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Proposta di concordato: discussione e approvazione

4 Novembre 2015 | Autore:
Proposta di concordato: discussione e approvazione

Adunanza dei creditori e votazione sulla proposta di concordato da parte dei creditori.

 

Nell’adunanza dei creditori il commissario giudiziale, ai sensi dell’art. 175 L. fall., illustra la sua relazione e le proposte definitive del debitore e quelle eventualmente presentate dai creditori ai sensi dell’art. 163, co. 4.

Il D.L. 83/2015, conv. in L. 132/2015, ha cancellato il divieto di modificare la proposta di concordato dopo l’inizio delle operazioni di voto.

Ciascun creditore può esporre le ragioni per le quali non ritiene ammissibili o convenienti le proposte di concordato e sollevare contestazioni sui crediti concorrenti. Il debitore può esporre le ragioni per le quali non ritiene ammissibili o fattibili le eventuali proposte concorrenti.

Il debitore ha facoltà di rispondere e contestare a sua volta i crediti, e ha il dovere di fornire al giudice gli opportuni chiarimenti.

Sono sottoposte alla votazione dei creditori tutte le proposte presentate dal debitore e dai creditori, seguendo, per queste ultime, l’ordine temporale del loro deposito.

Ai sensi del nuovo art. 177 L. fall. il concordato è approvato dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto.

Ove siano previste diverse classi di creditori, il concordato è approvato se tale maggioranza si verifica nel maggior numero di classi.

Quando sono poste al voto più proposte di concordato:

– si considera approvata quella che ha conseguito la maggioranza più elevata dei crediti ammessi al voto;

– in caso di parità prevale quella del debitore;

– in caso di parità fra proposte di creditori, prevale quella presentata per prima.

Quando nessuna delle proposte concorrenti poste al voto sia stata approvata con le maggioranze di cui sopra, il giudice delegato:

– rimette al voto la proposta che ha ottenuto la maggioranza relativa dei crediti ammessi al voto;

– fissa il termine per la comunicazione ai creditori;

– assegna il termine a partire dal quale i creditori, nei 20 giorni successivi, possono far pervenire il proprio voto.

I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca (ancorché la garanzia sia contestata) dei quali la proposta di concordato prevede l’integrale pagamento, non hanno diritto al voto se non rinunciano in tutto o in parte al diritto di prelazione. Qualora rinuncino in tutto o in parte alla prelazione, per la parte del credito non coperta dalla garanzia sono equiparati ai creditori chirografari; la rinuncia ha effetto ai soli fini del concordato.

I creditori muniti di diritto di prelazione di cui la proposta di concordato preveda la soddisfazione non integrale sono equiparati ai chirografari per la parte residua del credito.

Sono esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze:

– il coniuge del debitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado;

– la società che controlla la società debitrice, le società da questa controllate e quelle sottoposte a comune controllo, nonché i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta di concordato.

Termine per omologare il concordato

La procedura di concordato preventivo si chiude con il decreto di omologazione. L’omologazione deve intervenire nel termine di nove mesi (e non più di sei mesi) dalla presentazione del ricorso; il termine può essere prorogato per una sola volta dal tribunale di 60 giorni (art. 181 L. fall.).

Il-nuovo-volto-del-Processo-Civile-del-Concordato-Preventivo-e-del-Fallimento



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