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Quanto devono essere pagate le ferie?

24 Giugno 2022 | Autore:
Quanto devono essere pagate le ferie?

La Cassazione richiama una direttiva dell’Unione europea sul diritto di fruire di un periodo di riposo retribuito come un normale mese di lavoro.

Il fatto che un dipendente in ferie non lavori giustifica a rivedere il suo stipendio nei giorni di assenza? Quanto devono essere pagare le ferie di un lavoratore? La retribuzione deve essere la stessa di quando va in ufficio o in fabbrica o ci possono essere delle decurtazioni?

La risposta può sembrare scontata a chi pensa che lo stipendio deve essere lo stesso quando si va in ferie e quando si lavora. Eppure, c’è chi è finito recentemente davanti alla Corte di Cassazione perché ha provato a dare un ritocchino, ovviamente al ribasso, alla retribuzione dei suoi dipendenti assenti per ferie. Tant’è che la Suprema Corte ha addirittura spolverato una vecchia direttiva dell’Unione europea, datata 2003, in cui si ricorda quando segue: qualsiasi clausola del contratto nazionale collettivo che escluda alcune indennità dalla base della retribuzione è da considerarsi nulla.

Ma, senza andare a Bruxelles, anche il nostro ordinamento tutela la busta paga di chi va in ferie. A partire dalla Costituzione, secondo la quale «il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi» [1]. Vediamo, a questo punto, quanto devono essere pagate le ferie.

Il calcolo della retribuzione durante le ferie

La Costituzione per prima, dunque, tutela all’articolo 36 il diritto di ogni lavoratore a fruire di un periodo di ferie annuali in modo irrinunciabile, periodo in cui il dipendente deve essere normalmente retribuito. Significa che nella busta paga relativa al mese in cui il lavoratore è andato in vacanza (legittimamente preannunciata dal dipendente e autorizzata dal datore) ci devono essere tutte le voci riportate su qualsiasi altro cedolino: minimi tabellari, indennità di contingenza, superminimi individuali e collettivi e scatti di anzianità. A queste si aggiungono i compensi con carattere ricorrente, mentre sono esclusi quelli di natura occasionale.

Chi ha uno stipendio fisso mensile, pertanto, deve percepire la sua normale retribuzione. Diverso il caso di chi riceve una paga oraria: in questo caso, è necessario moltiplicare il numero di ore di ferie fruite per la paga oraria. In busta si deve indicare separatamente la retribuzione per ferie da quella per le ore lavorate. Il che non vuol dire «eliminare» la retribuzione per ferie ma, semplicemente, riportarla a parte rispetto a quella relativa al tempo effettivamente lavorato.

Per fare un esempio: se Tizio ha una paga oraria di 8 euro, lavora 50 ore in un mese e le altre 110 le trascorre in vacanza, il suo cedolino dovrà indicare:

  • ore lavorate: 50 x 8 euro = 400 euro;
  • ore di ferie fruite: 110 x 8 euro = 880 euro;
  • totale retribuzione: 400 + 880 = 1.280 euro.

Se il Ccnl ritiene la retribuzione feriale pari a quella «globale di fatto», deve comprendere tutti gli elementi che normalmente e di fatto vengono pagati, come ad esempio le indennità per lavoro straordinario continuativo, per lavoro notturno a turni periodici e quella sostitutiva di mensa.

Inoltre, durante il periodo di ferie, il dipendente deve percepire una remunerazione commisurata a tutti gli elementi della retribuzione globale di fatto, compresi eventuali bonus e/o gli elementi di parte variabile se si tratta di indennità che compensano un disagio collegato allo svolgimento delle mansioni o di indennità correlate allo status personale o professionale. Restano escluse solo le spese occasionali o accessorie.

Retribuzione durante le ferie: la direttiva Ue

In una recente sentenza [2], la Cassazione ha ricordato che il datore di lavoro non può ridurre la retribuzione del dipendente solo perché costui ha fruito di un periodo di ferie, cioè perché ha esercitato il suo diritto ad utilizzare i giorni di riposo maturati e retribuiti. Un principio espresso anche da una direttiva dell’Unione europea [3] (ampiamente previsto, peraltro, anche dalla nostra normativa e dalla giurisprudenza) in base alla quale le ferie servono al lavoratore per svagarsi oltre che per recuperare le energie spese nello svolgimento dell’attività lavorativa quotidiana. Pertanto – aggiunge il documento dell’Ue – ogni incentivo a rinunciare al congedo è incompatibile con gli obiettivi di tutela della salute e della sicurezza.

Ciò si riassume in queste poche parole: ogni clausola prevista dalla contrattazione collettiva che preveda l’esclusione di una o di più indennità nella retribuzione durante le ferie è da ritenersi nulla.

La direttiva, oltretutto, impone agli Stati membri di adottare ogni misura necessaria per tutelare il diritto dei lavoratori ad almeno quattro settimane di ferie retribuite.


note

[1] Art. 36 Costituzione.

[2] Cass. sent. del 22.06.2022.

[3] Direttiva Ue n. 2003/88.


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