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Quando si diventa complici di un reato?

13 Novembre 2022 | Autore:
Quando si diventa complici di un reato?

Concorso di persone nel reato: cos’è, quando si verifica e com’è punito dalla legge? Qual è la differenza tra complicità e connivenza?

Per la legge essere complici di un reato è una cosa molto grave: contrariamente a quanto si crede, infatti, il complice risponde del crimine esattamente come l’autore materiale dello stesso. In altre parole, chi “dà una mano” a un delinquente può essere incriminato per lo stesso reato da questi commesso. Quando si diventa complici di un reato?

Secondo il Codice penale, ci sono due modi di diventare complici di un reato: partecipando materialmente alla realizzazione del crimine oppure limitandosi a fornire un contributo di tipo psicologico, ad esempio convincendo qualcuno a commettere un delitto. In entrambi i casi, il giudice potrebbe condannare il complice a scontare la stessa pena stabilita per l’autore principale del fatto. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando si diventa complici di un reato.

Concorso di persone nel reato: cos’è?

Si parla di “concorso di persone nel reato” quando più soggetti commettono un crimine. Si pensi alla banda di ladri composta da tre persone: due entrano negli appartamenti per svaligiarli mentre il terzo attende in auto col motore acceso, pronto a scappare a colpo finito.

In un’ipotesi come quella appena esemplificata, tutti i soggetti coinvolti nel delitto rispondono del reato a titolo di concorso.

Quando si diventa complici nel reato?

Secondo la legge, c’è concorso di persone nel reato ogni volta che si fornisce un contributo alla realizzazione del crimine.

Il concorso può essere materiale o morale a seconda della natura di tale contributo:

  • se una persona partecipa concretamente alla realizzazione del delitto, allora si avrà concorso materiale nel reato. È il caso della banda di ladri in cui ognuno ha un compito preciso (c’è chi apre la serratura della porta, chi scassina la cassaforte, ecc.);
  • se una persona partecipa solo psicologicamente alla realizzazione del delitto, allora si parlerà di concorso morale nel reato. Si pensi a chi istiga un amico a uccidere la propria moglie oppure a rubare un’auto.

In tutti questi casi, chi partecipa alla commissione del reato può dirsi “complice” a tutti gli effetti, con le conseguenze che vedremo.

Quando c’è concorso materiale nel reato?

Come anticipato, c’è concorso materiale nel reato quando il complice prende parte “fisicamente” alla commissione del crimine.

È il caso, ad esempio, di chi decide di fare da autista ad alcuni rapinatori, oppure di chi fornisce uno strumento indispensabile per commette il reato, come la chiave per aprire la porta della casa da svaligiare.

Si ritiene che possa essere considerato complice anche chi, volendo contribuire alla realizzazione del crimine, in realtà ne ostacola la commissione. È il caso del ladro inesperto che, anziché agevolare i suoi compari più avvezzi a delinquere, in realtà finisce per essere loro d’intralcio.

Quando c’è concorso materiale nel reato?

Il complice nel concorso morale nel reato può essere di due tipi:

  • il determinatore è colui che fa sorgere in altri un proposito criminoso prima inesistente. È il caso di chi convince un’altra persona a commettere un reato che prima non aveva assolutamente in mente di compiere;
  • l’istigatore è colui che rafforza il soggetto che agirà materialmente e, quindi, potenzierà un proposito criminoso già esistente nei progetti dell’autore. È il caso, ad esempio, dell’uomo istigato dall’amico a uccidere la moglie fedifraga.

In entrambi i casi, il complice risponderà del reato a titolo di concorso morale. Vediamo con quale pena.

Complici nel reato: come sono puniti?

Come anticipato in apertura, la legge [1] prevede la stessa pena sia per l’autore principale del reato che per i suoi complici. In pratica, agli occhi della giustizia non c’è una sostanziale differenza tra chi compie materialmente il fatto (ad esempio, colui che scassina la cassaforte) e chi contribuisce alla sua realizzazione (i complici che forniscono gli attrezzi, ecc.).

La legge stabilisce però che, se il contributo è stato di scarsa importanza, allora è possibile diminuire la pena. Ad esempio, se all’interno di una banda di ladri c’è un complice che si limita a partecipare alle riunioni in cui si organizzano i colpi e a comprare qualche attrezzo (grimaldello, ecc.), allora il giudice potrebbe stabilire per questo complice una pena inferiore rispetto agli altri che sono stati maggiormente operativi.

Al contrario, sono puniti più severamente i promotori e, più in generale, coloro che organizzano la cooperazione tra più persone [2]. È il caso del capo della banda di ladri.

Connivenza: cos’è?

Diversa dalla complicità è la connivenza, che ricorre quando un individuo assiste passivamente alla perpetrazione di un reato senza contribuire in alcun modo.

Ad esempio, il genitore che è a conoscenza del fatto che il figlio spacciatore nasconde la droga in casa è solo connivente ma non complice: per legge, infatti, nessuno è obbligato a denunciare un’altra persona, né a convincerla a non commettere un reato.


note

[1] Art. 110 cod. pen.

[2] Art. 112 cod. pen.

Autore immagine: depositphotos.com


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