Diritto e Fisco | Articoli

È lecito disfarsi dei beni per non pagare il mantenimento?

24 Giugno 2022 | Autore:
È lecito disfarsi dei beni per non pagare il mantenimento?

Quando l’ex coniuge obbligato a versare l’assegno abbatte il proprio patrimonio per fingersi povero, l’altro può reagire con i rimedi previsti dalla legge e neutralizzare questa strategia.

Pagare tutti i mesi l’assegno alla tua ex proprio non ti va giù. Vorresti sfuggire a questo esborso mensile e pensi ai possibili trucchi e stratagemmi per eludere l’obbligo di versamento stabilito dal giudice con la sentenza di separazione o di divorzio. Per risolvere il problema hai pensato di fingerti povero, ma senza diventarlo davvero: credi che se ti liberi del tuo patrimonio non sarai più tenuto a versare la cifra stabilita. Ma è lecito disfarsi dei beni per non pagare il mantenimento? Vediamo.

Trucchi per non pagare il mantenimento

Per eludere l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento si può agire in due modi: abbattendo i redditi o diminuendo il patrimonio. Sono questi, infatti, gli elementi in base ai quali i giudici (o i coniugi stessi, di comune intesa) stabiliscono l’ammontare della cifra dovuta da parte dell’ex coniuge più facoltoso all’ex coniuge meno abbiente e che non è in grado di mantenersi da sé. Diciamoci la verità: i più comuni trucchi per non pagare il mantenimento – con questo termine ci riferiamo, a fattor comune, sia all’assegno corrisposto dopo la separazione sia all’assegno divorzile – non funzionano, perché cozzano contro la legge.

In particolare, sul versante dei redditi, c’è chi si fa licenziare fittiziamente, per poi chiedere la riduzione o l’eliminazione totale dell’assegno; ma l’ex coniuge può pignorare il trattamento di fine rapporto (Tfr) che il datore di lavoro deve versare, o rivalersi sull’indennità di disoccupazione (Naspi) percepita al posto della retribuzione. E, soprattutto, può dimostrare – chiedendo gli accertamenti di polizia tributaria – che l’ex coniuge in realtà sta lavorando in nero, quindi percepisce la retribuzione. Infatti per il mantenimento contano anche i redditi non dichiarati.

Si può anche agire penalmente, denunciando l’ex per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare: e in questi casi la condanna è estremamente probabile.

Ridurre il patrimonio per non pagare il mantenimento

Un’altra strategia adottata da molti ex mariti è quella di ridurre il patrimonio per non pagare il mantenimento. Questo escamotage serve ad abbattere in partenza le possibili fonti di reddito, come le case che potrebbero essere date in affitto ricavandone un canone; ma in realtà non è astuto come può sembrare a prima vista. Così c’è chi cede i propri beni immobili a parenti o amici, che in realtà sono solo dei prestanome; ma l’ex coniuge può intraprendere un’azione revocatoria per far dichiarare inefficaci nei suoi confronti questi atti di disposizione patrimoniale che hanno leso il suo diritto di credito a percepire l’assegno: in sostanza, per l’ex moglie quelle vendite, o donazioni simulate, si considereranno invalide.

Di recente, la Corte di Cassazione [1] ha condannato un padre separato, che si era disfatto dei propri beni, a risarcire i suoi figli: dovrà versargli 5mila euro per ciascuno, in aggiunta alla cifra stabilita per il mantenimento che non era stato corrisposto. Secondo il Collegio, l’uomo si era reso volontariamente inadempiente rispetto alle obbligazioni poste a suo carico, consistenti nel reiterato e protratto mancato pagamento dell’assegno di mantenimento nella misura stabilita dal giudice.

Sanzioni per chi si disfa dei propri beni

Se l’ex coniuge obbligato al pagamento del mantenimento periodico si disfa dei propri beni, l’ex coniuge beneficiario dell’assegno – in proprio ed anche per conto dei figli minori -può agire davanti al giudice per far valere i suoi diritti. Per farlo esistono dei rimedi civili, ed anche penali, per la violazione degli obblighi di assistenza familiare, soprattutto se l’inadempimento riguarda i figli minori ed anche quelli già maggiorenni ma non ancora diventati economicamente indipendenti, perché ancora studiano o non hanno trovato un lavoro stabile.

La norma incriminatrice [2] punisce il coniuge, o il genitore, che «si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli». Sottrarsi è un verbo che può avere un contenuto molto ampio: può significare anche disfarsi, fittiziamente ed artificiosamente, dei beni necessari a soddisfare l’obbligazione di mantenimento dell’ex coniuge e dei figli.

La Suprema Corte ha applicato una misura sanzionatoria prevista dalla legge [3]: al di là della condanna penale, a livello civile, il genitore inadempiente viene sanzionato, nei casi più lievi, con un ammonimento del giudice e, nei casi più gravi, al risarcimento dei danni arrecati all’altro genitore e/o ai figli minori, individuando la somma giornaliera dovuta per ciascun giorno di violazione o di inosservanza dei provvedimenti giudiziari. È possibile anche condannare l’ex coniuge inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro ad un massimo di 5.000 euro.

Approfondimenti


note

[1] Cass. ord. n. 20264 del 23.06.2022.

[2] Artt. 570 e 570 bis Cod. pen.

[3] Art. 709-ter Cod. proc. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube