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Come denunciare padroni di cani?

23 Giugno 2022
Come denunciare padroni di cani?

I reati che commettono i proprietari di animali. Come farsi risarcire i danni prodotti da un cane altrui. 

Il padrone è responsabile del suo cane: di tutte le condotte che questi commette, dei danni a terzi, del disturbo derivante dai suoi latrati, del timore arrecato ad altre persone per il solo fatto che ringhi contro di esse. Per ciascuna di queste situazioni si può individuare tanto un illecito penale quanto uno civile che consente di ottenere il risarcimento. Per sapere però come denunciare i padroni di cani bisogna innanzitutto comprendere quale tipo di reato viene commesso, sebbene la procedura sia sempre la stessa. Conoscere infatti la norma violata dal padrone servirà a circostanziare meglio la querela e a individuare più facilmente il crimine per il quale rinviare a giudizio il responsabile. Ma procediamo con ordine. 

I reati che commette il padrone del cane

Sono numerose le ipotesi di reato che si possono ascrivere al padrone del cane. Per ognuna di queste interviene un’autonoma fattispecie del Codice penale. Invece, per quanto riguarda il conseguente risarcimento, opera un’unica disposizione: l’articolo 2052 del Codice civile a norma del quale «Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito».

Dimostrare il caso fortuito però è cosa tutt’altro che agevole, come a breve vedremo.

Ad esempio, secondo la Cassazione, nell’ipotesi di lesioni subite in seguito ad un morso di un cane, va esclusa l’ipotesi del caso fortuito qualora la catena cui il cane era legato si sia rotta consentendo all’animale di avventarsi sulla vittima. Il padrone dovrebbe dimostrare che la corda era integra e adeguata alla corpulenza del cane.

Ma procediamo con ordine e vediamo in quali casi si possono denunciare i padroni di cani.

Lesioni

Il reato più evidente è quello di lesioni nel caso in cui il cane morda qualcuno. E ciò vale sia con l’animale al guinzaglio, sia qualora scappi dal recinto. Il padrone infatti deve assicurarsi di tenere sempre sotto controllo il cane, affinché questi non costituisca pericolo per terzi, eventualmente assicurandolo a una catena.

A seconda poi dell’entità delle lesioni (se gravi o lievi) il reato è sanzionato più o meno severamente.

Il fatto che il comportamento del cane sia stato improvviso e imprevedibile non è sufficiente a giustificarsi: le condotte degli animali – sostiene la giurisprudenza – sono di per sé imponderabili, ragion per cui bisogna sempre poter prevenire eventuali scatti di rabbia.

Per poter andare esente da responsabilità, il padrone del cane dovrebbe dimostrare che la condotta dell’animale è stata una reazione a un comportamento colpevole della vittima: si pensi a chi gli calpesta la coda o gli tira pietre.

Se il cane azzanna un passante, il padrone non solo subirà il processo penale per le lesioni procurate, ma dovrà anche risarcire tutti i danni morali e patrimoniali conseguenti alla lesione. 

Disturbo alla quiete pubblica

Un altro tipico reato di cui è responsabile il padrone del cane è quello di disturbo alla quiete pubblica. Ciò avviene quando l’animale abbaia in continuazione e disturba il vicinato. Per far scattare l’illecito penale non basta che il latrato sia ascoltato da una o poche abitazioni vicine. È necessario, al contrario, che i suoni arrivino sino all’orecchio di un numero indeterminato di persone (ad esempio, tutto il palazzo o il quartiere).

In casi del genere, non basta giustificarsi sostenendo di dover lavorare durante il giorno. Bisogna fare in modo di lasciare il cane in custodia a qualcuno o dargli il mangiare necessario a sopportare la solitudine della giornata.

Minaccia e stalking

Aizzare un cane affinché ringhi contro qualcuno è reato di minaccia. Se però tale comportamento viene ripetuto più di una volta si configura il reato di stalking. E se ciò avviene nell’ambito di un condomino, siamo in presenza del cosiddetto “stalking condominiale” [1]. L’articolo 1138 del Codice civile afferma che il regolamento condominiale non può vietare di possedere o detenere animali domestici, ma la loro custodia è sempre affidata ai proprietari i quali, come abbiamo anticipato sopra, rispondono per i danni cagionati dagli stessi; l’omessa custodia di cani di grossa taglia può comportare l’accusa di atti persecutori (appunto “stalking”) commessi in danno dei vicini.

Maltrattamento di animali

Il padrone risponde del reato di maltrattamento di animali se lascia il cane da solo in condizioni precarie, ad esempio senza cibo o comunque malnutrito, pieno di pulci e zecche, oppure chiuso all’interno di un’auto al caldo. In tali casi, il reato è procedibile d’ufficio, ragion per cui chiunque può denunciare il padrone.

Come denunciare i padroni di cani?

Una volta identificata la fattispecie penale, e quindi il reato per cui procedere, è possibile sporgere la denuncia-querela. Lo si può fare oralmente o per iscritto rivolgendosi alla Polizia, ai Carabinieri o direttamente alla Procura della Repubblica. Sarà bene descrivere dettagliatamente il reato e tutto ciò che si è visto o comunque che si è in grado di dimostrare. 

Le dichiarazioni della vittima del reato costituiscono, nel processo penale, una prova. Così, ad esempio, si può condannare il proprietario dell’animale aizzato contro il passante grazie alle dichiarazioni di quest’ultimo.

Come chiedere i danni al padrone del cane?

Se la denuncia-querela serve per processare il padrone del cane e fargli infliggere la giusta condanna, per chiedergli invece il risarcimento dei danni l’iter è diverso. Ci sono due modi per agire, entrambi validi:

  • costituirsi “parte civile” nel processo penale (a mezzo di un avvocato) e lì chiedere i danni; il giudice penale liquiderà una “provvisionale” (una sorta di forfettizzazione del danno), salva poi la possibilità di ricorrere, con autonoma causa, al giudice civile affinché liquidi l’esatto importo;
  • agire direttamente in via civile, producendo tutte le prove dei vari danni patiti. 

note

[1] Cass. sent. n. 22124/2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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