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Usucapione: come diventare proprietari di un posto auto

21 Ottobre 2014
Usucapione: come diventare proprietari di un posto auto

20 anni non bastano: necessario il comportamento da padrone.

È da una vita che parcheggi l’auto sempre sullo stesso spazio e i vicini, riconoscendoti tacitamente una sorta di “diritto” su di esso, te lo lasciano puntualmente libero? Vuoi formalizzare anche nei pubblici registri questa tua proprietà, acquisita nel corso degli anni, e quindi far dichiarare a un giudice l’usucapione in tuo favore? Ecco alcune importanti istruzioni che devi attentamente seguire.

In generale, per far scattare l’usucapione, e quindi poter acquistare la proprietà di un immobile, non è sufficiente il semplice possesso continuato del bene per 20 anni di seguito, così come richiede il codice civile [1]; è anche necessario utilizzare l’immobile, alla luce del sole, come se si fosse il padrone esclusivo e, quindi, impedendo l’uso agli altri soggetti.

Se vuoi, quindi, usucapire, un posto auto non è sufficiente parcheggiarvi sempre, giorno e notte, ma devi aver esplicitato la tua volontà a possederlo come se davvero fossi il titolare. Una sorta di “atto di prepotenza” (inteso in senso buono).

Quindi sarà per esempio necessario delimitare, per anni, il posto auto scoperto attraverso cartelli e segnaletica orizzontale. Ma questo, per il giudice, potrebbe non essere sufficiente. Secondo un orientamento recentemente varato dalla Cassazione [2] è richiesto – perché si manifesti davanti a tutti l’intenzione di utilizzare l’area in modo esclusivo – la delimitazione della stessa con una sbarra automatica, un cancelletto, una catena con un lucchetto o, per esempio, nel caso di un hotel, l’impiego di una persona che vieti l’ingresso alle auto. Solo questi comportamenti evidenzierebbero, in questo modo, il diritto di escludere gli altri condomini dall’uso del parcheggio.

Certo, l’impedire l’utilizzo agli altri del posto auto deve avvenire in modi leciti. Così, l’aver messo una semplice cassetta vuota di legno per la frutta sull’asfalto, una sedia o un carrello della spesa, magari corredato da un tizio che, di tanto in tanto, sfregia le auto che si appropriano dello spazio non può essere considerato un valido comportamento per far scattare l’usucapione.

Già in passato la Cassazione [3] aveva spiegato come una semplice sosta ripetuta negli anni, attraverso il parcheggio di autoveicoli, non è sufficiente a far scattare l’usucapione quando sia esercitata in un luogo in cui non esistono opere permanenti (come, appunto, una sbarra o della segnaletica).

Attenzione: la sentenza della Cassazione richiamata in questo articolo fa (per come è ovvio che sia) riferimento all’usucapione di spazi condominiali (e, quindi, di proprietà privata) come posti auto scoperti, corti, giardini, ecc. Non potrebbe giammai trattarsi di aree pubbliche, come una strada comunale che, per legge, non possono mai essere usucapiti.

Diverso è il discorso qualora si rivendichi l’usucapione di una servitù di passaggio. Quest’ultima, infatti, non è compatibile nel caso di parcheggi [4] (leggi anche “Parcheggio giornaliero sul piazzale: usucapione dello spazio auto?”).


note

[1] Art. 1158 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 10858/2014.

[3] Cass. sent. n. 3370/1995.

[4] È bene ricordare che l’ordinamento giuridico italiano non ammette servitù personali, intese come limitazioni al diritto di proprietà su una cosa, a beneficio di una persona. Come ribadito dalla sentenza della Cassazione del 28 aprile 2004, n. 8137, «la pretesa utilizzazione del parcheggio non potrebbe rientrare nello schema di alcun diritto di servitù, né di altro diritto reale. Se, infatti, parcheggiare l’auto può essere una delle tante manifestazioni di un possesso a titolo di proprietà, non può invece dirsi che tale potere di fatto sia inquadrabile nel contenuto di un diritto di servitù, posto che caratteristica tipica di detto diritto è la realità e cioè, l’inerenza al fondo dominante dell’utilità, così come al fondo servente del peso. Nella specie, la comodità di parcheggiare l’auto, per specifiche persone che accedono al fondo, non potrebbe certamente valutarsi come un’utilità inerente al fondo stesso e non, come in effetti è, un vantaggio del tutto personale dei proprietari».

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Con atto notarile dell’anno 1921 il nonno paterno acquisto un suolo con annesso fienile,che dall’epoca lo usa come deposito di legna,ecc.i quanto UNICO accesso per l’immobile costruito nello stesso anno.Nell’anno 1930 viene venduto un’altro suolo a cui è stato dato il diritto di passaggio su detto piazzale,dove vi sono due garagi Nell’anno 1975 ho installato una catena con il lucchetto per evitare l’accesso ad estranei.Nell’anno 2005 l’abitazione a cui era stato dato il diritto di passaggio è stata acquistata da altro soggetto e che con accordo amichevole fu installato un cancello elettrico al posto della catena (2007) dall’anno 2016 la proprietaria dell’immobile acquistato nel 2005 rivendica la proprietà dell’area perché catastalmente è stata inserita una”graffa” dal suolo cui vi è l’abitazione e il cancello d’ingresso.La stessa ha iniziato una procedura civile nei miei confronti e di altri familiari per ottenere il titolo di proprietà del piazzale antistante gli immobili di mia proprietà.Per tale citazione civile Isotta Britti di devono costituire in giudizio o possono farne a meno essendo il piazzale usato fin dall’anno 1921come nostra proprietà.

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