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Che fare se l’hotel non vuole restituire la caparra?

24 Giugno 2022
Che fare se l’hotel non vuole restituire la caparra?

Prenotazione di stanza di albergo: in caso di disdetta è possibile ottenere la restituzione dell’anticipo?

Hai prenotato una stanza di hotel per un soggiorno ma, per sopraggiunti impedimenti, ora non puoi più godere della vacanza. Hai disdetto la prenotazione ma l’hotel – che aveva già prelevato, dalla tua carta di credito, un acconto – non vuol più restituirti i soldi. Non hai intenzione di cedere e pertanto ti chiedi: che fare se l’hotel non vuole restituire la caparra? Qui di seguito ti offriremo una serie di spunti e di suggerimenti per poter contestare all’albergatore il suo comportamento che, a volte, può essere illegittimo ed altre no.

Quando la caparra va restituita?

La clausola che prevede il versamento della caparra non rimborsabile deve essere conosciuta dal cliente prima della conclusione del contratto. La legge infatti stabilisce che le condizioni generali di contratto predisposte da una sola parte sono efficaci nei confronti dell’altra solo se da questa conosciute o conoscibili al momento della sottoscrizione del contratto stesso. Ragion per cui, se l’hotel intende stabilire che, in caso di disdetta della prenotazione, la caparra non è rimborsabile, dovrà non solo metterlo per iscritto ma far prendere visione di ciò al cliente prima che questi paghi. 

Pertanto, in caso di prenotazione telefonica, la caparra deve essere restituita. La caparra va restituita anche se, alla prenotazione telefonica segue una mail di conferma perché, come detto, la clausola di non rimborsabilità della caparra deve essere nota prima del pagamento.

Discorso diverso se, dopo la telefonata, l’hotel chiede di compilare un modulo o di inviare per email i dati della carta di credito e nella mail c’è scritto chiaramente che la caparra non è rimborsabile. Qui infatti la conoscenza della clausola avviene prima del pagamento. E lo stesso vale se la prenotazione avviene online e il cliente viene invitato a mettere la spunta sulle condizioni contrattuali prima ancora di pagare: anche in tal caso la caparra può essere trattenuta dall’albergatore.

Possiamo quindi sintetizzare la questione nei seguenti termini. Chi disdice la prenotazione in hotel ha diritto a vedersi restituire la penale se non ha accettato esplicitamente la diversa pattuizione contenuta nel contratto. L’accettazione può avvenire non solo con la tradizionale firma sul foglio di carta ma anche con la spunta (il click del mouse) sul bottone “accetta le condizioni” del sito dell’hotel o anche rispondendo a un’email, inviata dall’hotel stesso, con allegato il contratto in pdf prima del pagamento. Invece, se il cliente non firma alcun contratto che prevede l’obbligo di pagare la penale, è libero di dare disdetta alla prenotazione della camera senza dover versare alcunché. Ciò vale a prescindere dalla modalità con cui è avvenuta la prenotazione: se via Internet, per telefono o in altro modo. 

Un altro caso in cui la caparra va restituita è quando questa, in realtà, non è una caparra ma un anticipo. Se infatti il contratto non specifica che la somma incassata al momento della prenotazione dall’albergatore è una caparra, la stessa si considera una semplice anticipazione sul prezzo. In tal caso, essa andrà rimborsata se il contratto non viene eseguito per una causa non imputabile al cliente (ad esempio un impegno di lavoro, una sopravvenuta malattia, ecc.).

La caparra è una clausola vessatoria?

Spesso, si dice che la caparra è una clausola vessatoria, ossia una di quelle clausole che, implicando un onere particolarmente gravoso per la parte che “subisce” il contratto (colei cioè che non lo ha predisposto ma lo ha ricevuto già bell’e compilato dalla controparte), deve essere accettata esplicitamente con un’apposita firma. Ebbene, sul punto esiste un contrasto in giurisprudenza.

È nota una sentenza del tribunale di Trapani del 14 ottobre 2019 secondo cui la caparra non rimborsabile deve considerarsi clausola vessatoria nei contratti con i consumatori. Ragion per cui, se al cliente non viene presentato un contratto scritto (anche in forma telematica) e questi, oltre alla firma sul contratto, non ha anche firmato il richiamo alle clausole vessatorie in esso contenute (di solito riportato alla fine del contratto stesso), l’hotel deve restituire la caparra. Ma la Cassazione è di parere contrario. Secondo la Corte infatti alla clausola con la caparra non va messa una seconda firma.

Si può esercitare il diritto di recesso dalla prenotazione?

Le prenotazioni di alberghi vengono ormai fatte quasi sempre tramite Internet. Tutti sanno ormai che gli acquisti online garantiscono il diritto di recesso entro 14 giorni. Tale norma però non vale per le prenotazioni di hotel. Ciò perché esiste una specifica deroga al diritto di ripensamento per tutte quelle prestazioni di servizi di alloggio, trasporti, ristorazione e tempo libero, quando al momento della conclusione del contratto l’azienda si impegna a fornire tali prestazioni ad una data determinata o in un periodo prestabilito. La prenotazione di una stanza di albergo rientra dunque in tale ipotesi. Per cui è da escludere il diritto di recesso.

Si può ottenere la restituzione della caparra con un certificato medico di malattia?

Ultima ipotesi da considerare è quella dell’impossibilità sopravvenuta derivante da una malattia, certificabile dal medico curante. 

La legge stabilisce che è sempre possibile la risoluzione del contratto che non ha ancora avuto esecuzione se una delle due parti non può eseguire la propria prestazione per una causa sopravvenuta e imprevedibile, non derivante dalla propria sfera. È l’esempio della malattia. La malattia però consente di evitare di pagare il prezzo della camera per intero, ma non la penale, se appositamente pattuita in precedenza. 



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