Diritto e Fisco | Articoli

Come bisogna calcolare le ferie

27 Giugno 2022 | Autore:
Come bisogna calcolare le ferie

Come maturano i giorni di riposo a cui ha diritto ogni dipendente? Come si fa a sapere quanti ne spettano? Come incidono le assenze?

Non si tratta di un diritto qualsiasi ma di un diritto «irrinunciabile». Il periodo di ferie per un lavoratore è sacrosanto, nessuno lo può mettere in discussione. Perfino la Costituzione, all’articolo 36, recita in tono solenne: «Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi». Bisogna staccare ogni tanto la spina, insomma. Ecco perché ogni lavoratore dipendente matura un certo numero di giorni di ferie ogni mese secondo un conteggio che viene riportato in busta paga. Ma come bisogna calcolare le ferie? Quale criterio si segue per sapere quanti giorni di riposo spettano ogni anno?

Un diritto irrinunciabile, quindi, quello di reintegrare le energie psicofisiche spese nella prestazione lavorativa e di partecipare alla vita familiare e sociale. Significa che, tranne in casi veramente eccezionali, le ferie non possono essere monetizzate, cioè non si può chiedere al datore: su 24 giorni che mi spettano, ne faccio 10 e mi paghi il resto. Tutt’al più, è possibile differirle entro i termini stabiliti dalla legge, cioè 18 mesi oltre la fine dell’anno in cui sono maturate. Altrimenti, vanno perse.

Da una parte, dunque, è la legge a disciplinare la maturazione, la durata minima, i termini di fruizione e la retribuzione da corrispondere durante le ferie. Spetta, invece, al datore di lavoro (di norma, su proposta del dipendente stesso) stabilire il modo di fruizione.

Il numero di giorni di riposo che il lavoratore può prendere durante l’anno dipende da due fattori: la maturazione e la durata che viene stabilita dal contratto nazionale di categoria o – in casi particolari – dalla legge. Vediamo come si calcolano le ferie.

Come maturano le ferie?

La maturazione delle ferie avviene durante un periodo stabilito dalla legge, in costanza dell’effettiva prestazione lavorativa (compreso il patto di prova) o durante assenze che la normativa o i contratti di categoria equiparano al lavoro effettivo.

Secondo la legge, il periodo di maturazione è di 12 mesi, in genere dal 1° gennaio al 31 dicembre. Ma ci sono delle eccezioni.

Una di queste, è l’ipotesi in cui il dipendente inizi o cessi il rapporto di lavoro ad anno già iniziato. In questo caso, si ha diritto ad un numero di giorni di ferie proporzionato al servizio effettivamente prestato. Si tenga conto del fatto che il conteggio dei mesi e delle frazioni di mese lavorate vengono stabilite dai contratti collettivi. In generale, ogni mese di servizio dà diritto ad 1/12 del periodo annuale di ferie spettanti, mentre le frazioni di mese di almeno 15 giorni valgono come mese intero.

Facciamo un esempio.

Tizio viene assunto con contratto a termine dal 20 maggio al 10 settembre. Il suo contratto nazionale prevede un monte ferie annuo di 24 giorni e la maturazione di un mese intero nelle frazioni di mese che superano i 15 giorni. Tizio lavorerà tre mesi pieni (giugno, luglio e agosto). A maggio e a settembre, però, non raggiunge i 15 giorni che gli danno diritto a maturare le ferie. Significa che Tizio avrà diritto a 3/12 delle ferie annuali previste dal contratto, cioè 3/12 di 24 giorni. In conclusione, Tizio avrà sei giorni di ferie. Se al termine del contratto di lavoro Tizio non ha fatto i suoi giorni di ferie, il datore di lavoro gliele dovrà pagare. Viceversa, se ha fatto dei giorni non maturati, l’azienda provvederà alla trattenuta in busta paga.

Altra eccezione alla regola generale sulla maturazione delle ferie è quella che riguarda le assenze dal lavoro. Quelle che non dipendono dalla volontà del lavoratore (ad esempio, i giorni festivi infrasettimanali che non prevedono la prestazione del dipendente) non intaccano il numero dei giorni di riposo spettante. Diverso il caso delle assenze per altri motivi. In particolare, e a titolo esemplificativo, incidono sulla maturazione delle ferie le assenze per:

  • congedo parentale;
  • sciopero;
  • malattia del bambino;
  • preavviso non lavorato;
  • cassa integrazione a zero ore;
  • cassa integrazione straordinaria (per le ore non lavorate);
  • aspettativa sindacale per cariche elettive.

Non interrompono, invece, la maturazione delle ferie le assenze per:

  • maternità;
  • malattia;
  • ferie;
  • permessi per disabili e loro familiari;
  • congedo matrimoniale;
  • infortunio (limitatamente al periodo contrattuale di conservazione del posto di lavoro);
  • cassa integrazione a orario ridotto con prestazione lavorativa per una sola parte della settimana;
  • incarichi presso i seggi elettorali;
  • periodo compreso tra il licenziamento illegittimo e la reintegrazione.

La contrattazione collettiva (o, in mancanza, la prassi aziendale) individua le modalità di calcolo delle ferie maturate nei giorni di assenza. In mancanza di queste regole, il calcolo va effettuato seguendo i princìpi generali applicando la seguente formula:

  • giorni di ferie spettanti × giorni di assenza / giorni lavorativi.

Durata del periodo di ferie

La durata minima delle ferie prevista dalla legge è di 4 settimane per un anno di servizio, che equivalgono, nel caso di fruizione di un periodo feriale consecutivo, a 28 giorni di calendario. Le ferie possono essere espresse in settimane, giorni di calendario o giorni lavorativi.

I contratti collettivi (nazionali, territoriali ed aziendali) possono stabilire una durata minima superiore ma non inferiore, i criteri di calcolo dei giorni (di calendario o lavorativi) o le regole da seguire in caso di concomitanza dei giorni festivi.

Chi ha un contratto part-time verticale ha diritto a un numero di giorni di ferie proporzionato alla ridotta attività lavorativa.

Per le aziende che prevedono 6 giorni lavorativi alla settimana, la formula generale per calcolare le ferie spettanti nell’anno è:

  • (giorni di ferie annuali contrattualmente previsti / 12 × numero di mesi in servizio) + eventuali ferie residue anni precedenti.

Per le aziende che operano in regime di settimana corta (5 giorni lavorativi) occorre provvedere al riproporzionamento del periodo di ferie mediante il coefficiente 1,20.

Facciamo un esempio. Il contratto nazionale del settore Terziario prevede la maturazione di 26 giorni lavorativi di ferie all’anno su settimane di 6 giorni. Nulla vieta, però, ad un’azienda di applicare la settimana corta di 5 giorni. Se il lavoratore chiede di fruire di:

  • 2 settimane di ferie: si devono calcolare 12 giorni (e non 10);
  • 2 giorni di ferie: gliene sono decurtati 2,4, dal momento che ogni giorno di ferie equivale ad 1,2 (6 : 5).


Sostieni laleggepertutti.it

"La Legge per Tutti" è una testata giornalistica indipendente che da oltre 10 anni informa gratuitamente milioni di persone ogni mese senza il supporto di finanziamenti pubblici. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube