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Un infermiere può prestare soccorso?

24 Giugno 2022
Un infermiere può prestare soccorso?

L’infermiere che aiuta una persona che si sente male può essere incriminato per esercizio abusivo della professione?

“Ognuno deve fare il suo lavoro” dice un adagio popolare. Che trova peraltro corrispondenza nella legge. L’esercizio di attività per le quali infatti è necessaria un’abilitazione apposita integra il reato di «esercizio abusivo della professione» qualora tale abilitazione manchi. Lo sa bene chi si spaccia per guaritore improvvisando manovre e terapie che solo i medici potrebbero eseguire. O chi suggerisce diete sportive pur senza essere un biologo nutrizionista. Detto ciò, ci si è di recente chiesti, dinanzi alle aule di tribunale, se un semplice infermiere può prestare soccorso a una persona che si senta male oppure se anche questi, come i presenti, debba limitarsi a chiamare l’ambulanza. 

«C’è un dottore in sala?» si grida quando qualcuno si sente male. E se, a farsi spazio tra la folla e tra i curiosi, dovesse essere un infermiere? L’infermiere può spacciarsi per un medico e aiutare chi è in pericolo di vita? Ecco cosa ha detto a riguardo la Cassazione [1].

Secondo i giudici supremi, non scatta il reato di esercizio abusivo della professione previsto dall’articolo 348 del Codice penale in ogni caso in cui l’ausilio “non professionale”, seppur invasivo sul paziente, si palesi necessario e ne incrementi le possibilità di sopravvivenza. E ciò perché non tutti gli esercizi di professionalità riservate da parte di chi non avrebbe titolo sono puniti dalla norma penale.

Attenzione però: l’intervento dell’infermiere deve essere giustificato da circostanze impreviste che, in assenza di pronto intervento, metterebbero a repentaglio la vita del paziente. Il che significa peraltro che non vi devono essere altri medici in grado di prendersi cura di quest’ultimo sicché la sua stessa sopravvivenza potrebbe apparire compromessa senza l’intervento in questione. 

Si tratta insomma di uno stato di necessità: l’articolo 54 del Codice penale stabilisce infatti che ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, non può essere punito. Neanche per esercizio abusivo della professione. E sempre che l’intervento vada a buon fine e non causi la morte del paziente. Qui infatti l’infermiere deve conoscere i propri limiti: semmai è proprio la sua condotta ad aggravare la situazione della vittima, allora questi potrebbe rispondere del reato di omicidio colposo.

Insomma l’intervento dell’infermiere professionale deve palesarsi necessario ed utile per far uscire il paziente dalla condizione di pericolo. 

Peraltro, non sempre è esercizio abusivo della professione. Affinché infatti scatti tale reato occorre che l’infermiere ponga in essere una delle attività che la legge intende esclusivamente riservare alla specifica categoria medica, insidi cioè quelle competenze che la norma penale intende tutelare mediante la previsione di una riserva di intervento o di azione a favore di specifici soggetti idonei all’esercizio professionale. Tanto per fare un esempio, un infermiere potrebbe operare un massaggio cardiaco, una respirazione bocca a bocca, una manovra per far espellere un boccone andato di traverso, un’immobilizzazione di un arto fratturato; potrebbe anche usare un defibrillatore – se ne conosce il funzionamento – su una persona cardiopatica che ha appena subito un infarto. 


note

[1] Cass. ord. n. 24032/22 del 28.04.2022 dep. il 22.06.2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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2 Commenti

  1. Articolo fatto un po’ male, l’infermiere è un dottore a tutti gli effetti. Definire la figura dell’infermiere come “semplice infermiere” non mi sembra corretto e altro punto importante l’infermiere professionale non esiste più, quindi sarebbe bello chiamarli o dottori visto che è necessaria la laurea oppure infermieri. In 2 anni di pandemia non si è imparato ad apprezzare questa figura

  2. Già il solo fatto che leggo in un articolo del Giugno 2022 la dicitura “infermiere professionale” su un sito denominato “laleggepertutti” mi fa venire un paio di dubbi : laleggepertutti quelli che non si aggiornano?! Perché la figura del l’infermiere professionale è morta nel 1994 (ebbene sí 28 anni fa). Dalle ceneri dell’ausiliare del medico (perché questo era) è rinato il professionista sanitario INFERMIERE, autonomo e responsabile dell’assistenza generale infermieristica,con formazione universitaria e che attraverso interventi appropriati si frappone tra il paziente ed i bisogni di salute del cittadino. La domanda che mi pongo è :in una situazione di emergenza, il problema principale è trovare una diagnosi medica (pecurialità medica) o risolvere una situazione improvvisa e non per forza risolvibile solo con le mani? Perché a mio avviso, a meno che il medico non abbia con sé medicinali, più di un qualsiasi altro sanitario in zona non può fare. Quindi, come giustamente si è pronunciata la cassazione non avviene nessun abuso anche perché, fondamentalmente, in una situazione del genere, l unico modo per abusare della professione medica potrebbe essere: effettuare una diagnosi medica (non penso che serva), constatare un decesso (…) oppure somministrare eventualmente un qualche farmaco… Però, in questo caso bisogna non solo considerare l’articolo 54 della costituzione (stato di necessità) per la somministrazione ad esempio di adrenalina in arresto cardiaco,ma anche la leggi Gelli bianco e le certificazioni che un infermiere può aver conseguito nel corso della sua carriera (als,ptc,acls etc)… Concludo il mio pensiero con una frase che ho fatto mia: non bisogna essere medici per salvare una vita, bisogna fare corsi di disostruzione, massaggio cardiaco… In questi casi è importante la tempestività e la prontezza.. Non la laurea. Per tutto il resto esiste il 112…(dove tra l’altro c’è un infermiere a dare indicazioni a chi è sul posto sul cosa fare).

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