quanto sia parte beneficiaria della donazione, a fronte della quale nulla deve in cambio, deve pur sempre manifestare la propria accettazione: non si può infatti intestare un bene a qualcuno che non lo vuole. Anche perché, del resto, il donatario è obbligato a prestare gli alimenti al donante qualora questi dovesse trovarsi in una condizione di grave necessità economica.

Per quanto invece riguarda le modalità con cui si deve concludere tale contratto, tutto dipende dal valore del bene donato. Se questo è modico rispetto alle condizioni economiche delle parti (la legge non specifica elementi numerici per determinare un importo esatto), allora la donazione può avvenire con il semplice scambio del bene da una mano all’altra. Oppure può avvenire con una scrittura privata o con un accordo verbale. Insomma, le donazioni di valore non rilevante possono avvenire informalmente o con qualsiasi mezzo vogliano le parti. L’eventuale atto scritto non necessita neanche di essere registrato.

Diverso invece è il discorso per le donazioni di immobili e per quelle di non modico valore: queste devono sempre avvenire dinanzi al notaio. In tal caso, è necessario ciò che la legge chiama atto pubblico e che, nel lessico comune, si dice “rogito”.

Chi deve essere presente alla donazione?

Vediamo subito schematicamente chi deve presenziare all’atto di donazione, per poi approfondire la questione qui di seguito. Alla donazione devono essere presenti:

  • il notaio rogante;
  • il donante;
  • il donatario;
  • 2 testimoni in tutto.

Se è vero che la donazione è un contratto, è necessario che ci sia la presenza tanto del donante, quanto del donatario. Il primo deve manifestare la volontà di voler donare; il secondo deve manifestare invece il proprio consenso alla donazione. Ecco perché l’atto notarile (il rogito) deve essere firmato da entrambi.

Inoltre, ci devono essere 2 testimoni. I testimoni possono essere scelti liberamente dalle parti ma, il più delle volte, fanno parte dello staff dello studio notarile che li mette a disposizione dei propri clienti.

Naturalmente, deve essere presente anche il notaio, senza il quale la donazione di non modico valore o di immobili non avrebbe alcun valore. Non si può intestare una casa a un figlio con una semplice scrittura privata, anche se in presenza di testimoni, a meno che non si tratti di una donazione di un bene di scarso valore.

L’assenza dei testimoni rende la donazione nulla. Se il donante e/o il donatario sono sposati in regime di comunione dei beni, alla donazione deve partecipare anche il relativo coniuge, benché il bene non cada in comunione.

Inoltre, se viene ceduta la proprietà della sola nuda proprietà, allorché sul bene vi sia una riserva di usufrutto, alla donazione non deve presenziare l’usufruttuario, ma solo il precedente nudo proprietario e quello successivo.

Se viene donata una casa su cui pende già un contratto affitto, alla stipula del contratto di donazione non deve essere presente l’inquilino. È bene però sapere che la locazione prosegue in capo al nuovo proprietario che dovrà rispettare gli impegni presi dal precedente locatore e attendere la successiva scadenza se vuol dare la disdetta all’affittuario. Insomma, il passaggio di proprietà dell’immobile non fa decadere la locazione.

Contrariamente a quanto spesso si crede, alla donazione non devono partecipare gli eredi legittimari del donante per accettare la donazione, neanche se questa dovesse ledere le loro quote di legittima. L’eventuale rinuncia all’azione di riduzione può essere infatti esperita solo dopo la morte del donante.



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