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Cosa succede se il datore di lavoro paga in ritardo?

22 Giugno 2022
Cosa succede se il datore di lavoro paga in ritardo?

Quanti giorni ha un datore di lavoro per pagare lo stipendio? Cosa fare in caso di mancato pagamento dello stipendio?

La puntualità non è certo tra le virtù per cui gli italiani vanno noti nel mondo. Ma dalla violazione delle semplici regole di educazione si passa a quelle giuridiche nel momento in cui si inserisce un rapporto contrattuale. La legge dice che quando il ritardo fa venir meno l’interesse alla prestazione, la controparte può chiedere la risoluzione del contratto, svincolandosi così da ogni impegno. Come si traduce tutto questo in ambito lavorativo? Cosa succede se il datore di lavoro paga in ritardo lo stipendio? Può il dipendente dimettersi o diffidarlo e quanti giorni deve attendere prima di poter avviare le azioni legali?

Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Quanti giorni ha il datore di lavoro per pagare lo stipendio?

Di solito, è il contratto collettivo o il contratto individuale aziendale a stabilire la data entro cui lo stipendio deve essere pagato al dipendente. La scadenza del termine fa scattare la mora, con conseguente obbligo di versare anche gli interessi. 

Se il contratto collettivo non indica una data, lo stipendio va pagato alla scadenza di ogni mese e non con un solo giorno di ritardo. Qui però si inserisce la prassi commerciale che, se anche non è legge, ne condiziona l’interpretazione. E la prassi vuole che lo stipendio sia pagato entro il decimo giorno del mese successivo a quello di scadenza. Quindi, il mese di gennaio può essere pagato entro il 10 febbraio. E ciò perché, quasi sempre, le buste paga vengono realizzate dagli studi dei consulenti del lavoro che gestiscono una moltitudine di aziende e quindi devono avere il tempo per fare tutti i dovuti conteggi: conteggi che possono essere eseguiti solo da fine mese. 

Lo stipendio di dicembre e la 13ma mensilità devono essere pagati entro il 12 gennaio, giorno in cui si conclude la competenza che riguarda le retribuzioni dell’anno precedente.

Quanti giorni di ritardo deve tollerare il dipendente?

Il dipendente può diffidare il datore di lavoro anche il giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento dello stipendio. Ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, agire contro di lui in giudizio, chiedendo al giudice un decreto ingiuntivo. Ma non può invece dimettersi per giusta causa immediatamente, ossia uno o pochi giorni di ritardo. La legge infatti stabilisce che la risoluzione del contratto può scattare solo in caso di un grave inadempimento. Secondo la giurisprudenza, tale gravità si configura quando scade anche la successiva mensilità. Quindi, se il datore non paga due stipendi consecutivi, il dipendente può recedere dal rapporto di lavoro per giusta causa.

Lo stesso diritto può essere esercitato se il datore di lavoro paga “puntualmente in ritardo” tutti gli stipendi, ad esempio dopo 20 o 30 giorni dalla scadenza del termine. Anche questo comportamento, seppur non configura un vero e proprio inadempimento (atteso che il salario viene comunque erogato) può far sorgere il legittimo interesse del dipendente a recedere dal contratto di lavoro.

Che succede se il datore di lavoro paga in ritardo lo stipendio?

Veniamo ora che succede se il datore di lavoro contravviene ai propri doveri costringendo così il dipendente a dimettersi: un atto di dimissioni giustificato dal grave o reiterato ritardo nel versamento di due o più mensilità di stipendio.

Innanzitutto, le dimissioni possono essere rassegnate «per giusta causa»: ragion per cui il lavoratore può rivolgersi subito all’Inps e ottenere l’assegno di disoccupazione, la cosiddetta Naspi. Quest’ultima infatti è riconosciuta solo quando la risoluzione del rapporto di lavoro avviene per motivi non riconducibili alla volontà del dipendente, come nel caso di licenziamento (anche se per giusta causa) o di dimissioni per giusta causa (ossia determinate da una grave violazione degli obblighi contrattuali da parte del datore di lavoro). 

In secondo luogo il dipendente, dimessosi per giusta causa, può rivendicare dal datore, l’indennità sostitutiva del preavviso.

In ultimo, al lavoratore dimissionario spetta (come in ogni caso di risoluzione del rapporto di lavoro), il Tfr maturato sino ad allora, con i ratei di tredicesima e quattordicesima, nonché la liquidazione delle ferie arretrate. 



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