Ora anche il cane può essere accusato di stalking

23 Giugno 2022 | Autore:
Ora anche il cane può essere accusato di stalking

Anche il cane di famiglia può essere utilizzato come «strumento» per commettere stalking nei confronti di qualcuno.

Si può essere condannati per atti persecutori se il cane, abbaiando, ringhiando o semplicemente uscendo dalla propria proprietà, disturba e terrorizza i vicini di casa? Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione [1] conviene stare molto attenti a ciò che fa il proprio animale domestico e, se non si vuole rischiare nulla, è meglio educarlo e saperlo gestire in ogni situazione. Del resto, come prevede la legge, i danni che il pet combina sono responsabilità di chi se ne occupa.

Il caso è approdato in Cassazione su ricorso dell’imputato, condannato dalla Corte d’appello di Palermo (con rideterminazione della pena rispetto a quella disposta in primo grado) per atti persecutori ai danni dei vicini. Il ricorrente, nei primi due gradi di giudizio, è stato ritenuto responsabile del comportamento del cane che, uscendo ripetutamente dalla sua proprietà senza alcun controllo da parte sua, avrebbe in più occasioni spaventato e terrorizzato i residenti aventi la proprietà adiacente a quella del cane e del suo padrone. Elementi che, secondo i giudici, sono tali da costituire quel «perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita» previsto dall’art. 612 del Codice penale relativamente ai motivi di condanna per atti persecutori.

Nel ricorso, il condannato lamenta vizi di motivazione relativi alla decisione del giudice, criticando la scelta di ritenere credibili le dichiarazioni delle persone offese costituitesi parti civili, senza tenere in considerazione il cattivo sangue che scorre tra le parti. Secondo il ricorrente, i vicini erano mossi da un chiaro intento di vendetta e un evidente interesse economico.

Esaminato il caso, dopo aver ampiamente spiegato che la Corte di Cassazione è giudice della motivazione e non della decisione di merito, i giudici di legittimità dichiarano che la sentenza impugnata ha già fornito logica e coerente motivazione relativamente sia alla ricostruzione dei fatti che ai motivi per cui è stato dato credito alle testimonianze delle parti lese.

In estrema sintesi, per la Cassazione la motivazione posta alla base della condanna dell’imputato regge nella misura in cui è stato provato come, all’origine dei dissapori tra le parti, vi fosse la presenza di un cane di razza pittbull, di proprietà della famiglia dell’imputato, che spesso e volentieri riusciva ad uscire dal cancello entrando nella proprietà delle persone offese, allarmate dalla sua offensività e spaventate dalla sua presenza.

Per questo motivo la Corte di Cassazione ritiene che il ricorso non meriti accoglimento e conferma la sentenza impugnata. Attenzione, dunque, al comportamento del proprio cane: anche lui può essere causa di stalking.


note

[1] Sent. Cort. Cass. n.22124/2022


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