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Mantenimento ex moglie che non ha mai lavorato

23 Giugno 2022 | Autore:
Mantenimento ex moglie che non ha mai lavorato

Cosa cambia ai fini del riconoscimento dell’assegno se la mancanza di occupazione è stata decisa di comune accordo tra i coniugi o è stata voluta dal marito.

Molte coppie di coniugi si contraddistinguono per il fatto che uno dei due sta a casa e l’altro lavora. Solitamente è la moglie che si dedica alle attività domestiche, mentre il marito svolge un’occupazione esterna e, come si suol dire, “porta i soldi a casa”. Ma quando il matrimonio finisce, e la coppia si separa e divorzia, come si quantifica il mantenimento all’ex moglie che non ha mai lavorato? Vediamo.

Quanto conta la scelta di non lavorare sul mantenimento?

Bisogna premettere che il lavoro casalingo è un lavoro a tutti gli effetti: l’impegno, e il sacrificio, della donna che per anni – e spesso per decenni – cura la famiglia e segue da vicino la crescita dei figli va sempre riconosciuto, anche a livello economico. La giurisprudenza recente, infatti, attribuisce il diritto a percepire l’assegno divorzile, erogato dall’ex coniuge più abbiente, alla donna che per anni si è dedicata alla famiglia, rinunciando ad avere un’occupazione lavorativa propria: questa scelta deve essere compensata.

Bisogna, però, indagare caso per caso sulle origini della decisione di non far lavorare uno dei coniugi, che può essere stata compiuta di comune accordo, quando la coppia ha stabilito così il proprio regime familiare e di vita in comune durante il matrimonio, oppure può essere stata voluta da uno solo dei due coniugi e imposta all’altro, contro i suoi desideri e le sue aspettative di realizzazione personale.

Inoltre, bisogna sempre verificare se dopo la cessazione del matrimonio la donna è in grado di lavorare, e quindi di mantenersi autonomamente, oppure no. Nel primo caso, se l’ex moglie non si mette alla ricerca di un’occupazione, pur avendo l’età, la salute ed i titoli di studio per farlo, non otterrà l’assegno divorzile. Nel caso opposto, invece – pensiamo ad una donna ormai anziana, in cattivo stato di salute e senza preparazione professionale – le difficoltà di inserimento lavorativo sono oggettive e l’assegno le spetterà. Per maggiori dettagli sul punto leggi: “Spetta il mantenimento all’ex moglie che non cerca lavoro?“.

Mantenimento e assegno divorzile: criteri di attribuzione

Durante la fase della separazione coniugale, l’assegno di mantenimento deve garantire all’ex coniuge più debole il medesimo tenore di vita di cui aveva goduto in costanza di matrimonio. Con il divorzio questo criterio non vale più: l’assegno divorzile viene riconosciuto soltanto all’ex coniuge privo di adeguati mezzi economici e che si trova nell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive. Pertanto, chi si trova in tale situazione ha diritto di percepire dall’ex coniuge più abbiente una cifra adeguata, che gli consenta l’autosufficienza economica.

Ecco perché chi richiede il mantenimento dopo il divorzio deve dimostrare di essere “meritevole” di percepirlo: se i coniugi non si mettono d’accordo sulla determinazione della cifra spettante, il giudice dovrà valutare che lo stato di incapacità economica del richiedente sia oggettivo e non dovuto a propria colpa, come quando vi sono atteggiamenti rinunciatari nella ricerca di un lavoro. In proposito, leggi: “Assegno di divorzio all’ex moglie che non lavora: spetta?“.

Mantenimento ex moglie casalinga e disoccupata

L’ex moglie che, durante la vita matrimoniale, si è dedicata in modo assorbente alla gestione domestica, così rinunciando ad un’occupazione lavorativa propria, ha comunque contribuito in modo rilevante al ménage familiare; l’altro coniuge, liberato dagli impegni casalinghi, si è così potuto dedicare più proficuamente alla propria realizzazione professionale. È giusto, quindi, che l’ex moglie, dopo il divorzio, partecipi a questo incremento economico e patrimoniale ottenuto dall’ex marito, e ciò avviene proprio con il riconoscimento dell’assegno divorzile in suo favore.

Secondo la Corte di Cassazione, l’assegno divorzile assolve a una triplice funzione: assistenziale, compensativa e perequativa. A seconda dei casi, una di queste componenti può mancare, fermo restando il diritto alle altre, se vi sono i presupposti.

Una recente sentenza del tribunale di Modena [1] ha affermato che deve essere riconosciuta la componente perequativo-compensativa dell’assegno divorzile quando la scelta di uno dei coniugi di assumere su di sé la cura esclusiva della famiglia – per quanto non pienamente appoggiata dall’altro – sia stata di fatto accettata durante la lunga durata del matrimonio. In quella vicenda, la componente assistenziale del contributo economico è stata, invece, esclusa perché l’ex moglie, dopo il divorzio, aveva instaurato una nuova relazione con un altro compagno. Così l’assegno divorzile è stato sensibilmente decurtato, ma non eliminato del tutto: in soldoni, la donna percepirà ancora 200 euro mensili dall’ex marito.

note

[1] Trib. Modena, sent. n. 761 del 16.6.2022.


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