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A che età si può iniziare a lavorare?

12 Novembre 2022 | Autore:
A che età si può iniziare a lavorare?

Quando è possibile fare un contratto ad un minorenne? Quale tipo di rapporto si può instaurare? Quali attività non possono svolgere?

Il mondo del lavoro è pieno di luoghi comuni, specialmente quando si parla dei giovani. Da quando lo scomparso ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa coniò infelicemente nel 2007 il termine «bamboccioni», neologismo poi entrato ufficialmente nel vocabolario della lingua italiana, i ragazzi vengono spesso etichettati come svogliati, senza stimoli, desiderosi solo di agi e social network, di divertimento fine a sé stesso. E forse, in parte, è così. Spezzando, però, una lancia a favore di chi a scuola e all’università si impegna sul serio, perché qualcosa di bello e di concreto vuole fare nella vita, è opportuno ribaltare la situazione e chiedersi: che cosa offre loro il mondo del lavoro? Chi, per necessità o per esigenza personale, vuole darsi da fare presto trova una legge che gli consente di lasciare la scuola e di guadagnarsi qualche soldo? Oppure si sentirà dire che prima deve diventare maggiorenne, poi farsi un po’ di esperienza gratuita, poi il tirocinio e poi raccomandarsi a qualche santo in Paradiso? A che età si può iniziare a lavorare? Ma a lavorare nel senso di non dover più chiedere a papà e a mamma i soldi per uscire a prendere un aperitivo con gli amici.

Oltretutto, visto l’andazzo, avere una busta paga presto significa avere dei contributi versati in età giovane, cioè cominciare quanto prima quel lungo conto alla rovescia che porta alla pensione e che la generazione di chi ha visto il primo cedolino a 28-30 anni, dopo università, master e lavoretti vari vede come un traguardo irraggiungibile. Vediamo a che età si può iniziare a lavorare secondo la legge.

Chi è il minorenne per il mondo del lavoro?

Alla domanda «chi deve essere considerato minorenne?», chiunque risponderebbe: «Chi non ha compiuto i 18 anni». La legge che disciplina il lavoro minorile, invece, risponderebbe: «Dipende». Perché la normativa fa una distinzione non solo tra maggiorenni e minorenni ma anche tra chi non ha ancora spento le fatidiche 18 candeline.

In pratica, secondo la legge, ci sono due categorie di minori e appartenere all’una o all’altra ha delle conseguenze dirette sulle attività che possono essere svolte. Esiste, quindi, una distinzione tra:

  • il bambino, cioè chi ha meno di 15 anni di età oppure chi, anche se ha già compiuto i 15 anni, è ancora soggetto all’obbligo scolastico. Può svolgere attività di carattere culturale, artistico, sportivo, pubblicitario o del settore dello spettacolo;
  • l’adolescente, vale a dire il minore da 15 a 17 anni compiuti che non è più soggetto ad obbligo scolastico. Può svolgere, in genere, qualsiasi tipo di attività, con alcune eccezioni previste dalla legge a sua tutela.

Va precisato che l’istruzione obbligatoria ha una durata di almeno 10 anni, ha inizio tra i 5/6 anni di età ed è finalizzata a conseguire un titolo di studio di scuola secondaria superiore o una qualifica professionale di durata almeno triennale.

Restano esclusi dalla disciplina del lavoro minorile:

  • i servizi domestici prestati in ambito familiare (non si deve assumere un figlio per chiedergli di pulire frequentemente la sua stanza o di tagliare l’erba una volta la settimana, insomma);
  • le prestazioni di lavoro non nocivo, né pregiudizievole, né pericoloso nelle imprese a conduzione familiare.

Quando può entrare il minorenne nel mondo del lavoro?

A livello giuridico, il minorenne non ha la capacità di agire: deve attendere il compimento dei 18 anni. Ma la capacità di lavorare ce l’ha eccome: per quella non occorre aspettare di avere l’età per andare a votare o per prendere la patente.

Il minore può essere ammesso al lavoro a queste due condizioni:

  • che abbia compiuto i 16 anni: per i quindicenni è prevista un’eccezione ma solo se a loro viene applicato un particolare contratto di apprendistato;
  • che abbia assolto l’obbligo scolastico, nei termini che abbiamo citato poco fa.

Pertanto, può aspirare ad avere un contratto a tempo determinato o indeterminato il giovane che ha compiuto i 16 anni ed ha alle spalle:

  • cinque anni di scuola primaria, cioè studi compiuti dai 6 agli 11 anni;
  • tre anni di scuola secondaria di primo grado (le medie di una volta) dagli 11 ai 14 anni;
  • un anno di liceo (lo conclude a 15 anni);
  • un anno di apprendistato oppure il secondo anno di liceo.

Dove non può lavorare il minorenne?

Torniamo alla distinzione che la legge fa tra i minorenni. Abbiamo detto che fino a 14 anni compiuti si rimane bambini (ma solo per il mondo del lavoro, i genitori di oggi sanno che i figli, a quell’età, sono già in piena adolescenza). La legge prevede che chi ha meno di 15 anni possa solo svolgere come lavoro un’attività culturale, sportiva, artistica o pubblicitaria. Insomma, può recitare in un film o a teatro, fare dello sport agonistico in una squadra, essere protagonista di uno spot pubblicitario (quanti se ne vedono in tv), può cantare o partecipare ad un qualsiasi spettacolo che non comporti per lui un rischio alla sua salute psico-fisica.

Tutti gli altri settori sono vietati ai bambini dal punto di vista lavorativo.

Dai 15 anni in poi, si cambia. Si può lavorare in qualsiasi settore, anche se le eccezioni non mancano, anzi: l’elenco è lungo.

Da una parte, sono vietate le mansioni che espongono il minore a determinati agenti a rischio. Agenti, ad esempio, di tipo fisico come:

  • atmosfera a pressione superiore a quella naturale, ad esempio in contenitori sotto pressione, immersione sottomarina;
  • rumori con esposizione media giornaliera superiore a 90 decibel LEP-d.

O agenti di tipo chimico, come le sostanze e le miscele classificate in una o più delle seguenti classi di pericolo e categorie di pericolo con una o più delle seguenti indicazioni di pericolo:

  • tossicità acuta, categorie 1, 2 o 3;
  • corrosione della pelle, categorie 1A, 1B o 1C;
  • gas infiammabile, categorie 1 o 2;
  • aerosol infiammabili, categoria 1;
  • liquido infiammabile, categorie 1 o 2;
  • esplosivi, categoria «esplosivo instabile», o esplosivi delle divisioni 1.1, 1.2, 1.3, 1.4, 1.5;
  • sostanze e miscele autoreattive, di tipo A, B, C o D;
  • perossidi organici, di tipo A o B;
  • tossicità specifica per organi bersaglio dopo esposizione singola, categorie 1 o 2;
  • tossicità specifica per organi bersaglio dopo esposizione ripetuta, categorie 1 o 2;
  • sensibilizzazione delle vie respiratorie, categoria 1, sottocategorie 1A o 1B;
  • sensibilizzazione della pelle, categoria 1, sottocategorie 1A o 1B;
  • cancerogenicità, categorie 1A, 1B o 2;
  • mutagenicità sulle cellule germinali, categorie 1A, 1B o 2;
  • tossicità per la riproduzione, categorie 1A o 1B;
  • sostanze e miscele classificate come agenti cancerogeni e mutageni;
  • amianto
  • piombo e composti;

È vietato altresì adibire un minore a processi e lavori:

  • di produzione di aurammina col metodo Michler;
  • che espongono agli idrocarburi policiclici aromatici presenti nella fuliggine, nel catrame o nella pece di carbone;
  • che espongono alle polveri, fumi e nebbie prodotti durante il raffinamento del nichel a temperature elevate;
  • agli acidi forti nella fabbricazione di alcool isopropilico
  • comportanti l’esposizione a polvere di legno duro;
  • di fabbricazione e di manipolazione di dispositivi, ordigni e oggetti diversi contenenti esplosivi;
  • in serragli contenenti animali feroci o velenosi nonché condotta e governo di tori e stalloni;
  • di mattatoio;
  • comportanti la manipolazione di apparecchiature di produzione, di immagazzinamento o di impiego di gas compressi, liquidi o in soluzione;
  • su tini, bacini, serbatoi, damigiane o bombole contenenti alcuni agenti chimici;
  • comportanti rischi di crolli e allestimento e smontaggio delle armature esterne alle costruzioni;
  • comportanti rischi elettrici da alta tensione;
  • il cui ritmo è determinato dalla macchina e che sono pagati a cottimo;
  • di esercizio dei forni a temperatura superiore a 500° C, come ad esempio quelli per la produzione di ghisa, ferroleghe, ferro o acciaio; operazioni di demolizione, ricostruzione e riparazione degli stessi; lavoro ai laminatoi;
  • nelle fonderie;
  • elettrolitici;
  • di produzione dei metalli ferrosi e non ferrosi e loro leghe;
  • di produzione e lavorazione dello zolfo;
  • di escavazione, comprese le operazioni di estirpazione del materiale, di collocamento e smontaggio delle armature, di conduzione e manovra dei mezzi meccanici, di taglio dei massi;
  • in gallerie, cave, miniere, torbiere e industria estrattiva in genere;
  • dei minerali e delle rocce, limitatamente alle fasi di taglio, frantumazione, polverizzazione, vagliatura a secco dei prodotti polverulenti;
  • dei tabacchi;
  • di costruzione, trasformazione, riparazione, manutenzione e demolizione delle navi, esclusi i lavori di officina eseguiti nei reparti a terra;
  • di produzione di calce ventilata;
  • che espongono a rischio silicotigeno;
  • di manovra degli apparecchi di sollevamento a trazione meccanica, a eccezione di ascensori e montacarichi;
  • in pozzi, cisterne e ambienti assimilabili;
  • nei magazzini frigoriferi;
  • di lavorazione, produzione e manipolazione comportanti esposizione a prodotti farmaceutici;
  • condotta dei veicoli di trasporto (con esclusione di ciclomotori e motoveicoli fino a 125 cc.) e di macchine operatrici semoventi con propulsione meccanica nonché lavori di pulizia e di servizio dei motori e degli organi di trasmissione che sono in moto;
  • di metallizzazione a spruzzo;
  • di legaggio e abbattimento degli alberi;
  • di pulizia di camini e focolai negli impianti di combustione;
  • di apertura, battitura, cardatura e pulitura delle fibre tessili, del crine vegetale e animale, delle piume e dei peli;
  • di produzione e lavorazione di fibre minerali e artificiali;
  • di cernita e trituramento degli stracci e della carta usata senza l’uso di adeguati dispositivi di protezione individuale;
  • con impieghi di martelli pneumatici, mole ad albero flessibile e altri strumenti vibranti; uso di pistole fissachiodi di elevata potenza;
  • di produzione di polveri metalliche;
  • di saldatura e taglio dei metalli con arco elettrico o con fiamma ossidrica o ossiacetilenica;
  • nelle macellerie che comportano l’uso di utensili taglienti, seghe e macchine per tritare.

Quale contratto di lavoro per minorenni?

Ai minorenni che possono svolgere un lavoro non vietato per la loro età o perché rientra nelle categorie sopra elencate, possono essere applicati i seguenti contratti:

  • a tempo indeterminato;
  • a tempo determinato;
  • part-time;
  • di lavoro intermittente;
  • a domicilio: la disciplina sul lavoro minorile si applica solo per l’idoneità delle condizioni di lavoro, l’obbligo di visita medica preassuntiva e periodica e sul divieto di far eseguire dei lavori pesanti o nocivi per la salute;
  • di arruolamento, purché il minore abbia compiuto 16 anni;
  • di apprendistato, dai 15 anni compiuti in avanti;
  • di tirocinio formativo e di orientamento, dopo l’assolvimento dell’obbligo scolastico.


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