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Azione di reintegrazione: cos’è e come funziona?

13 Novembre 2022 | Autore:
Azione di reintegrazione: cos’è e come funziona?

In cosa consiste lo spoglio che consente di agire in giudizio per ottenere il ripristino del possesso o della detenzione?

Può un ladro agire in giudizio per ottenere la restituzione del bene che ha rubato, ad esempio perché gli è stato a sua volta sottratto? Può sembrare una domanda assurda, al limite del paradosso, ma in realtà fondata, visto che la legge può tutelare anche situazioni illegittime come, per l’appunto, quella appena esemplificata. È qui che si pone la seguente domanda: cos’è e come funziona l’azione di reintegrazione?

Come vedremo, si tratta di un’azione giudiziaria che consente di ottenere tutela anche senza essere proprietari di una cosa: è il caso, ad esempio, dell’inquilino che non riesce più a parcheggiare la macchina nel suo garage perché qualcuno l’ha occupato oppure perché ha posto una sbarra all’ingresso. Ma non solo: l’azione di reintegrazione può perfino essere chiesta da chi illegittimamente si trova in possesso di un bene. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e come funziona l’azione di reintegrazione.

Cos’è l’azione di reintegrazione?

La reintegrazione è una speciale azione giudiziaria che consente di ottenere la restituzione del bene che è stato sottratto [1].

Ad esempio, può chiedere l’azione di reintegrazione colui che non può più accedere al cortile comune perché l’altro proprietario ha deciso di chiudere con un lucchetto l’unica porta d’ingresso.

L’azione di reintegrazione mira dunque a ripristinare la situazione così com’era prima dello spoglio operato dal terzo. È per questo motivo che tale azione prende anche il nome di “azione di spoglio”. Approfondiamo questo aspetto.

Che cos’è lo spoglio?

Come anticipato, presupposto fondamentale per esercitare l’azione di reintegrazione è che ci sia stato uno spoglio, cioè una privazione totale o parziale del possesso o una limitazione dell’esercizio di tale potere a danno del possessore o del detentore.

Per integrare lo spoglio, è sufficiente che siano modificate le modalità di esercizio del possesso; non è quindi sempre necessario che l’autore dello spoglio si impossessi fisicamente del bene, sostituendo il proprio possesso a quello dello spogliato.

Ci sarà pertanto spoglio se viene sostituita la serratura della porta, impedendo agli altri di accedere; c’è spoglio in condominio, se uno dei condòmini chiude il cortile impedendo l’accesso agli altri.

Lo spoglio deve essere violento o clandestino:

  • lo spoglio è violento quando è avvenuto con la forza o con la minaccia, contro la volontà del possessore o del detentore;
  • lo spoglio è clandestino quando è avvenuto di nascosto. È il caso di chi ha occupato il terreno altrui approfittando del fatto che il proprietario fosse assente.

Azione di reintegrazione: quando si può esercitare?

Alla luce di quanto detto nel precedente paragrafo, configura atto di spoglio contro cui è possibile agire con azione di reintegrazione:

  • la sostituzione della serratura della porta di accesso all’immobile non seguita dalla consegna di copia delle chiavi al proprietario che ne ha fatto richiesta [2];
  • la condotta del proprietario di un appezzamento di terreno che realizza una recinzione chiusa da lucchetto impedendo l’accesso al proprietario dell’appartamento situato sul terreno stesso, senza consegnargli le chiavi [3];
  • l’installazione di una tubatura fognaria nel sottosuolo altrui [4];
  • la sostituzione all’interno di un condominio del vecchio cancello in legno con un nuovo cancello che limita la libera circolazione degli altri condòmini, anche se l’autore della sostituzione ha offerto, senza però consegnarle, le chiavi all’amministratore del condominio [5];
  • l’appropriazione di un bene condominiale, utilizzandolo come se ne fosse il proprietario esclusivo, anche se tale bene è inutilizzato da tutti gli altri condòmini [6].

Chi può esercitare l’azione di reintegrazione?

L’azione di reintegrazione è una prerogativa del possessore e del detentore:

  • è possessore colui che esercita sulla cosa i poteri e le prerogative tipiche del proprietario o di altro titolare di diritto reale (usufruttuario, ad esempio) pur non essendolo. È il caso di chi coltiva il terreno altrui raccogliendone i frutti, oppure di chi occupa la casa altrui senza alcun contratto;
  • è detentore chi ha la disponibilità di una cosa in virtù di un valido contratto o di altra posizione qualificata. È il classico caso del conduttore, il quale occupa l’abitazione di altri in forza di regolare contratto di locazione.

La differenza è che il possesso è una situazione di fatto che si viene a creare tra la cosa e il possessore, mentre la detenzione è una situazione di diritto, giuridicamente giustificata.

Azione di reintegrazione: spetta anche ai ladri?

Poiché chi agisce deve solamente dimostrare di avere il possesso o la detenzione qualificata del bene sottratto, l’azione di reintegrazione potrà essere esercitata anche da chi gode del possesso illegittimo della cosa, come ad esempio nel caso del ladro oppure di chi occupa abusivamente un immobile.

Ad esempio, il ladro che si è visto sottrarre a propria volta l’oggetto che aveva rubato potrà agire con azione di reintegrazione perché egli era il possessore del bene.

Possessore e proprietario non devono quindi necessariamente coincidere nella stessa persona in quanto, come più volte detto, per l’azione di reintegrazione è sufficiente dimostrare il possesso (o la detenzione).

Azione di reintegrazione: entro quanto tempo va proposta?

L’azione di reintegrazione può essere esercitata solamente entro un anno dall’avvenuto spoglio; se però lo spoglio è avvenuto in modo clandestino (cioè, all’insaputa del possessore), allora il termine per chiedere la reintegrazione decorre dal giorno della scoperta dello spoglio.

Per maggiori approfondimenti su questo specifico tema si legga l’articolo dal titolo Reintegrazione del possesso: da quando decorrono i termini?

Azione di reintegrazione: come funziona?

Al ricorrere di tutte le condizioni finora viste, il possessore o il detentore può fare ricorso in tribunale per ottenere il rispristino della situazione così com’era prima dello spoglio, cioè in pratica per recuperare il possesso del bene.

Il giudizio conseguente all’azione di reintegrazione si caratterizza per la sua particolare celerità: durante la prima fase (a cognizione sommaria), infatti, il giudice deve solamente verificare se sussisteva il possesso (o la detenzione); in caso positivo, emette ordinanza con cui ordina la reintegrazione e, quindi, la cessazione dello spoglio [7].

Dice infatti la legge che “La reintegrazione deve ordinarsi dal giudice sulla semplice notorietà del fatto, senza dilazione”.

Solo se si propone opposizione a questo iniziale provvedimento la causa entrerà nel merito, costringendo il giudice a verificare più approfonditamente la legittimità delle pretese del possessore.


note

[1] Art. 1168 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 1426 del 27 gennaio 2004.

[3[ Trib. Catanzaro, sent. del 26 gennaio 2011.

[4] Trib. Modena, sent. n. 1677 del 12 novembre 2010.

[5] Cass., sent. n. 5215 del 5 marzo 2014.

[6] Cass., sent. n. 18281 del 26 agosto 2014.

[7] Art. 703 cod. proc. civ.

Photo by Alvin Engler on Unsplash


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