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Cade il monopolio S.I.A.E.? Soundreef e il libero mercato

21 Ottobre 2014 | Autore:
Cade il monopolio S.I.A.E.? Soundreef e il libero mercato

Secondo il Tribunale di Milano società europee di collecting possono liberamente raccogliere e distribuire i diritti d’autore musicali in Italia: la diffusione di musica in negozi e centri commerciali non deve necessariamente passare sotto il vaglio della S.I.A.E.

È legittima in Italia la gestione dei diritti d’autore musicali da parte di una società diversa dalla S.I.A.E., come può essere, per esempio, una società straniera.

È quanto affermato da un recentissimo provvedimento del Tribunale di Milano [1] che in tanti definiscono rivoluzionario perché avrebbe formalizzato la caduta del monopolio della S.I.A.E. nel mercato della musica.

Il caso riguarda “Soundreef”, una start up italiana con base a Londra che si occupa della raccolta e distribuzione dei diritti d’autore musicali, rivolgendosi soprattutto al settore “live” e alla diffusione di musica di sottofondo nei negozi e centri commerciali.

Tale società era stata accusata da un artista e da una radio di violare l’esclusiva S.I.A.E. nell’intermediazione dei diritti d’autore.

Il Tribunale di Milano ha dato ragione alla start up affermando che, in virtù dei principi europei del libero mercato e della concorrenza, è possibile che società diverse dalla Siae operino sul territorio italiano nella distribuzione di diritti d’autore musicali.

In realtà il provvedimento in questione autorizza società estere di collecting (cioè società di gestione collettiva dei diritti d‘autore) ad operare in Italia senza dover chiedere il “permesso” alla Siae.

Il che non equivale a dire che quest’ultima ha perso il monopolio del mercato dei diritti d’autore.

Semplicemente, ciò significa che non esiste un obbligo ma solo una facoltà delle società europee di accordarsi con la S.I.A.E. per l’intermediazione dei diritti d’autore in Italia [2].

La legge italiana [3], infatti, riserva tutt’oggi alla Siae l’esclusiva sull’attività di intermediazione per l’esercizio dei diritti di rappresentazione, esecuzione, recitazione, radiodiffusione, riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate. In altre parole, la Società degli Autori ed Editori è l’unico soggetto a cui gli artisti possono conferire delega per riscuotere i propri proventi derivanti dalla diffusione delle proprie opere.

Si tratta di una norma datata ma tutt’ora in vigore che non può pertanto essere superata dal provvedimento di un Tribunale, emesso peraltro in sede cautelare e non di merito.

È pur vero, tuttavia, che da più parti si auspica una riforma delle norme italiane in modo da adeguare il sistema interno al diritto europeo che sancisce la libertà di circolazione dei diritti e la concorrenza per un mercato efficiente. Ciò a vantaggio tanto degli artisti quanto degli utenti.

In questo senso, la “vittoria” di Soundreef contro la S.I.A.E. dimostra che una simile riforma è piuttosto urgente.

Si rischierebbe altrimenti un paradosso: consentire, – sulla base del diritto europeo -, a società di collecting con sede all’estero di operare liberamente in Italia e magari vietare, – sulla base del diritto italiano che ancora prevede l’esclusiva S.I.A.E. -, a società di collecting italiane di operare nel proprio territorio.

note

[1] Tribunale di Milano, ordinanza del 15.10.2014.

[2] Nel testo del provvedimento si legge infatti: “non può dirsi che ricorra un obbligo per le collecting society europee di operare in Italia solo tramite accordi di reciprocità con la collecting society locale. Questa ipotesi si pone come facoltà rimessa alle parti, ma non come obbligo”.

[3] Art. 180 L. n. 633/1941.

Autore immagine: 123rf com


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