Diritto e Fisco | Editoriale

Decreto Sblocca Italia: cosa rischia il paesaggio italiano, in quattro punti

21 Ottobre 2014 | Autore:
Decreto Sblocca Italia: cosa rischia il paesaggio italiano, in quattro punti

Il decreto sblocca Italia, nel tentativo di rilanciare l’economia dà il via ad una serie di opere che potrebbero devastare il paesaggio italiano.

 

Dall’analisi degli ultimi sondaggi emerge che la salvaguardia dell’ambiente è un obiettivo prioritario per la maggior parte degli italiani. Ma, con l’imminente approvazione del decreto “Sblocca Italia” il Governo propone una serie di atti estremamente invasivi e semplificati che potrebbero risultare deleteri per il nostro patrimonio storico artistico e monumentale.

Ecco, dunque, in questo rapido schema, i principali rischi del decreto.

1 | Speculazione edilizia

Il decreto, soprannominato dai più maligni “sblocca speculazione”, prevede notevoli semplificazioni degli iter progettuali dell’edilizia privata con meno regole e meno vincoli ambientali; quindi, sarà più semplice per un cittadino giungere all’approvazione di un progetto, ma allo stesso tempo, sarà anche più facile per gli speculatori ottenere l’approvazione di progetti invasivi, che non rispettano il paesaggio e l’identità dei luoghi.

Il decreto limita i poteri degli enti locali, diminuisce le funzioni dello sportello unico dell’edilizia: quindi, i Comuni avranno meno strumenti per opporsi a invasive nuove colate di cemento.

Sbalordiscono le norme in favore degli speculatori, che saranno in grado di destreggiassi molto più facilmente tra i vincoli dei piani regolatori. Le lottizzazioni non saranno più strettamente legate alle opere di urbanizzazione primaria; quindi i costruttori potranno stralciare piani su misura delle proprie esigenze di guadagno, rinviando la realizzazione di tali opere a data da destinarsi. Ciò si tradurrà nella comparsa di nuove costruzioni prive di un connettivo e del tutto scollegate le une dalle altre, per opere e servizi.

2 | Inquinamento dei mari e delle coste

Il rischio èquello di assistere a nuove catastrofi ambientali, come quella del Golfo del Messico del 2010. Saranno, infatti, rilanciate, in modo massivo, le trivellazioni lungo le coste italiane, perché il decreto autorizza “la ricerca di petrolio e gas anche in zone di mare ad alto tasso ambientale per il delicato ecosistema”.

Tra i siti minacciati compaiono, tra gli altri, i mari delle Egadi, l’isola di Favignana, Pantelleria e altri tesori del mediterraneo dove i tecnici di alcune note compagnie petrolifere sono già al lavoro con i primi sopralluoghi.

Come se non bastasse è prevista la deroga e l’innalzamento degli indici degli scarichi industriali per le aziende altamente inquinanti che ancora non sono riuscite a mettersi in regola, tra cui l’ILVA di Taranto.

3 | Riduzione dei poteri di opposizione delle soprintendenze

L’eccessiva semplificazione edilizia in materia di paesaggi tutelati e la possibilità di realizzare e incentivare impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili senza alcuna autorizzazione paesaggistica, rischierà di agevolare la comparsa di elementi invasivi, del tutto estranei all’identità dei luoghi, in molti paesaggi tutelati.

Un altro rischio per i beni di interesse culturale, storico e artistico è rappresentato dalla volontà del governo di diminuire le proprietà demaniali dello Stato e agevolare interventi di vario tipo su edifici vincolati, ad opera dei privati, mettendo alle strette le Soprintendenze con l’escamotage del silenzio assenzo. In pratica, se entro 60 giorni dall’invio delle liste dei patrimoni tutelati al Soprintendente, l’amministratore locale non riceverà risposta, il bene non sarà più vincolato, pertanto si potrà agire su di esso anche con interventi incoerenti e non consoni al pregio dell’opera.

 

 

4 | Raccolta differenziata: azione virtuosa del tutto inutile

Il governo è pronto a rilanciare la politica degli inceneritori, dichiarando strategica la loro funzione e quindi favorendo il loro esercizio a pieno regime. Gli amministratori locali saranno, così portati a preferire l’incenerimento dei rifiuti alle azioni virtuose di smaltimento e riciclaggio. Si torna indietro di parecchi anni e si allontana sempre più l’ecosostenibilità e l’autosufficienza territoriale, indispensabili per un Paese come l’Italia.


note

Autore immagine: 123rf com


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