Maternità: indennità più lunga per la mamma che resta a casa

24 Giugno 2022 | Autore:
Maternità: indennità più lunga per la mamma che resta a casa

Un nuovo decreto legislativo dispone l’aumento del periodo di congedo parentale retribuito per mamme e papà, prevedendo maggiori garanzie e tutele.

È arrivata la svolta che si aspettava da tempo: il Governo ha varato più diritti per mamme e papà aventi l’arduo compito di riuscire a trovare il giusto equilibrio tra vita famigliare e lavorativa. E se per i papà è stato previsto un congedo di paternità obbligatorio di dieci giorni, anche per le mamme sono state garantite più tutele e una maternità più lunga.

Le finalità della direttiva (approvata in attuazione di quella europea) sono quelle di «promuovere il miglioramento della conciliazione tra i tempi della vita lavorativa e quelli dedicati alla vita familiare per tutti i lavoratori che abbiano compiti di cura in qualità di genitori e/o di prestatori di assistenza, i cosiddetti caregivers, al fine di conseguire una più equa condivisione delle responsabilità tra uomini e donne e di promuovere un’effettiva parità di genere sia in ambito lavorativo, sia familiare».

Nello specifico, il Consiglio dei Ministri ha varato un nuovo decreto legislativo che prevede per le mamme lavoratrici dipendenti un aumento da 6 a 9 in totale di mesi di congedo parentale indennizzati, e allo stesso tempo passa da 6 a 12 anni di vita del figlio il periodo per la loro fruizione.

Per quanto riguarda, invece, le lavoratrici autonome o professioniste viene esteso il diritto all’indennità giornaliera anche per periodi antecedenti ai due mesi che precedono il parto nel caso di «gravi complicanze della gravidanza o di persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza» accertate dall’Asl. Per queste ultime due categorie di lavoratrici, professioniste con cassa e autonome, l’indennità di maternità per una gravidanza regolare va a coprire solamente i due mesi precedenti al parto e i tre mesi successivi, prevedendo per le professioniste una misura dell’80% di cinque dodicesimi del reddito professionale denunciato al fisco, mentre per le lavoratrici autonome l’80% della retribuzione minima giornaliera degli operai agricoli.

Per quanto riguarda il congedo parentale, fino a oggi poteva essere riconosciuto alle lavoratrici e ai lavoratori tramite un’indennità dalla durata massima di sei mesi tra entrambi i genitori (quindi complessivi ma suddivisibili a piacimento tra i due) fino al sesto anno di vita del bambino pari al 30% della retribuzione mensile. Il diritto all’indennità viene ora esteso fino ai 12 anni di vita del bambino prevedendo, questa volta, una differente ripartizione tra i genitori. Nello specifico, la normativa prevede che l’indennità rimanga sempre pari al 30% della retribuzione ma che venga così suddivisa:

  • tre mesi massimo a ciascun genitore, senza possibilità di trasferire all’altro la propria «quota»;
  • tre mesi ulteriori trasferibili tra i genitori e fruibili in alternativa tra loro.

In questo modo, i mesi di congedo coperti dall’indennità diventano complessivamente nove, di cui sei dovranno necessariamente essere ripartiti tra i genitori. Tra le altre garanzie introdotte, per il genitore solo è stata elevata di un mese, passando da 10 a 11, la durata complessiva del diritto al congedo parentale.

La nuova normativa prevede, infine, novità anche in tema di congedo di paternità: è stato, infatti, disposto un congedo di paternità obbligatorio di dieci giorni fruibile nell’arco temporale che va dai due mesi precedenti ai cinque successivi al parto, sia in caso di nascita sia di morte perinatale del bambino. Si tratta di un congedo che non va a sostituirsi ma ad aggiungersi a quello «alternativo» già previsto per i papà nei casi di morte, grave infermità o abbandono del bambino da parte della madre.



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