Diritto e Fisco | Articoli

Adeguamento inflazione del canone di affitto: come funziona?

22 Giugno 2022
Adeguamento inflazione del canone di affitto: come funziona?

È legittima la richiesta del proprietario di casa di adeguare il canone di affitto all’inflazione nella misura pari al 100%?

Al momento della stipula del contratto di locazione, le parti possono inserire una clausola che preveda l’adeguamento all’inflazione del canone di affitto. È questa l’unica ipotesi in cui il locatore può rivedere al rialzo l’importo inizialmente concordato. Diversamente, qualsiasi richiesta di revisione anteriore alla scadenza del contratto è illegittima. 

Vediamo allora come funziona l’adeguamento all’inflazione del canone di affitto. Come scopriremo a breve, la legge lascia ampia autonomia alle parti nell’ambito dei contratti a canone libero (quelli cioè della durata di 4+4 anni), prevedendo invece dei limiti in quelli a canone concordato (quelli cioè della durata di 3+2 anni). Ma procediamo con ordine. 

Si può chiedere l’aggiornamento del canone di affitto all’inflazione?

Se le parti vogliono che l’ammontare del canone sia annualmente aggiornato, devono prevederlo nel contratto espressamente con apposita clausola. In mancanza di tale clausola, il locatore non può pretendere alcun aumento del canone; questo pertanto resta fisso e invariabile per l’intera durata del contratto.

Quando va aggiornato il canone di affitto all’inflazione?

Le parti sono libere di concordare che l’aggiornamento del canone avvenga automaticamente, di anno in anno, oppure su richiesta del padrone di casa. 

Nel primo caso, il locatore può pretendere l’aggiornamento in qualsiasi momento, anche se in passato non lo aveva mai richiesto, con diritto ad ottenere eventualmente anche gli arretrati degli ultimi cinque anni (tale è infatti la prescrizione del pagamento dei canoni di locazione). 

Nel secondo caso è invece necessaria una esplicita richiesta senza la quale non è possibile ottenere poi gli arretrati in un successivo momento.

La domanda di adeguamento del canone all’inflazione può avvenire anche informalmente, con lettera semplice o con richiesta verbale. L’aggiornamento del canone decorrerà dal mese successivo a quello in cui ne viene fatta richiesta con lettera raccomandata o con altre forme equipollenti.

Come avviene l’adeguamento del canone di locazione all’inflazione?

Di solito, la clausola di aggiornamento del canone di affitto all’inflazione fa riferimento agli indici pubblicati dall’Istat: si tratta cioè dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. 

Tuttavia, è possibile prevedere anche criteri differenti rispetto a quelli dell’Istat purché non comportino uno squilibrio contrattuale eccessivo a vantaggio del locatore e non nascondano l’intento di aumentare illegittimamente il canone oltre l’inflazione stessa.

In caso di contestazione, è rimessa al prudente apprezzamento del giudice la valutazione delle particolari condizioni economiche delle parti che consentano di ritenere non sproporzionate le prestazioni e, pertanto, legittima la clausola.

In che misura si può adeguare il canone di affitto all’inflazione?

L’adeguamento del canone di affitto all’inflazione può essere: 

  • fino al 100% della variazione Istat nei contratti di locazione a canone libero (ossia quelli di durata di 4 anni più altri 4 di rinnovo automatico);
  • fino al 75% della variazione Istat nei contratti di locazione a canone concordato (ossia quelli di durata di 3 anni più altri 2 di rinnovo automatico). Gli accordi locali possono però prevedere un limite più basso.

Dunque, è legittima la pretesa del locatore di aumentare il canone di affitto per una percentuale pari all’indice pubblicato dall’Istat nei contratti 4+4. 

Infine, nel caso di contratti di affitto con cedolare secca il locatore non può chiedere l’aggiornamento del canone all’inflazione accertata dall’Istat.  



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube