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Di che cosa è formata la retribuzione?

11 Novembre 2022 | Autore:
Di che cosa è formata la retribuzione?

Gli elementi di base e accessori che compongono lo stipendio di un lavoratore: dal minimo contrattuale alle indennità.

Il poeta e filosofo libanese Khalil Gibran scrisse: «Mi considerano pazzo perché non voglio vendere i miei giorni in cambio di oro. E io li giudico pazzi perché pensano che i miei giorni abbiano un prezzo». Probabilmente, Gibran riteneva che scrivere non fosse un vero e proprio lavoro ma solo una «passione remunerata» che giustificava il fatto di mettere un prezzo alle sue giornate passate con la penna in mano. Altrimenti, sarebbe risultato difficile vederlo campare. Perché nella stragrande maggioranza dei casi, l’essere umano lavora proprio per campare. Per sopravvivere, per pagare le bollette, per non far mancare almeno il necessario ai figli, per concedersi qualche svago. Se poi il lavoro dà anche delle soddisfazioni, meglio ancora. Ma già lo disse il Creatore a Adamo ed Eva dopo l’increscioso episodio della mela: «Ti guadagnerai il pane con il sudore della fronte». Senza sudore non c’è pane. Nemmeno senza stipendio c’è pane. Ma come si arriva a quella cifra che ci consente di comprare il pane e che di solito si trova segnata in basso a destra sulla busta paga? Di che cosa è formata la retribuzione?

La retribuzione (o stipendio, paga, compenso, salario a seconda del mestiere che si fa e di come la si vuol chiamare) è sostanzialmente il corrispettivo in denaro dell’effettiva prestazione fornita dal lavoratore dipendente a favore del datore di lavoro. Può essere più o meno alta a seconda di tanti fattori: l’esperienza accumulata, il tipo di lavoro, l’inquadramento o la qualifica, ecc. In ogni caso, viene stabilita liberamente dalle parti sulla base di un limite minimo stabilito dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

La retribuzione comprende diverse voci. Vediamo quali.

Retribuzione: gli elementi di base

La retribuzione di un lavoratore è formata, in linea generale, da due voci principali: gli elementi di base e gli elementi accessori.

Gli elementi di base sono i compensi che fanno parte integrante della busta paga in quanto in grado di realizzare la retribuzione sufficiente. Ecco quali sono.

Il minimo contrattuale

Uno degli elementi di base della retribuzione è il minimo contrattuale, chiamato anche minimo tabellare o paga base. Equivale alla retribuzione minima dovuta al lavoratore, la cui entità è fissata dai contratti collettivi di categoria in relazione alla qualifica contrattuale. Se quest’ultima cambia, viene modificata anche la retribuzione minima. Lo stesso succede in caso di rinnovo del contratto collettivo nazionale.

Il minimo contrattuale rappresenta compenso più importante da considerare e la base per la determinazione di altri compensi, come ad esempio le mensilità aggiuntive.

La contingenza

L’indennità di contingenza è un importo che, fino al 31 dicembre 1991, ha avuto la funzione di adeguare la retribuzione agli aumenti del costo della vita con un aggiornamento semestrale di una somma base uguale per tutti i lavoratori e di un’altra variabile a seconda del settore di appartenenza e della qualifica.

Dal 1° gennaio 1992, invece, viene pagato l’importo dell’indennità di contingenza maturato sino a quella data.

L’elemento distinto della retribuzione

Dal 1° gennaio 1993, viene pagato a tutti i lavoratori dipendenti del settore privato (ad esclusione dei dirigenti), il cosiddetto elemento distinto della retribuzione (EDR). Una somma pari a 10,33 euro al mese per 13 mensilità.

Gli scatti di anzianità

Nella retribuzione del dipendente, gli scatti di anzianità rappresentano una voce stabilita dalla contrattazione collettiva ed erogata al compimento di una determinata anzianità di servizio del lavoratore presso la stessa azienda.

Gli importi variano in base alla qualifica e vengono periodicamente incrementati a scadenze diverse, a seconda del contratto collettivo. Inoltre, possono essere fissati in cifra fissa oppure calcolati in percentuale su determinati elementi retributivi individuati sempre dai contratti collettivi.

Se al lavoratore viene riconosciuta una categoria superiore, gli scatti di anzianità devono essere assorbiti dall’aumento collegato al passaggio di qualifica. Significa che non possono essere riportati in cifra o conservati per intero, a meno che sia stato diversamente ed espressamente previsto dalle parti.

Ci sono dei contratti collettivi che fanno dipendere la maturazione degli scatti dal decorso dell’anzianità di servizio: in tal caso, maturano anche durante le assenze dal lavoro dovute a ferie, malattia, infortunio e maternità. In altri contratti, invece, la maturazione viene collegata alle effettive prestazioni del lavoratore.

Retribuzione: gli elementi accessori

Oltre alle voci sopra elencate, la retribuzione del lavoratore contiene o può contenere degli elementi accessori. Non sempre è possibile trovarli in busta paga: la loro presenza e ammontare dipendono dal tipo di mansione e dalle condizioni del lavoro svolto e, comunque, sono determinati dalla contrattazione collettiva o da accordi individuali tra dipendente e azienda.

Il superminimo

Il superminimo, nella retribuzione, rappresenta un compenso, pattuito nel contratto individuale o nell’ambito della contrattazione aziendale, il cui importo si aggiunge al minimo contrattuale spettante al lavoratore. Il datore e il lavoratore sono liberi di determinare superminimi individuali in funzione del tipo di prestazione, oppure dei particolari meriti del lavoratore. Allo stesso tempo, possono essere riconosciuti a tutti i lavoratori dei superminimi collettivi, collegati direttamente alle categorie contrattuali.

Inoltre, il superminimo può essere aggiunto alla retribuzione anche per effetto di un passaggio di categoria e del conseguente assorbimento degli scatti di anzianità maturati. L’assorbimento è escluso solo se:

  • datore e lavoratore stabiliscono (con una clausola espressa) che il superminimo non è assorbibile;
  • il contratto collettivo lo vieta;
  • le parti hanno attribuito al superminimo la natura di compenso aggiuntivo legato a particolari meriti del lavoratore o alla speciale qualità o alla maggiore onerosità delle mansioni svolte dal dipendente.

Le indennità

Nella retribuzione, le indennità sono normalmente previste dalla contrattazione collettiva nazionale ed aziendale ed hanno la funzione di compensare i lavori che comportano maggiori oneri e difficoltà. Le più comuni sono:

  • l’indennità per attività svolte al di fuori dell’orario contrattuale o in orari che compromettono la normale attività privata e sociale (lavoro straordinario, festivo, domenicale o a turni);
  • l’indennità per lavorazioni specifiche legate alle mansioni o alla categoria di appartenenza del lavoratore (quadri, centralinisti, addetti ai videoterminali);
  • indennità per mancato rinnovo del contratto collettivo alla data di scadenza;
  • indennità per maneggio di denaro con diretta responsabilità nel caso di ammanchi a seguito di errori nel conteggio dei valori o nella loro contabilizzazione;
  • indennità per attività svolte presso località disagevoli o che richiedono trasferimenti presso una sede di lavoro diversa da quella solita;
  • indennità per pericolo e rischio per la salute del lavoratore;
  • indennità per malattia, infortunio sul lavoro o maternità;
  • indennità sostitutiva del preavviso.


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