Diritto e Fisco | Articoli

Furto in spiaggia: qual è la pena?

23 Giugno 2022 | Autore:
Furto in spiaggia: qual è la pena?

Cosa rischia chi sottrae gli oggetti lasciati incustoditi sotto l’ombrellone; quando c’è l’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede.

Quando andiamo al mare non rimaniamo sempre stesi sul lettino o sulla sedia a sdraio e sotto l’ombrellone: anzi, ci muoviamo spesso, per fare il bagno o una passeggiata sulla riva. Così borse e zaini, con tutti gli oggetti che contengono (portafogli, cellulari, orologi, occhiali, gioielli, ecc.) rimangono incustoditi e diventano facile preda dei ladri: la loro azione è facilitata dalla confusione che c’è in spiaggia.

Ai malfattori bastano pochi attimi per compiere la sottrazione e andare via, di solito indisturbati, a meno che non vengano colti in flagranza. Quando il malcapitato torna e si accorge del furto è troppo tardi e, infatti, nella maggior parte dei casi, non si riesce a recuperare la refurtiva. Negli stabilimenti balneari, le ricerche sono facilitate dalle telecamere di sorveglianza e dalla presenza dei bagnini e del personale; nelle spiagge libere più a rischio, le forze dell’ordine fanno servizi mirati, travestendosi da bagnanti, per sorprendere i ladri in azione. E allora, se e quando i ladri vengono assicurati alla giustizia, qual è la pena per il furto in spiaggia che hanno compiuto? La legge è generale e astratta e non contempla espressamente l’ipotesi dei furti in spiaggia ma, come vedremo adesso, ci sono delle norme che consentono di aumentare la pena proprio in questi casi.

Reato di furto: la condotta punibile

Il reato di furto è previsto dall’art. 624 del Codice penale e consiste nell’impossessarsi di una cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene. Il furto si differenzia radicalmente dalla rapina, nella quale la sottrazione avviene con violenza o minaccia: nel nostro caso, invece, l’impossessamento è clandestino, e avviene approfittandosi dell’assenza o della distrazione della vittima.

Qual è la pena base per il reato di furto?

La pena base per il reato di furto «semplice», cioè non aggravato, è la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da 154 a 516 euro. Anche per il reato di furto semplice è consentito l’arresto in flagranza, se il ladro è sorpreso mentre commette il fatto o subito dopo.

I furti in abitazione e i furti con strappo «di mano o di dosso alla persona» (i cosiddetti scippi) sono previsti e puniti da una norma distinta da quella del furto semplice (l’art. 624 bis del Codice penale): la pena è la reclusione da 1 a 6 anni e la multa va da 309 a 1.032 euro.

Furto: le aggravanti specifiche

Nelle scuole di polizia si insegna che il furto semplice praticamente non esiste, perché ogni ipotesi di furto è quasi sempre aggravata. Infatti al reato di furto sono applicabili numerose aggravanti, che aumentano in modo consistente la pena base.

Oltre alle aggravanti comuni – previste per tutti i reati dall’art. 61 Cod. pen. – per il furto sono previste alcune circostanze aggravanti specifiche, elencate dall’art. 625 del Codice penale, e precisamente:

  • usare violenza sulle cose o fare uso di mezzi fraudolenti;
  • portare addosso armi o narcotici, senza farne uso;
  • commettere il fatto con “destrezza“, cioè con una speciale abilità del ladro;
  • rubare con azione congiunta di 3 o più persone (o anche di una sola che sia travisata o simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio);
  • commettere il fatto sui bagagli dei viaggiatori nelle stazioni, negli scali o nelle banchine, negli alberghi e negli esercizi di somministrazione di cibi e bevande;
  • rubare cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici o esposte «per necessità, per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede»;
  • rubare 3 o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, o animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria;
  • commettere il fatto sui mezzi di trasporto pubblico;
  • rubare a chi sta uscendo da banche o uffici postali o ha fatto un prelievo agli sportelli automatici.

Qual è la pena per il furto aggravato?

In tali casi di furto monoaggravato o pluriaggravato, se sussiste una sola aggravante la pena della reclusione va da 2 a 6 anni e la multa da 927 a 1.500 euro; se concorrono due o più aggravanti tra quelle indicate, o una di esse con un’aggravante generica, il furto è pluriaggravato: la reclusione parte da un minimo di 3 anni e arriva ad un massimo di 10 anni, mentre la multa va da 206 a 1.549 euro.

Furto in spiaggia: quali aggravanti?

Nel caso di furto in spiaggia, tra le circostanze aggravanti che abbiamo descritto quella più ricorrente è la «minorata difesa» (il ladro approfitta delle circostanze di tempo e di luogo che ostacolano la protezione dei beni) e tra le speciali è l’esposizione alla pubblica fede. Infatti chi lascia i propri oggetti incustoditi sull’asciugamano o sotto l’ombrellone mentre va a fare un tuffo in mare inevitabilmente li espone, per necessità e consuetudine sociale, alla possibile sottrazione da parte dei ladri.

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione [1] ha ritenuto applicabile, oltre alla minorata difesa, anche l’aggravante dell’esposizione degli oggetti alla pubblica fede al caso di un ladro che si era impossessato di un portafogli, un orologio d’oro ed un telefono cellulare, che erano rimasti abbandonati sotto l’ombrellone dalla proprietaria mentre era andata a fare il bagno: per il Collegio questa consuetudine sulle spiagge italiane è diventata «un’abitudine sociale e una pratica di fatto». Così il furto commesso è stato considerato pluriaggravato, ed è stato punito con pena più elevata. Puoi leggere la nuova sentenza per esteso nel box sotto questo articolo. Per altre informazioni leggi “Cose esposte alla pubblica fede: quando c’è l’aggravante“.


note

[1] Cass. sent. n. 23940/2022.

Cass. pen., sez. IV, ud. 8 giugno 2022 (dep. 22 giugno 2022), n. 23940

Presidente Piccialli – Relatore D’Andrea

Ritenuto in fatto

  1. Con sentenza del 3 giugno 2020 la Corte di appello di Salerno, esclusa l’aggravante della destrezza e ritenuta la sussistenza delle aggravanti, in fatto contestate, di cui all’art. 61 n. 5 e 625 n. 7 c.p., ha confermato la decisione del locale Tribunale per i Minorenni del 12 dicembre 2019 con cui C.G. , concesse le circostanze attenuanti generiche in regime di equivalenza con le aggravanti, era stato condannato alla pena di mesi sei di reclusione ed Euro 300,00 di multa, in quanto riconosciuto colpevole del delitto di furto aggravato, in concorso con un minore non imputabile, di una borsa e di valori contenuti al suo interno, tra cui un portafoglio, un orologio d’oro ed un cellulare, lasciati momentaneamente incustoditi dalla legittima proprietaria al di sotto di un ombrellone in spiaggia.

1.1. La Corte di appello ha, in particolare, provveduto ex officio ad escludere la circostanza aggravante della destrezza, di cui all’art. 625 n. 4 c.p., non ravvisando nella condotta perpetrata dal prevenuto una particolare agilità, sveltezza e callidità idonea ad eludere l’attenzione della parte lesa essendosi tale ultima allontanata autonomamente dall’ombrellone -, ed invece ravvisando, in tale comportamento, l’approfittamento di una condizione di minorata difesa, di rilievo ai sensi dell’art. 61 n. 5 c.p., oltre all’avere agito su cose esposte alla pubblica fede, ex art. 625 n. 7 c.p., tali essendo considerati, per consolidata interpretazione giurisprudenziale, gli effetti personali sottratti ai bagnanti sulle spiagge.

  1. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione, a mezzo del suo difensore, C.G. , deducendo, con un unico motivo: violazione del divieto di reformatio in peius in assenza di appello proposto dal Procuratore della Repubblica; nullità della sentenza ex art. 522 c.p.p. nella parte relativa alla configurazione delle circostanze aggravanti di cui all’art. 61 n. 5 e 625 n. 7 c.p. per difetto di contestazione; manifesta illogicità della motivazione risultando il vizio dal testo del provvedimento impugnato.

Lamenta l’imputato l’insussistenza dei presupposti per l’applicazione, nel caso di specie, dell’ipotesi prevista dall’art. 521 c.p.p., considerato che la Corte territoriale non si sarebbe semplicemente limitata ad apprezzare lo stesso tratto naturalistico del fatto reato valorizzato dal primo giudice sussumendolo in una differente fattispecie circostanziata, ma avrebbe valorizzato, con motivazione inadeguata e carente, un tratto naturalistico diverso del fatto di reato, ravvisando la ricorrenza di due nuove circostanze aggravanti, in violazione del divieto di reformatio in peius.

  1. Il Procuratore generale ha rassegnato conclusioni scritte, con cui ha chiesto il rigetto del ricorso.

Considerato in diritto

  1. Il ricorso è privo di fondamento e deve, pertanto, essere rigettato.
  1. Il Collegio ritiene, infatti, che le valutazioni operate, nel caso di specie, dalla Corte territoriale in tema di configurazione delle circostanze aggravanti siano state svolte con piena correttezza giuridica, nel rispetto dei parametri interpretativi indicati da questa Corte di legittimità.

Così, in primo luogo, risulta giuridicamente corretta l’avvenuta esclusione, da parte della Corte di merito, della circostanza aggravante di cui all’art. 625 n. 4 c.p., in quanto conforme al generale principio per cui il giudice di appello è legittimato ad escludere di ufficio le circostanze aggravanti ritenute dal giudice di primo grado allorquando, ovviamente sulla scorta della ricostruzione fattuale contenuta nella stessa sentenza appellata, risultino insussistenti i corrispondenti requisiti, posto che il principio devolutivo vale a definire l’ambito della cognizione del giudice con riguardo al capo della sentenza impugnata, ma non può limitare il potere del giudice di dare la corretta qualificazione giuridica al fatto (cfr. in questi termini: Sez. 1, n. 9427 del 26/09/2017, dep. 2018, T., Rv. 272486-01; Sez. 6, n. 4124 del 14/12/2016, dep. 2017, Nicola, Rv. 269441-01).

  1. Chiarito il superiore aspetto, assume poi rilievo, con specifico riguardo alle doglianze espressamente eccepite da parte del ricorrente, il fatto che la Corte di appello abbia correttamente operato la contestazione delle aggravanti di cui all’art. 61 n. 5 e 625 n. 7 c.p., ritenendo la ricorrenza della loro materialità nel fatto così come contestato in imputazione, nonché giudizialmente accertato, senza, pertanto, incorrere in alcuna violazione della norma dell’art. 521 c.p.p..

3.1. Ciò si conforma, infatti, al principio per cui, in tema di circostanze aggravanti, è ammissibile la c.d. contestazione in fatto quando vengano valorizzati – come nel caso in esame – comportamenti individuati nella loro materialità, ovvero riferiti a mezzi o ad oggetti determinati nelle loro caratteristiche, idonei a riportare nell’imputazione tutti gli elementi costitutivi della fattispecie aggravatrice, rendendo così possibile l’adeguato esercizio del diritto di difesa (così, tra le altre, Sez. 2, n. 15999 del 18/12/2019, dep. 2020, Saracino, Rv. 279335-01).

La descrizione del fatto materiale, perciò, delimita i termini della contestazione, a prescindere dall’indicazione degli articoli di legge che si assumono violati e quale che sia la qualificazione giuridica che a quel fatto materiale possa essere attribuita. Solo l’indicazione del fatto, sufficientemente delineato secondo la particolarità delle varie fattispecie, permette di stabilire l’ambito dei temi di prova, per l’adempimento e l’esercizio tanto dell’onere della prova che dei diritti di azione penale e di difesa delle parti, che degli stessi pertinenti poteri e doveri del giudice del singolo processo.

  1. Parimenti corrette sono, poi, le valutazioni giuridiche espresse dalla Corte di appello ai fini della contestazione delle due circostanze aggravanti configurate in sentenza.

4.1. Con riguardo, in primo luogo, all’ipotesi dell’aggravante dell’avere agito su cose esposte alla pubblica fede, di cui all’art. 625 n. 7 c.p., ha trovato, infatti, applicazione il consolidato principio per cui essa sussiste – “sub specie” di esposizione della cosa per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede – nel caso in cui il soggetto attivo si impossessi di effetti personali sottratti ai bagnanti sulla spiaggia, in quanto rientra nelle abitudini sociali e nella pratica di fatto lasciare incustoditi tali oggetti da coloro che abbandonino temporaneamente la spiaggia per andare a fare il bagno (cfr., in questi termini, Sez. 5, n. 14305 del 19/03/2008, Navantieri, Rv. 239488-01).

4.2. Allo stesso modo, la peculiarità del fatto contestato al C. appare coerente con (‘esegesi espressa da questa Corte di legittimità, per cui l’aggravante dell’aver profittato di circostanze tali da ostacolare la pubblica o privata difesa, di cui all’art. 61 n. 5), c.p., è integrata dalla ricorrenza di condizioni oggettive che siano concretamente agevolative del compimento dell’azione criminosa (così, tra le altre: Sez. 6, n. 18485 del 15/01/2020, Cannata, Rv. 279302-02; Sez. 1, n. 39560 del 06/06/2019, Souhi, Rv. 27687101).

  1. In ragione delle superiori considerazioni, il Collegio ritiene, di conseguenza, di dover disporre il rigetto del ricorso.

La minore età dell’imputato al momento dell’integrazione dei fatti impone l’oscuramento dei dati riportati in sentenza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Oscuramento dati.

Motivazione semplificata.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube