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Che cos’è il default?

27 Giugno 2022 | Autore:
Che cos’è il default?

Quando si può dire che uno Stato è fallito? E quali sono le conseguenze per i cittadini o per i creditori?

La parola default, in campo economico-finanziario, si riferisce ad un’inadempienza, ad una mancanza, ad un’omissione. In sostanza, ad un fallimento. Di norma, proprio la parola «fallimento» viene accostata all’incapacità di un imprenditore di pagare i propri debiti, mentre il termine «default» è riservato addirittura ad uno Stato. Quindi, di preciso, che cos’è il default? E che cosa rischia un Paese che si vede in questa situazione? Verrebbe anche da chiedersi: che cosa rischiano i suoi creditori?

Facile immaginare che a pagare il prezzo più alto del default siano i cittadini dello Stato fallito. Mentre il creditore può trovare delle vie alternative per incassare ciò che gli spetta, al Governo che vuole uscire dallo stagno non resta – per dirlo in parole estremamente semplici – che procurarsi i soldi almeno per poter cominciare a pagare. E, non potendo prendersi altri debiti, può solo attingere dalla fonte più sicura: un aumento delle tasse. Vediamo, però, nel dettaglio che cos’è il default e quali sono le sue conseguenze.

Default: che cos’è?

Il default è la situazione che si presenta nel momento in cui un Paese non riesce a onorare il proprio debito nei confronti dei creditori entro le scadenze prestabilite.

Occorre fare un piccolo passo indietro. Di solito, un Paese raccoglie dei soldi per poter garantire dei servizi ai cittadini sostanzialmente in due modi: attraverso il prelievo fiscale, cioè con le tasse che pagano i contribuenti, e vendendo dei titoli di Stato. Questi ultimi sono, in realtà, dei prestiti che un Paese riceve da soggetti economici nazionali o stranieri per poter finanziare, come detto, una parte della propria attività. Quindi, ad esempio, per pagare strade, pensioni, sanità, gli stipendi dei dipendenti statali, ecc. Questi soggetti che prestano il denaro allo Stato possono essere, ad esempio, una banca, un’impresa, un grande gruppo assicurativo o un altro Paese e chiedono degli interessi sulla somma prestata. Più questa somma è alta, più interessi bisogna pagare.

Eco: il default si presenta quando lo Stato che ha ricevuto questi prestiti non riesce a restituirli, cioè quando non ha le risorse per pagare il suo debito.

Default: quali conseguenze?

C’è da premettere che raramente una situazione di default si presenta in maniera, diciamo così, «schiacciante»: al debitore, di solito, viene data la possibilità di dilazionare i pagamenti (è quello che si chiama «ristrutturazione del debito») a patto, però, che aumenti le sue entrate. Il che, inevitabilmente, comporta per i cittadini un aumento delle tasse.

Altra logica conseguenza del default è il deprezzamento dei titoli di Stato del Paese in fallimento: va da sé che quando non si è più capaci di pagare alla scadenza Btp e Bot o di pagare subito il capitale di un titolo, questo è destinato a crollare e a diventare invendibile perché nessuno rischierebbe di investire in qualcosa che non offre delle garanzie.

C’è, però, un effetto a catena assai più pericoloso. Tra i principali investitori in titoli di Stato ci sono le banche. Le quali, quando scatta il default, si troverebbero a non incassare più gli interessi maturati dai loro investimenti, il che le potrebbe mettere in seria difficoltà e le avvicinerebbe al fallimento. Situazione che non sfuggirebbe ai risparmiatori, i quali correrebbero a ritirare i loro soldi dalle banche. Gli istituti non sarebbero più in grado di concedere alcun credito né ai cittadini né alle aziende. Insomma, il solito «cane che si morde la coda». Senza contare che uno Stato in default rischia di non riuscire più a pagare stipendi pubblici, a mantenere attiva la sanità, a garantire dei servizi essenziali.

Nel solo 2020, la crisi provocata dalla pandemia di Covid ha portato al default Paesi come l’Argentina, l’Ecuador o il Libano. Più recentemente, è stata la Russia a fallire economicamente a causa della guerra da lei stessa scatenata con l’invasione dell’Ucraina.



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