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Affitto: batosta sull’adeguamento canoni all’inflazione

22 Giugno 2022 | Autore:
Affitto: batosta sull’adeguamento canoni all’inflazione

Secondo l’ultimo aggiornamento Istat, l’indice di riferimento su cui si adeguano i contratti di locazione è in sostanziale aumento. 

Come se non bastasse l’aumento generale della vita degli ultimi mesi, per alcuni cittadini verranno tempi ancor più grigi. A causa dell’inflazione in corso, infatti, per gli inquilini che hanno concordato la revisione annuale del canone d’affitto il prossimo adeguamento sarà una vera e propria stangata.

In base all’ultimo aggiornamento Istat, l’indice che fa riferimento ai consumi dell’insieme delle famiglie, utilizzato proprio per adeguare periodicamente i valori monetari (chiamato «indice FOI»), è in aumento del 6,8% su base annuale. Nella pratica, questa impennata andrà a determinare un aumento medio mensile di 44 euro – 538 annui – per l’affitto di un trilocale. Ma naturalmente si tratta di un valore medio, che, per esempio, arriverà a 75 euro in più ogni mese per chi ha scelto di vivere a Milano, o a 68 euro per gli affittuari veneziani. Una batosta che si somma a quelle già ricevute da pandemia e guerra.

L’aumento dell’inflazione andrà dunque ad incidere direttamente sui contratti di locazione che prevedono la formula di 4+4, in base all’indice dei prezzi al consumo aggiornato.

Va ricordato che la scelta di godere di un canone d’affitto adeguato all’inflazione è prettamente delle parti. Al momento della stipulazione del contratto, infatti, è possibile inserire una clausola che preveda questa possibilità e che concede, in via esclusiva, al locatore la possibilità di rivedere al rialzo l’importo concordato.

Ma nel caso in cui questo accordo tra le parti non ci sia stato, una revisione anteriore alla scadenza del contratto è da considerarsi illegittima e l’inquilino può rifiutarsi di pagare l’aumento.

Nel caso di affitto aggiornato all’inflazione spetta alle parti concordare quando l’aggiornamento debba avvenire, scelta che può riversarsi su un aggiornamento automatico annuale oppure su esplicita richiesta del padrone di casa in assenza della quale non sarà poi possibile chiedere gli arretrati.

Nel primo caso, invece, il locatore ha la facoltà di pretendere l’aggiornamento in qualsiasi momento, anche nel caso in cui in passato non l’abbia mai fatto. Ed è addirittura garantito dalla legge il diritto del proprietario dell’immobile a ottenere anche gli arretrati degli ultimi cinque anni, nel caso in cui decida in tal senso.

La normativa vigente prevede poi che la domanda di adeguamento del canone all’inflazione possa avvenire anche informalmente, con lettera semplice o con richiesta verbale.

In ogni caso, una volta fatta richiesta o in seguito all’adeguamento automatico, l’aggiornamento del canone decorrerà dal mese successivo alla comunicazione.

La clausola di aggiornamento del canone di affitto all’inflazione fa riferimento, come dicevamo poco sopra, agli indici pubblicati dall’Istat relativi all’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. È anche prevista per le parti la possibilità di individuare differenti criteri, a patto che non comportino uno squilibrio contrattuale eccessivo a vantaggio del locatore e non nascondano l’intento di aumentare illegittimamente il canone oltre l’inflazione stessa alle spalle dell’affittuario ingenuo o sprovveduto.

L’adeguamento del canone di affitto all’inflazione può essere:

  • fino al 100% della variazione Istat nei contratti di locazione a canone libero (ossia quelli di durata di 4 anni più altri 4 di rinnovo automatico);
  • fino al 75% della variazione Istat nei contratti di locazione a canone concordato (ossia quelli di durata di 3 anni più altri 2 di rinnovo automatico). Gli accordi locali possono però prevedere un limite più basso.

In considerazione della vigente normativa, e preso atto del momento delicato e precario che stiamo vivendo, ad oggi può essere ritenuto pericoloso decidere di sottoscrivere un contratto di locazione con adeguamento all’inflazione, come dimostrato dall’ultimo aggiornamento Istat.



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