Paga durante le ferie: non può essere più bassa

24 Giugno 2022 | Autore:
Paga durante le ferie: non può essere più bassa

Un contratto nazionale non può prevedere il diritto per il datore di lavoro di pagare meno un dipendente in ferie, contrastando così il dettato europeo.

Cambio di rotta. La Cassazione ha modificato il proprio precedente orientamento. Da oggi in poi, le ferie non potranno essere retribuite meno rispetto allo stipendio ordinario, quello cioè versato nel corso dell’anno lavorativo. Cosa è successo sino ad oggi? I datori di lavoro avevano la possibilità di decurtare dalla busta paga le indennità occasionali solitamente presenti (come ad esempio le maggiorazioni per lavoro notturno o straordinario).

Ma ora, a coprire le spalle dei lavoratori e a salvare le loro ferie serene, ci ha pensato l’Unione Europea. La Corte di Cassazione, infatti, in una recente sentenza, ha dovuto richiamare un principio europeo per dichiarare incompatibile con la tutela della salute e della sicurezza la clausola di un contratto collettivo nazionale che prevede la possibilità per il datore di lavoro di pagare meno il dipendente quando è in ferie. Un’ipotesi da far strabuzzare gli occhi che, però, era diventata realtà a discapito di tutti i lavoratori del settore interessato, che non aspettavano altro che questa pronuncia per poter partire tranquilli per il loro periodo di riposo.

Nello specifico, una compagnia aerea si è vista bocciare il ricorso in Cassazione con tanto di dichiarazione di nullità della clausola del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore da essa applicata, nella parte in cui escludeva l’indennità di volo integrativa dallo stipendio da versare ai dipendenti in vacanza. Vacanza che, va ricordato, è un diritto del dipendente riconosciuto non solo a livello nazionale ma anche europeo.

La Corte di Cassazione, nella pronuncia del 22 giugno, ha spiegato che questa clausola contrattuale risulta essere in contrasto con la normativa vigente [1] così come recentemente interpretata dalla Corte di giustizia europea [2] in una pronuncia avente efficacia vincolante e prevalente sull’ordinamento nazionale.

Nello specifico, la direttiva europea [3] impone a ciascun Paese membro di adottare tutte le misure idonee a far godere al lavoratore di almeno quattro settimane di ferie retribuite. E per «retribuite» si intende pagate come se il dipendente lavorasse a pieno regime, non con stipendio parziale.

La normativa prevede che gli Stati abbiano la possibilità di definire le condizioni e le modalità di godimento dei giorni di ferie, ma che non possano derogare ai limiti di tempo e pagamento imposti. Per questo motivo ogni azione o omissione del datore di lavoro che possa dissuadere il lavoratore dal fruire delle ferie annuali (come, nel caso concreto, una clausola che preveda una busta paga più scarna durante il periodo di stop) è da ritenersi incompatibile con l’obiettivo, sancito dall’Ue, di garantire il riposo e il recupero delle energie al dipendente.

In virtù di tutto ciò, per la Cassazione la clausola stipulata dal contratto nazionale è inapplicabile e al lavoratore spetta una retribuzione adeguata anche durante i giorni di riposo feriale.


note

[1] D.L.gsl. 185/05, art. 4

[2] Cort. Giust. Europ. Causa C-514-20

[3] Dir. UE n. 2033/88, art. 7


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