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L’assegno di mantenimento passa agli eredi?

27 Giugno 2022 | Autore:
L’assegno di mantenimento passa agli eredi?

Cosa succede all’emolumento attribuito dopo la separazione o il divorzio in caso di morte dell’ex coniuge obbligato a versarlo o dei beneficiari.

Una questione molto dibattuta nelle aule dei tribunali è se l’assegno di mantenimento passa agli eredi. Di regola si è portati a pensare che, con la morte del soggetto obbligato a versarlo, il mantenimento cessa. E in effetti il principio generale in questa materia stabilisce che il diritto a percepire l’assegno di mantenimento, o quello divorzile, si estingue con la morte dell’ex coniuge che era tenuto al pagamento periodico.

Tuttavia, il mantenimento attribuito, dopo la separazione o il divorzio, ad uno dei coniugi e ai figli minorenni (o anche maggiorenni ma ancora non economicamente autonomi), può lasciare strascichi pendenti di grande importanza, specialmente quando al momento della morte di uno degli ex coniugi era in corso un giudizio per la revisione, al rialzo o al ribasso, dell’importo dell’assegno inizialmente stabilito. Così, quando ci chiediamo se l’assegno di mantenimento passa agli eredi, dovremmo, più correttamente, chiederci cosa succede alla causa civile che si stava svolgendo per attribuirlo o per modificarlo e quali pretese possono avanzare gli eredi. La soluzione, positiva o negativa, del quesito ha una notevole importanza economica per gli interessati.

La complessità della questione ha richiesto un chiarimento delle Sezioni Unite della Cassazione, che in una nuova sentenza [1] hanno stabilito i criteri con cui gli eredi degli ex coniugi possono subentrare nella revisione dell’assegno chiesta da uno dei due quando era ancora in vita. Il caso esaminato dalla Suprema Corte ha riguardato la morte di una donna che aveva richiesto il pagamento dell’assegno divorzile, ma al momento del decesso la sua domanda non era ancora stata decisa dal giudice: c’era stata una prima sentenza parziale, che aveva statuito la cessazione degli effetti del matrimonio, ma il processo stava proseguendo proprio per stabilire la spettanza dell’assegno.

Mantenimento: cosa succede in caso di morte?

L’art. 548 del Codice civile dispone che il coniuge separato ha gli stessi diritti di successione ereditaria del coniuge non separato; inoltre, l’ex coniuge diventato erede, se gli era stata addebitata la separazione (e dunque non aveva diritto al mantenimento), può ottenere un assegno vitalizio se al momento della morte dell’altro coniuge aveva diritto agli alimenti.

Anche il coniuge divorziato ha diritto per legge [2] a questo assegno periodico, se si trova in stato di bisogno economico ed era percettore dell’assegno divorzile. Le parti possono accordarsi per il versamento dell’assegno in unica soluzione, anziché frazionato nel tempo.

Mantenimento e pensione di reversibilità

In caso di morte del coniuge obbligato a pagare il mantenimento, il coniuge superstite che ne beneficiava è tutelato economicamente dal diritto a percepire la pensione di reversibilità, che gli spetta per legge [3] a meno che nel frattempo non si sia risposato.

La Corte Costituzionale [4] ha esteso anche al coniuge superstite che si era separato con addebito il diritto a percepire la pensione di reversibilità in modo analogo al coniuge divorziato, senza alcuna discriminazione: infatti lo scopo della tutela previdenziale è sempre quello di garantire il sostentamento ai superstiti, anche nei casi in cui il coniuge defunto non era tenuto a pagare il mantenimento. Problemi pratici possono sorgere nel caso in cui il defunto abbia lasciato due o più superstiti, come l’ex moglie divorziata e l’attuale vedova; sul punto leggi “Pensione di reversibilità: come si divide fra due mogli?“.

In caso di morte il mantenimento si trasferisce agli eredi?

Il mantenimento è un’obbligazione di natura strettamente personale, e, pertanto, si estingue con la morte del soggetto obbligato a versarlo, o del percettore. Schematizzando, possiamo dire che:

  • in caso di morte del soggetto obbligato al pagamento dell’assegno, l’obbligazione non si trasferisce agli eredi;
  • in caso di morte dell’ex coniuge beneficiario del mantenimento, i suoi eredi non potranno pretendere versamenti ulteriori da parte del coniuge obbligato.

Morte dell’ex coniuge e giudizio di mantenimento pendente

In conseguenza dei principi che abbiamo descritto, a livello processuale, la morte dell’ex coniuge avvenuta durante la pendenza della causa civile per la determinazione o la modifica dell’assegno di mantenimento, o dell’assegno divorzile, comporta la “cessazione della materia del contendere” e la correlativa estinzione del giudizio in corso. Ma se la morte di uno degli ex coniugi in causa interviene quando è stata emessa solo una sentenza parziale, che ha proclamato la fine del matrimonio, ma non ha deciso le questioni patrimoniali, la causa può proseguire – su istanza degli eredi dell’ex coniuge defunto che aveva chiesto di accertare il suo diritto a ricevere l’assegno – per far dichiarare dal giudice che questo obbligo sussisteva. Anche nel caso opposto – in cui in corso di causa muore l’ex coniuge che era stato citato per pagare l’assegno divorzile – se il giudice stabilisce la spettanza dell’emolumento, gli eredi subentrano nel debito che gravava sul defunto dalla data della prima sentenza parziale che aveva dichiarato il divorzio e fino al giorno del decesso (non oltre).

La nuova pronuncia delle Sezioni Unite alla quale abbiamo accennato all’inizio [1] è intervenuta per dirimere un contrasto di giurisprudenza sul punto, ed ha affermato che, quando pende un procedimento per la revisione dell’assegno divorzile, la morte dell’ex coniuge che aveva promosso il ricorso non comporta l’improcedibilità della causa, ma il subentro degli eredi nella medesima posizione processuale del defunto che aveva richiesto la modifica. In tali casi, infatti, la prosecuzione del giudizio è necessaria per gli eredi ai fini dell’accertamento dell’obbligo di corresponsione oppure della non debenza dell’assegno – nel periodo intercorrente tra la data della domanda giudiziale e il decesso – e per l’eventuale richiesta di restituzione delle somme già versate dall’obbligato mentre era in vita ma non dovute [5].


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 20495 del 24.06.2022.

[2] Art. 9 bis L. n. 898/1970.

[3] Art. 9, co. 3, L. n. 898/1970.

[4] C. Cost. sent. n. 286/1987.

[5] Azione di ripetizione dell’indebito, prevista dall’art. 2033 Cod. civ.


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